impianto gas e grafico di rialzo
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Non ci sono più dubbi: il mercato europeo del gas sta tornando a incorporare un livello di tensione che sembrava essersi attenuato negli ultimi mesi. Il superamento della soglia dei 62 euro/MWh per il future sul TTF di Amsterdam non rappresenta soltanto un movimento di prezzo, ma il riflesso di un cambiamento nelle aspettative degli operatori sulla sicurezza degli approvvigionamenti in vista dell’inverno.

Il benchmark europeo si trova sui massimi da quattro mesi e si prepara a chiudere la quarta settimana consecutiva in rialzo, una dinamica che segnala come il mercato stia aumentando il premio al rischio legato alla disponibilità futura di gas.

A pesare non un singolo fattore, ma una combinazione di elementi mixati tra loro: nuove tensioni in Medio Oriente, difficoltà sui flussi di gas naturale liquefatto e soprattutto livello ancora insufficiente degli stoccaggi europei rispetto alla media stagionale.

Quindi non si tratta solo di capire se il gas possa continuare a salire nel breve termine, ma valutare se il movimento attuale rappresenti una nuova fase di maggiore vulnerabilità energetica oppure una reazione temporanea a fattori geopolitici destinati a rientrare.

Future TTF sopra 62 euro/MWh: si prezza il rischio forniture?

Il future sul gas naturale europeo ha accelerato nelle ultime settimane, con il contratto front-month sul TTF che ha raggiunto quota 62,02 euro/MWh, avvicinandosi ai livelli più elevati degli ultimi quattro mesi.

La salita ha connotati precisi: non si tratta solo di un movimento isolato legato a dinamiche speculative di breve periodo, ma di un rialzo accompagnato da una crescente attenzione degli operatori sulla disponibilità di gas nei prossimi mesi.

Il mercato sta infatti anticipando una fase potenzialmente più complessa per la ricostituzione delle scorte in vista della stagione fredda. Dopo la crisi energetica del 2022, gli operatori europei continuano a monitorare con particolare attenzione ogni segnale di riduzione dell’offerta, soprattutto quando arriva in una fase dell’anno in cui gli acquisti per gli stoccaggi diventano più intensi.

Per la cronaca, il quadro attuale ha favorito anche il rafforzamento del prezzo del gas britannico, che ha seguito il movimento del TTF, confermando una pressione rialzista diffusa sui principali mercati europei.

Medio Oriente e GNL: perché la crisi geopolitica pesa sul gas europeo

Il principale elemento che ha modificato le prospettive del mercato è il ritorno delle tensioni in Medio Oriente.

La situazione nella regione ha riportato l’attenzione degli investitori sulla vulnerabilità delle rotte energetiche internazionali. La narrativa è nota: le difficoltà legate al traffico nello Stretto di Hormuz hanno aumentato l’incertezza sui flussi di gas naturale liquefatto provenienti dal Golfo Persico, una fonte diventata fondamentale per l’Europa dopo la riduzione delle importazioni dalla Russia.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di gas disponibile, ma anche la competizione globale per assicurarsi le forniture. Con una parte dei flussi mediorientali sotto pressione, gli acquirenti asiatici hanno iniziato a proporre prezzi più elevati per conquistare i carichi flessibili di GNL disponibili sul mercato internazionale.

Questa dinamica rischia di penalizzare l’Europa, che si trova costretta a competere su un mercato globale dove i margini di sicurezza sono inferiori rispetto al passato.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la decisione del Qatar di rinviare il riavvio della produzione dell’impianto di Ras Laffan, uno dei principali hub mondiali per il gas naturale liquefatto. Il rallentamento del ritorno alla piena operatività aggiunge un ulteriore elemento di pressione sull’offerta internazionale.

Stoccaggi europei sotto osservazione: l’allarme di Equinor

Se la componente geopolitica spiega l’accelerazione recente del gas, il nodo riguarda gli stoccaggi europei.

L’Europa sta entrando nella fase più importante per la ricostruzione delle riserve in vista dell’inverno, ma i livelli attuali risultano inferiori rispetto alle medie storiche.

Secondo le indicazioni fornite da Equinor, uno dei principali fornitori di gas del continente, gli stoccaggi europei si trovano intorno al 54% della capacità, un livello al di sotto della media degli ultimi cinque anni e tra i più bassi degli ultimi quindici anni.

Il gruppo norvegese ha evidenziato inoltre il rischio che l’Europa possa non riuscire a raggiungere l’obiettivo di riempimento dell’80% prima dell’inizio della stagione fredda.

Morale: gli operatori non stanno guardando soltanto ai consumi attuali, ma alla capacità del sistema europeo di affrontare eventuali picchi di domanda durante i mesi invernali. E qui c’è poco da essere sereni perchè un inverno particolarmente rigido o nuove interruzioni nelle forniture potrebbero infatti generare rapidamente nuove tensioni sui prezzi.

Gas più caro: quali conseguenze per inflazione e tassi?

Il ritorno del gas sopra quota 60 euro/MWh non riguarda soltanto il settore energetico, ma può avere conseguenze più ampie sull’economia europea. Un aumento prolungato dei prezzi del gas tende infatti a trasferirsi sulle bollette energetiche e sui costi di produzione delle imprese, con possibili effetti sulla dinamica dell’inflazione.

Questo aspetto viene monitorato con attenzione anche dalle banche centrali. Un nuovo rialzo dei costi energetici potrebbe rendere più complesso il percorso verso ulteriori tagli dei tassi di interesse, soprattutto se il mercato dovesse registrare una nuova accelerazione delle pressioni sui prezzi.

Rally gas naturale: solo rischio o nuova crisi energetica?

La domanda finale resta sempre la stessa: con il TTF oltre 62 euro/MWh bisogna preoccuparsi?

La risposta degli analisti tende a essere più equilibrata rispetto all’allarme registrato durante la crisi energetica del 2022. Il sistema europeo oggi è più diversificato, con maggiori importazioni di GNL e una minore dipendenza dalle forniture russe.

Tuttavia, il rialzo attuale segnala una situazione meno tranquilla rispetto ai mesi precedenti. Il mercato sta incorporando un premio per il rischio legato alla combinazione tra scorte ancora da ricostruire, concorrenza internazionale sul GNL e instabilità geopolitica.

Il futuro andamento del gas dipenderà quindi soprattutto da tre variabili: evoluzione delle tensioni in Medio Oriente, capacità dell’Europa di aumentare gli stoccaggi e disponibilità globale di gas liquefatto. Per ora il superamento dei 62 euro/MWh non rappresenta necessariamente l’inizio di una nuova emergenza energetica, ma è un segnale che il mercato invita a non sottovalutare.

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