L’appuntamento è fissato per il 29 luglio prossimo, quando Eni presenterà i risultati del secondo trimestre in un contesto di mercato profondamente diverso rispetto a quello di appena un mese fa. Se fino a fine giugno era convinzione prevalente che le trattative tra Usa e Iran avrebbero portato ad un accordo reale con conseguente riattivazione di tutto il traffico ad Hormuz, nelle ultime settimane la tensione geopolitica in Medio Oriente è tornate alle stelle e quindi è completamente ri-cambiato lo scenario.
Detto questo, le azioni Eni arriveranno all’appuntamento con i conti trimestrali in una posizione decisamente favorevole. Il titolo scambia appena sotto i 23 euro, livello raggiunto dopo un progresso di circa il 12% nell’ultimo mese, sostenuto soprattutto dal nuovo rialzo del petrolio. A spingere le quotazioni dell’oro nero sono stati il riaccendersi dello scontro tra Stati Uniti e Iran e la conseguente parziale chiusura dello Stretto di Hormuz. Insomma sembra di essere tornati a marzo, il mese più caldo dello scontro Usa-Iran.
Non sorprende quindi che il mercato stia guardando con particolare attenzione alla trimestrale Eni, chiamata a confermare la capacità del gruppo di trasformare uno scenario di prezzi più favorevoli in maggiore generazione di cassa e remunerazione per gli azionisti.
L’asta delle previsioni resta alta, ma l’attenzione non sarà rivolta soltanto ai numeri del trimestre appena concluso. Gli investitori cercheranno soprattutto indicazioni sull’evoluzione del business nella seconda parte dell’anno e sulle prospettive del mercato energetico dopo il nuovo aumento del rischio geopolitico. Vediamo nel dettaglio.
Previsioni trimestrale Eni: utili attesi solidi, ma focus sul cash flow
Secondo le stime elaborate dagli analisti di Barclays, Eni dovrebbe presentare una trimestrale complessivamente solida, pur con alcune differenze rispetto alle aspettative del consensus.
La banca britannica prevede infatti un utile netto adjusted leggermente inferiore rispetto alla media delle stime del mercato. La revisione deriva soprattutto dall’aggiornamento delle previsioni sulla divisione Exploration & Production, il cui Ebit atteso è stato ridotto a circa 2,9 miliardi di euro, vale a dire circa 300 milioni in meno rispetto alle precedenti valutazioni. Alla base della revisione vi sono un prezzo medio del petrolio nel trimestre inferiore alle ipotesi iniziali, minori realizzazioni e un incremento delle spese di esplorazione.
Il quadro, tuttavia, non è negativo. Barclays ha infatti contestualmente rivisto al rialzo le proprie stime sul cash flow operativo, elemento considerato uno dei principali punti di forza del modello di business di Eni. In una fase caratterizzata da forte volatilità delle materie prime, la capacità di generare cassa rappresenta infatti un indicatore particolarmente osservato dagli investitori.
Per questa ragione la banca mantiene una valutazione positiva sul titolo, confermando il giudizio overweight (ossia continuare a sovrappesare nel portafoglio) e un target price di 28,50 euro, livello che implica un significativo potenziale di apprezzamento rispetto alle quotazioni attuali.
La sensazione è che, più dei numeri del secondo trimestre, saranno le indicazioni sul resto dell’esercizio a determinare la reazione del mercato. Se il management dovesse confermare una buona visibilità sulla generazione di cassa anche in uno scenario di prezzi energetici elevati, il titolo potrebbe continuare a beneficiare del favore degli investitori.
Le view degli analisti restano costruttive sulle azioni Eni
Il consensus continua a mostrare una visione complessivamente favorevole su Eni. Le principali case d’affari ritengono infatti che il gruppo sia tra i soggetti meglio posizionati per beneficiare di un contesto energetico caratterizzato da prezzi del petrolio sostenuti.
Oltre a Barclays, anche Equita SIM mantiene un’impostazione positiva, confermando il rating buy (comprare) con target price a 27,50 euro.
Secondo la SIM milanese, le dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato Claudio Descalzi nel corso di una recente audizione parlamentare sembrano rafforzare l’idea che il mercato energetico possa convivere ancora a lungo con un premio di rischio superiore rispetto al passato.
Descalzi ha infatti spiegato come il ritorno alla normalità dopo la crisi dello Stretto di Hormuz sarà tutt’altro che immediato. Anche una volta terminata la fase più critica, potrebbero infatti permanere costi più elevati per trasporti marittimi, assicurazioni e investimenti lungo le principali rotte energetiche internazionali.
Per Equita questo scenario rende plausibile un Brent stabilmente compreso tra 70 e 80 dollari al barile anche dopo la normalizzazione della crisi, mentre il GNL potrebbe mantenersi sopra i 10 dollari per milione di BTU, sostenuto da una competizione globale sempre più intensa per l’approvvigionamento energetico.
Uno scenario di questo tipo rappresenterebbe un elemento favorevole per un gruppo integrato come Eni, capace di beneficiare sia delle attività upstream sia della propria presenza lungo l’intera filiera energetica.
Fair value: il titolo Eni è ancora conveniente dopo il rally?
Dopo il forte recupero dell’ultimo mese e in vista della pubblicazione della trimestrale, è chiaro rivolgere l’attenzione alla valutazione del titolo oil. Qui la domanda è semplicemente una: Eni è ancora a sconto oppure il mercato ha già incorporato gran parte delle buone notizie?
Secondo Morningstar, il fair value della società è pari a 20,90 euro per azione. Si tratta di una valutazione confermata anche nelle più recenti analisi, che colloca le quotazioni attuali sostanzialmente in linea con il valore fondamentale stimato dagli analisti.
Questo significa che, ai prezzi odierni, il titolo non presenta più lo sconto che caratterizzava altre fasi del ciclo. Tuttavia, la stessa Morningstar sottolinea come il fair value potrebbe essere rivisto al rialzo qualora il petrolio dovesse mantenersi su livelli elevati per un periodo prolungato.
Tirando le somme, in vista della trimestrale del 29 luglio, quindi, il quadro sulle azioni Eni resta complessivamente costruttivo. Le valutazioni degli analisti continuano a essere prevalentemente positive, i target price restano superiori alle quotazioni di mercato e un contesto caratterizzato da prezzi energetici sostenuti rappresenta un elemento di supporto. La vera sfida sarà capire se il management riuscirà a confermare che l’attuale fase di forza del petrolio possa tradursi in una crescita duratura della redditività e della generazione di cassa, elementi che potrebbero offrire un ulteriore sostegno alle azioni Eni nei prossimi mesi.
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