Le azioni di MPS e di Intesa Sanpaolo saranno le osservate speciali fin dal primo istante di scambi a Piazza Affari dopo l’annuncio ufficiale del lancio di un’OPA da parte della banca guidata da Messina su Monte dei Paschi. Dopo le indiscrezioni che si erano rincorse per tutta la giornata di ieri, è infatti arrivato il passo concreto: Intesa Sanpaolo lancerà un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sul Monte dei Paschi di Siena per un valore complessivo di circa 30,6 miliardi di euro. L’operazione, in virtù delle partecipazioni incrociate negli azionariati, non riguarderà soltanto il credito ma coinvolgerà indirettamente anche Mediobanca, Generali e Unipol, andando così a ridisegnare gli stessi equilibri dell’intera finanza italiana. L’OPA di Intesa Sanpaolo su MPS sarà quindi molto di più di una semplice nuova puntata del risiko bancario italiano.
L’OPAS punta a portare sotto il controllo di Intesa tutto il gruppo attorno al quale negli ultimi mesi si stava costruendo il nuovo asse MPS-Mediobanca-Generali, aprendo una nuova fase del consolidamento bancario nazionale.
Indice
Quanto offre Intesa Sanpaolo per le azioni MPS?
Il primo elemento che gli investitori passeranno al setaccio fin dall’avvio delle contrattazioni a Piazza Affari non potrà non riguardare il corrispettivo riconosciuto agli azionisti del Monte dei Paschi.
L’OPAS prevede che per ogni azione MPS portata in adesione venga riconosciuto un corrispettivo composto da:
- 1,6 nuove azioni Intesa Sanpaolo
- 1 euro in contanti
Sulla base delle quotazioni di mercato registrate il 5 giugno (lo scorso venerdì), il valore implicito dell’offerta risulta pari a 10,091 euro per azione MPS.
Si tratta di una valorizzazione che incorpora un premio del 12,5% rispetto all’ultima chiusura di borsa del titolo senese e un premio del 17,4% rispetto alla media ponderata degli ultimi tre mesi.
Numeri decisamente stimolanti se confrontati con le principali operazioni bancarie annunciate nel corso dell’ultimo anno. Non è necessario essere degli esperti di finanza per capire subito a colpo d’occhio che il premio offerto da Intesa è sensibilmente superiore rispetto a quello osservato in altre recenti operazioni di consolidamento.
La soglia minima fissata dall’istituto torinese è pari al 66,67% del capitale di MPS. Una volta raggiunto questo livello, l’obiettivo finale sarà procedere al delisting della banca senese e alla sua completa integrazione all’interno del gruppo Intesa Sanpaolo. Se tutto dovesse andare come previsto, quindi, le azioni MPS direbbero addio a Borsa Italiana.
La partita non riguarda soltanto la convenienza economica dell’OPA di Intesa Sanpaolo su MPS ma anche la probabilità che venga raggiunto il livello minimo di adesioni richiesto per il successo dell’operazione.
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La strategia dell’OPA di Intesa Sanpaolo: non solo MPS ma anche Mediobanca e Generali
Dietro l’OPA di Intesa SP su Monte dei Paschi si nasconde una strategia molto più ampia rispetto alla semplice acquisizione di una banca “concorrente”.
Intesa Sanpaolo, infatti, ha presentato l’operazione come una risposta alla crescente necessità di consolidamento del sistema bancario europeo. Secondo il management, la dimensione è ormai un fattore decisivo per sostenere gli investimenti necessari in tecnologia, innovazione e sviluppo competitivo.
Attraverso l’integrazione di MPS, Intesa punta a rafforzare ulteriormente la propria leadership nel mercato domestico e a consolidare il proprio posizionamento tra i principali gruppi finanziari europei.
Il vero valore strategico dell’operazione, tuttavia, risiede nel controllo dell’ecosistema costruito intorno a MPS e Mediobanca. Ed è su questo punto che entrano in gioco gli incroci tra varie partecipazioni nel capitale.
