Ha avuto ampia risonanza il maxi ordine da 42 milioni di euro arrivato ieri sul BTP Italia Si. Un record che straccia le precedenti operazioni realizzate da questi anonimi Paperoni sulle altre emissioni retail indicizzate all’inflazione. L’irruzione (con immediata conseguente pubblicizzazione) di questi maxi-acquisti è oramai una costante di tutti i collocamenti. Non c’è emissione che si rispetti senza il mega-ordine del Paperone di turno. Nel caso del nuovo BTP Italia Si, però, siamo davvero oltre. Puntuale è quindi partito lo scherno sui vari forum e gruppi social: chi è mai questo ricco che mette 42 milioni su un titolo che farà guadagnare appena l’1,6% annuo più il tasso di inflazione al lordo? Chi glielo fa fare?
Domande che, al di là dell’ilarità, nascono da una certa titubanza che sta caratterizzando la prima emissione del BTP Italia Si. Insomma non è un mistero che, già a partire da lunedì, prima giorno in cui era possibile acquistare il titolo, il collocamento non sia proprio brillante. Alcuni commenti sui social si sono spinti anche oltre: il BTP Italia Si sta andando male.
Le cose stanno davvero così oppure si tratta solo di una percezione? Dove sta la verità?
Proviamo a capirlo guardando ai numeri.
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Come sta andando l’emissione del BTP Italia Si?
Iniziamo dai numeri, quelli più recenti fanno riferimento al termine del terzo giorno di collocamento (ieri 17 giugno).
Sommando le prime tre giornate, la raccolta complessiva del nuovo BTP Italia Si risulta attestata intorno a 6,91 miliardi di euro, con oltre 216mila contratti complessivi e un importo medio vicino ai 32mila euro.
Il confronto con la precedente emissione retail indicizzata all’inflazione mostra un risultato leggermente migliore rispetto a quello conseguito nello stesso arco temporale dal BTP Italia giugno 2032 (6,53 miliardi di raccolta nei primi tre giorni). Fondamentalmente il dato sulla raccolta del primo BTP Italia Si dato non si discosta in modo significativo dalla media recente. Questo, però, non significa che sia brillante anche perchè, l’analogia con il BTP Italia classico vale fino a un certo punto essendo il BTP Italia Si della stessa famiglia ma con caratteristiche diverse. Siamo quindi dinanzi ad un titolo di fatto debuttante e forse, essendo una prima, era lecito attendersi più appeal.
Ricordiamo che il collocamento del BTP Italia Si resta attivo fino a venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata ma il ritmo delle sottoscrizioni suggerisce una partecipazione ordinata più che una corsa all’acquisto.
Il presagio arrivato dopo il primo giorno di collocamento
Chi ben inizia è a metà dell’opera dice il noto proverbio ma il primo giorno di emissione del BTP Italia Si al massimo è stato un “presagio” di quello che poi sarebbe stato nei giorni seguenti.
Lunedì il BTP Italia Sì ha infatti raccolto complessivamente 3,18 miliardi di euro con 95.571 contratti e un importo medio pari a 33.038 euro. Un dato che si è andato subito a collocare nella parte bassa rispetto alle ultime emissioni comparabili: quella di giugno 2025 il primo giorno aveva visto 3,14 miliardi, mentre quella di marzo 2023 si era arrivati a circa 3,64 miliardi. Nel complesso la media del primo giorno di tutti i BTP Italia è pari a circa 2,84 miliardi, quindi il dato del nuovo BTP Italia Si è leggermente superiore alla media storica, ma senza evidenziare una forte accelerazione.
C’è però un secondo elemento che al termine del primo giorno ha fatto accendere un faro ancor più del dato sulla raccolta: l’importo medio per contratto. Ebbene questo dato dopo il primo giorno è risultato il più basso tra le ultime cinque emissioni dedicate ai retail. Quindi partecipazione ampia si, ma prudente e più orientata alla diversificazione che alla convinzione forte sullo strumento.
Il messaggio del primo giorno di collocamento è quindi stato abbastanza chiaro: interesse presente, ma senza entusiasmo diffuso. Stesso trend dei giorni a seguire (almeno fino ad ora).
Perchè il BTP Italia Si non fa impazzire gli italiani
Tirando le somme non sembra esserci disinteresse verso il BTP Italia Si ma piuttosto una minore urgenza percepita rispetto al passato.
La ragione principale per cui l’emissione sta andando in linea con la normalità (SoldiOnLine parla di andamento discreto fin dal primo giorno) e senza quell’eccezionalità che, trattandosi di una prima e alla luce della dinamica rialzista dell’inflazione, si poteva immaginare riguarda l’improvviso cambio di scenario. Venerdì il MEF ha reso noto il tasso minimo garantito e nel week è arrivata la notizia del Memorandum di pace tra Usa e Iran. Proprio questo accordo potrebbe aver contribuito a ridurre la percezione di un rischio inflattivo prolungato legato ai prezzi energetici. Questa rapida trasformazione potrebbe aver smussato l’appeal degli strumenti indicizzati all’inflazione.
In altre parole, il BTP Italia Si, almeno in parte, potrebbe aver smesso di essere visto come un indispensable scudo di protezione contro l’emergenza inflazione proprio perchè il contesto è rapidamente migliorato.
Del resto dato italiano resta ancora su livelli relativamente elevati (+3,2% a maggio), ma le previsioni già indicano un progressivo rientro nei prossimi anni, con una normalizzazione già possibile entro il 2027.
Ecco spiegato perchè si è ridotta l’attrattività del BTP Italia Si rispetto a quella che si ipotizzava potesse avere.
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Per il BTP Italia Si una raccolta discreta, senza eccessi né delusioni
Per rispondere all’interrogativo del titolo, no l’emissione del primo BTP Italia Si non sta andando male. Nel complesso il collocamento si sta sviluppando lungo una traiettoria di equilibrio.
La raccolta da 6,91 miliardi è solida e coerente con la domanda retail, ma non segnala quella forte accelerazione che spesso caratterizza le emissioni percepite come particolarmente attrattive (6 miliardi il BTP Valore li raccolse nel primo giorno!).
Il confronto con il passato mostra un interesse presente ma meno emotivo, mentre la struttura interamente retail del collocamento limita ulteriormente il potenziale di raccolta rispetto alle emissioni miste.
Di certo il BTP Italia Sì resta uno strumento utile per diversificazione e protezione dall’inflazione, ma con il cambio improvviso di carte in Iran non viene percepito con quel carattere di urgenza che si poteva pensare prima del collocamento.
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