Abbiamo atteso metà seduta per andare su questa storia di borsa ma è oramai chiaro che oggi ci sia poco da festeggiare per il comparto europeo degli spirits con Campari che “paga il conto” dei risultati della rivale francese Pernod Ricard. A Piazza Affari il titolo è in ribasso del 2,3% a 5,80 euro, dopo essere scivolato fino a un minimo di 5,77 euro. Un calo che arriva dopo una fase positiva tanto che, nonostante la flessione odierna, le azioni Campari restano infatti in rialzo di circa il 4% nell’ultimo mese e del 5% da inizio anno. Il punto è che i numeri arrivati dalla Francia hanno riacceso interrogativi sulla tenuta della domanda di alcolici premium, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina, due mercati fondamentali anche per la crescita futura di Campari. A Parigi, intanto, Pernod Ricard crolla di oltre il 5%, mentre anche Remy Cointreau viaggia in territorio negativo.
L’impressione è che gli investitori stiano leggendo i conti della rivale francese come un segnale di cautela per l’intero settore. Vediamo allora nel dettaglio.
Pernod Ricard, conti in calo e soprattutto una guidance prudente
Per capire perché le azioni Campari scendono bisogna partire dai numeri di Pernod Ricard, che ha presentato un esercizio 2025/26 ancora difficile. Il fatturato è diminuito del 14,2% a 9,4 miliardi di euro, in linea con le attese degli analisti, mentre l’utile annuale si è ridotto di circa un quarto, segnando un calo del 26% a 1,2 miliardi di euro. Il dato più importante per il mercato, però, è probabilmente quello prospettico: per l’esercizio 2026/27 il gruppo francese prevede un fatturato organico complessivamente stabile, in un contesto che definisce contrastato e incerto.
La prudenza della guidance pesa perché arriva dopo un esercizio nel quale Pernod ha dovuto affrontare una combinazione di fattori negativi: debolezza della domanda negli Stati Uniti e in Cina, dazi, aumento dei costi ed effetto cambio sfavorevole. Il secondo semestre ha mostrato qualche miglioramento rispetto alla prima parte dell’anno, ma non abbastanza da convincere il mercato che la fase difficile sia ormai alle spalle.
Negli Stati Uniti, in particolare, le vendite sono diminuite del 14%. Pernod parla di una debolezza persistente del mercato degli alcolici, legata a un contesto di moderazione economica e a una fiducia ancora debole dei consumatori, con il quadro ulteriormente appesantito dalla normalizzazione delle scorte. In Cina il calo è stato ancora più marcato, con vendite in flessione del 19%, soprattutto a causa della debole domanda e delle difficoltà nelle categorie premium, a partire dal cognac.
Perché i conti di Pernod Ricard fanno scattare le vendite su Campari
Il punto è che i problemi evidenziati da Pernod Ricard potrebbero non essere considerati esclusivamente vicende interne alla società francese. Le due quotate hanno portafogli differenti e una diversa esposizione geografica, ma condividono un elemento fondamentale: entrambe operano nel mercato globale delle bevande alcoliche e puntano anche sulla crescita dei brand premium e degli spirits ad alto valore aggiunto.
Quando uno dei principali operatori del settore segnala una domanda debole negli Stati Uniti e in Cina, il mercato tende quindi a interrogarsi sulla possibilità che il problema sia più ampio. È questo il meccanismo che sta penalizzando oggi le azioni Campari: non si tratta della reazione a una nuova trimestrale negativa della società italiana, ma di un effetto di contagio settoriale provocato dai numeri e, soprattutto, dalle prospettive della rivale francese.
Tra l’altro per Campari gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati chiave a livello globale nell’ambito di una strategia che punta alla valorizzazione di marchi internazionali come Aperol, Campari e gli altri spirits del portafoglio. Se i consumatori americani dovessero ridurre la spesa o diventare più prudenti sulle categorie premium, la questione potrebbe avere conseguenze sulla crescita organica dell’intero comparto.
Anche il quadro cinese merita attenzione. Pernod ha evidenziato le difficoltà del cognac e delle categorie di prestigio, pur indicando la possibilità di un miglioramento delle tendenze sottostanti. Il messaggio che è arrivato dalla Francia lo potremmo definire misto: non è una bocciatura strutturale della domanda di spirits, ma un’indicazione che il percorso di crescita rimane irregolare e fortemente condizionato dal comportamento dei consumatori nei principali mercati internazionali.
Ala luce di tutto questo, la reazione delle azioni Campari la si può leggere come una sorta di pausa di riflessione. Il mercato oggi sta semplicemente dicendo che, se anche un colosso come Pernod Ricard non riesce ancora a vedere una ripresa netta della domanda e sceglie una guidance prudente, è necessario mantenere alta l’attenzione sull’intero settore.
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