Ricordate l’ETF Vanguard FTSE Global All-Cap? Ne avevamo parlato verso metà agosto per via dei suoi costi estremamente bassi, appena lo 0,07% di TER, e perché avrebbe potuto rappresentare un possibile concorrente diretto dell’ETF VWCE (sempre targato Vanguard) nel segmento degli azionari globali. Ebbene, a poco più di due mesi dal debutto sui mercati europei (18 agosto 2026 il lancio e 20 agosto l’avvio delle negoziazioni) è già arrivato il primo bilancio che è senza dubbio positivo.
L’ETF Vanguard FTSE Global All-Cap UCITS (VALL su Borsa Italiana e VGLA su Xetra) ha infatti raggiunto i 2 miliardi di euro di patrimonio. Proviamo a capire perchè.
Per l’ETF Vanguard FTSE Global All-Cap un debutto da miliardi
La velocità con cui il nuovo ETF ha raccolto capitali è il dato che colpisce maggiormente. Il fondo è passato rapidamente dalla fase di lancio a una dimensione di mercato già significativa, con oltre 2 miliardi di euro di asset nel giro di poche settimane.
Il successo del prodotto va letto soprattutto alla luce della sua struttura. Vanguard ha portato in Europa un ETF che replica il FTSE Global All Cap Index, indice ponderato per capitalizzazione che comprende società large, mid e small cap dei mercati sviluppati ed emergenti.
L’indice conta oltre 10.000 società e punta a coprire circa il 98-99% della capitalizzazione azionaria investibile mondiale. Il fondo, per effetto della replica fisica a campionamento, non acquista ogni singolo titolo dell’indice: al 30 settembre risultavano comunque 6.429 azioni in portafoglio con il peso delle prime 10 partecipazioni al 21,65%.
È proprio la presenza delle small cap a distinguere l’ETF VALL/VGLA dal più noto Vanguard FTSE All-World, ossia il citato VWCE. Quest’ultimo si ferma infatti alle società large e mid cap, mentre il Global All-Cap estende l’esposizione anche alla fascia di mercato più piccola. Per ora, dal punto di vista patrimoniale, tra i due prodotti di Vanguard non c’è neppure partita (VWCE vanta un AUM superiore ai 53 miliardi). Nel futuro nessuno può dire cosa succederà.
Il punto di forza è il TER allo 0,07%
Come abbiamo ricordato nell’introduzione, ad agosto abbiamo deciso di segnalare il lancio del Vanguard FTSE Global All-Cap per via del suo TER di appena lo 0,07%. Un costo molto basso per un ETF che permette di investire sulle borse di tutto il mondo attraverso migliaia di società e che è quasi una “pacchia” per chi è alla costante ricerca di un ETF globale da usare come singolo strumento.
Il confronto con VWCE rende ancora più evidente il vantaggio sul fronte dei costi. Il Vanguard FTSE All-World ha infatti un TER dello 0,14%, esattamente il doppio.
Ma VALL offre inoltre qualcosa in più rispetto a VWCE sul piano della diversificazione: oltre alle società large e mid cap, l’indice FTSE Global All Cap comprende anche le small cap, arrivando a coprire oltre 10.000 aziende a livello globale. La combinazione tra costi ridotti e copertura molto ampia aiuta quindi a spiegare la rapidità con cui il nuovo ETF ha raggiunto i 2 miliardi di euro di patrimonio.
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Il “limite” dell’ETF VALL: quasi il 62% del fondo è negli Usa
La grande diversificazione geografica non significa però che il portafoglio dell’ETF Vanguard FTSE Global All-Cap sia distribuito in modo uniforme tra i vari Paesi. Anzi, vale il discorso diametralmente opposto. Al 30 settembre, il 60,31% del fondo risulta investito negli Stati Uniti, mentre il Giappone rappresenta il 5,94%, Regno Unito il 3,31% e Taiwan il 3,27%.
Per quanto si possa essere contratto rispetto al 65% indicato nelle prime analisi del prodotto, il peso delle azioni Usa è assolutamente preponderante (Nvidia guida con il 4,37% mentre appena sotto al 3,9% c’è Apple). Non si tratta di una scelta discrezionale di Vanguard: deriva dal fatto che l’indice è ponderato per capitalizzazione di mercato. Quindi più elevato è il valore complessivo delle società di un determinato Paese, maggiore diventa il loro peso nell’indice. E così gli Stati Uniti hanno “gioco” facile nello scalare il prodotto. Se si volesse cercare il pelo nell’uovo potremmo dire che acquistato questo ETF globale non si va ridurre automaticamente l’esposizione agli Stati Uniti, anzi!
A questo si aggiunge un dato sulle valutazioni da osservare. Il P/E del fondo è pario a circa 20 volte. Si tratta di metriche da tenere presenti perché una parte molto consistente del portafoglio è concentrata proprio sulle società Usa, dove le valutazioni di mercato sono sostenute anche dai principali colossi tecnologici.
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