Il settore tecnologico torna sotto pressione e a Piazza Affari le vendite colpiscono soprattutto i titoli legati a semiconduttori, intelligenza artificiale e infrastrutture per data center. Technoprobe cede ormai circa il 4,5%, STMicroelectronics perde intorno al 3,6% e Prysmian arretra di oltre il 4,4%. Il ribasso arriva dopo il rimbalzo della vigilia e conferma quanto il mercato resti sensibile ai dubbi sulla sostenibilità degli enormi investimenti destinati all’AI.
Il movimento non riguarda soltanto l’Italia. Le vendite sono partite dall’Asia, hanno coinvolto i principali produttori di chip e si sono poi estese all’Europa, mentre i future sul Nasdaq indicano nuove pressioni anche a Wall Street.
Il FTSE Italia Technology cede circa il 3,3% e nell’ultimo mese accumula una flessione vicina al 9%. Il dato assume però un significato diverso se inserito in una prospettiva più lunga: il settore conserva ancora un guadagno superiore al 50% nell’ultimo anno. Una parte della correzione riflette quindi anche la necessità di ridimensionare valutazioni cresciute molto rapidamente.
Perché stanno scendendo semiconduttori e titoli AI
Il tema centrale riguarda ormai meno la crescita dell’intelligenza artificiale in sé e più il costo necessario per sostenerla.
Negli ultimi mesi hyperscaler, operatori di data center e società tecnologiche hanno annunciato investimenti enormi in chip, capacità di calcolo, reti elettriche e infrastrutture. Finché il mercato considerava quasi automatico il ritorno economico di questi progetti, le società esposte alla filiera beneficiavano di valutazioni sempre più elevate.
Adesso gli investitori iniziano a chiedere quando e con quali margini arriveranno i ricavi capaci di giustificare quella spesa.
Il problema diventa più evidente con tassi di interesse elevati. Molti progetti AI richiedono finanziamenti ingenti e il costo del capitale sta aumentando. Nelle ultime settimane sono emersi segnali di maggiore cautela anche nel mercato del debito legato ai data center, con investitori più selettivi e rendimenti richiesti più alti.
A questo si aggiungono petrolio ed energia nuovamente in crescita, con il Brent sopra i 110 dollari, e nuove tensioni geopolitiche. Un contesto che alimenta i timori sull’inflazione e rende più difficile ipotizzare un rapido allentamento della politica monetaria.
Technoprobe paga anche il rally precedente
Tra i titoli italiani più sensibili alla correzione figura Technoprobe.
La società è esposta direttamente alla crescita dei semiconduttori avanzati attraverso i sistemi utilizzati per il collaudo dei chip. Proprio questa esposizione l’aveva trasformata in una delle protagoniste del rally tecnologico del 2026.
Quando però il mercato mette in discussione le valutazioni dell’intera filiera AI, i titoli cresciuti maggiormente tendono anche a subire le correzioni più violente.
Il 15 ottobre Technoprobe era arrivata a perdere circa il 12% in una sola seduta. Nell’intera settimana precedente il ribasso aveva superato il 20%. Il recupero del 21 ottobre, chiuso con un +2,77%, è stato quindi soltanto parziale.
Nella giornata del 22 ottobre il titolo torna a cedere oltre il 4%, confermando una volatilità molto elevata.
STMicroelectronics torna sotto pressione prima dei conti
Anche STMicroelectronics risente del movimento globale sui chip.
STM aveva recuperato il 2,55% nella seduta precedente, sostenuta dal rimbalzo internazionale dei semiconduttori. Oggi, però, perde nuovamente oltre il 3%.
Nel suo caso il quadro è leggermente diverso da Technoprobe. La società possiede un’esposizione più ampia ad automotive, industria ed elettronica, quindi non dipende esclusivamente dall’AI. Proprio questa diversificazione, però, significa che agli interrogativi sulla spesa tecnologica si aggiungono quelli sulla domanda nei settori più tradizionali.
Il mercato guarda inoltre ai prossimi risultati trimestrali, attesi la prossima settimana. Dopo la forte volatilità delle ultime sedute, indicazioni su ordini, margini e domanda 2027 potrebbero diventare ancora più importanti dell’andamento generale dei semiconduttori.
Perché scende anche Prysmian se non produce chip
Prysmian non è un produttore di semiconduttori, ma negli ultimi anni è diventata uno dei titoli europei maggiormente associati allo sviluppo dell’infrastruttura necessaria all’AI.
I grandi data center richiedono enormi quantità di energia, collegamenti alla rete e sistemi di trasmissione. La crescita degli investimenti nel settore ha quindi rafforzato anche le prospettive dei produttori di cavi e infrastrutture elettriche.
Per questo Prysmian tende ormai a reagire alle variazioni del sentiment sull’AI insieme a società come Schneider Electric, Siemens e Legrand.
Il titolo aveva guadagnato il 3,88% il 21 ottobre, anche grazie alle attese positive sui risultati trimestrali. Oggi il movimento si inverte e la perdita ha superato il 4% nelle contrattazioni.
È finito il boom dell’intelligenza artificiale?
Le vendite non significano necessariamente che il ciclo degli investimenti AI sia terminato.
I numeri sulla spesa rimangono molto elevati e la domanda di capacità di calcolo, memoria, energia e infrastrutture continua a crescere. Il cambiamento riguarda piuttosto il modo in cui il mercato valuta questa crescita.
Dopo mesi nei quali bastava essere collegati all’intelligenza artificiale per ottenere multipli sempre più alti, gli investitori stanno tornando a concentrarsi su profitti, generazione di cassa, debito e ritorno degli investimenti.
Technoprobe, STM e Prysmian rappresentano tre punti diversi della stessa filiera: test dei semiconduttori, produzione di chip e infrastrutture elettriche. Proprio per questo diventano anche un buon termometro dell’umore degli investitori verso l’intero tema AI.
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