Se l’operazione dovesse andare a buon fine, Intesa Sanpaolo si troverebbe infatti a gestire indirettamente anche la partecipazione detenuta da Mediobanca in Generali, pari al 13,2% del capitale del Leone di Trieste. Proprio per questo motivo il consiglio di amministrazione della banca ha già approvato l’acquisto di una quota diretta del 3,01% di Generali, accompagnata da un contratto derivato di copertura.
Attenzione perchè l’obiettivo di Torino obiettivo non è entrare nella governance della compagnia assicurativa ma preservare il cosiddetto Danish Compromise, il regime prudenziale che consente alle banche di beneficiare di un trattamento patrimoniale più favorevole sulle partecipazioni assicurative. In assenza di questo meccanismo, l’esposizione verso Generali potrebbe comportare un assorbimento di capitale significativamente più elevato.
Intesa ha inoltre precisato che la partecipazione nel gruppo assicurativo verrebbe mantenuta come investimento finanziario e non come posizione di controllo.
Il ruolo di Unipol e la spartizione delle attività
Ma non basta. Sempre per i “giochi” delle partecipazioni, altro elemento chiave dell’OPA su MPS è rappresentato dall’accordo siglato tra la stessa Intesa Sanpaolo e Unipol.
Per agevolare il superamento dei possibili ostacoli antitrust, le parti hanno definito un’intesa vincolante che prevede la cessione a Unipol di una parte significativa delle attività riconducibili al Monte dei Paschi.
In particolare, Unipol acquisirebbe:
- il marchio MPS
- circa 635 filiali della banca toscana
- le relative attività e passività
- la maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare come banca autonoma
Il corrispettivo previsto per questa cessione sarebbe compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro in contanti.
Intesa manterrebbe invece Mediobanca, il relativo marchio e circa 625 filiali provenienti da MPS, oltre a una quota limitata delle strutture centrali.
Secondo le stime diffuse dalla banca, il perimetro che resterebbe sotto il controllo di Intesa rappresenterebbe circa l’80% dell’utile netto generato nel 2025 da MPS e Mediobanca.
Proprio questa struttura così complessa dell’OPA consentirebbe al gruppo guidato da Messina di ottenere gli asset ritenuti strategici, riducendo contemporaneamente il rischio di contestazioni da parte delle autorità sulla concorrenza.
Ed ecco perchè l’accordo di Torino con Unipol rappresenta quindi una componente fondamentale dell’intera operazione e spiega il motivo per cui il gruppo assicurativo bolognese viene considerato uno degli attori centrali del progetto.
Sinergie, iter autorizzativo e possibili scenari per gli azionisti
Dal punto di vista industriale, Intesa SP stima che l’integrazione possa generare sinergie complessive per circa 2,9 miliardi di euro l’anno ante imposte.
Di queste circa 1,5 miliardi deriverebbero da risparmi di costo e circa 1,4 miliardi sarebbero legati a maggiori ricavi.
L’obiettivo dichiarato della banca guidata da Messina è arrivare a generare oltre 16 miliardi di euro di utile consolidato nel 2029, mantenendo al tempo stesso una politica di remunerazione particolarmente generosa attraverso dividendi e buyback.
Sul fronte autorizzativo il percorso appare ancora lungo ma, in fine dei conti, è quello classico. Come prevede la normativa, il documento d’offerta dovrà essere esaminato dalla Consob e successivamente ottenere il via libera di una serie di autorità tra cui BCE, Banca d’Italia, IVASS, Antitrust e organismi competenti in materia di Golden Power.
Sempre in virtù degli incroci tra partecipazioni, altro elemento da monitorare sarà poi la posizione degli azionisti rilevanti di MPS. Saranno infatti chiamati a esprimersi soggetti del peso di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone, Banco BPM e dei grandi investitori istituzionali internazionali che complessivamente controllano una quota significativa del capitale.
Insomma l’OPA Intesa Sanpaolo su MPS rappresenta molto più di una semplice acquisizione bancaria. È una mossa destinata a incidere sugli equilibri di tutto il sistema finanziario italiano, con effetti che potrebbero riflettersi sulle quotazioni di MPS, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Generali e degli altri protagonisti del risiko bancario per molti mesi a venire.
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