le tre grandi IPO di Wall Street
IPO SpaceX, OpenAI e Anthropic (www.risparmioggi.it)
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Le prossime IPO di SpaceX, OpenAI e Anthropic potrebbero riscrivere la storia dei mercati finanziari. Secondo le stime attuali, le tre società sarebbero in grado di raccogliere complessivamente oltre 200 miliardi di dollari, superando il precedente record stabilito nel 2021 e dando vita alla più grande stagione di IPO mai vista. L’entusiasmo degli investitori è elevatissimo, soprattutto considerando che si tratta di aziende protagoniste di due dei temi più seguiti degli ultimi anni: l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica.

Tuttavia, dietro la prospettiva di guadagni potenzialmente elevati si nascondono anche rischi significativi. È questa la principale conclusione dell’analisi condotta da Wolf von Rotberg, Equity Strategist di J. Safra Sarasin, che invita gli investitori a guardare oltre l’hype mediatico e a valutare con attenzione le implicazioni delle nuove regole di mercato e delle valutazioni estremamente ambiziose attribuite alle tre società.

IPO da record e regole riscritte per favorire l’ingresso negli indici

L’aspetto più sorprendente delle imminenti quotazioni non riguarda soltanto le dimensioni delle operazioni, ma anche il modo in cui il mercato si sta adattando per accoglierle. Le valutazioni ipotizzate sono infatti enormi: SpaceX potrebbe arrivare a una capitalizzazione prossima ai 2.000 miliardi di dollari, mentre OpenAI e Anthropic potrebbero collocarsi tra gli 800 e i 900 miliardi.

Paradossalmente, nonostante questi numeri straordinari, le tre aziende presenterebbero un flottante relativamente limitato. In altre parole, solo una piccola parte del capitale sarebbe effettivamente disponibile per la negoziazione sul mercato. In passato questo avrebbe rappresentato un ostacolo all’inclusione negli indici più importanti, come il Nasdaq 100 o l’S&P 500.

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Negli ultimi mesi, però, i provider degli indici hanno modificato diversi criteri di ammissione. Il Nasdaq, ad esempio, ha eliminato il precedente requisito minimo di flottante e introdotto meccanismi che consentono alle nuove società di entrare nell’indice dopo poche settimane dalla quotazione. Anche l’S&P 500 starebbe valutando modifiche simili, inclusa una possibile revisione dei requisiti legati alla redditività.

Secondo von Rotberg, si tratta di un cambiamento molto rilevante perché riduce alcuni filtri che tradizionalmente servivano a garantire una maggiore stabilità delle nuove matricole di borsa. La conseguenza immediata potrebbe essere un ingresso accelerato di società ancora immature sotto il profilo finanziario all’interno degli indici più seguiti al mondo.

Il rischio degli acquisti forzati e della volatilità post-quotazione

Uno degli elementi che maggiormente preoccupa gli analisti riguarda il ruolo dei fondi passivi. Quando una società viene inclusa in un indice di riferimento, gli ETF e i fondi indicizzati che replicano quell’indice sono costretti ad acquistare il titolo per mantenere l’allineamento con il benchmark.

Nel caso di SpaceX, OpenAI e Anthropic questo meccanismo potrebbe generare uno squilibrio significativo tra domanda e offerta. Da una parte vi sarebbero infatti enormi flussi di capitale pronti a entrare sul titolo; dall’altra una quantità relativamente limitata di azioni disponibili sul mercato.

Questo fenomeno potrebbe alimentare ulteriormente la corsa dei prezzi nelle prime settimane successive all’IPO, creando una dinamica simile a quella osservata in numerose quotazioni degli ultimi anni. I dati storici mostrano infatti che le maggiori IPO statunitensi tendono a registrare le performance migliori nel primo mese di contrattazioni.

Il problema è che questa fase iniziale di euforia è spesso seguita da un periodo di normalizzazione. Analizzando le principali IPO americane dal 2010 a oggi emerge come i rendimenti tendano progressivamente a ridursi nei mesi successivi alla quotazione, fino a diventare spesso negativi nell’arco del primo anno.

Secondo l’analisi di J. Safra Sarasin, la situazione potrebbe risultare ancora più accentuata questa volta proprio a causa dei nuovi meccanismi di inclusione rapida negli indici. Gli acquisti obbligati dei fondi passivi rischiano infatti di amplificare il rialzo iniziale, ma anche le successive correzioni qualora le aspettative di crescita non venissero soddisfatte.

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Valutazioni elevate e il grande interrogativo sull’intelligenza artificiale

Un altro punto centrale riguarda la sostenibilità delle valutazioni. Nessuna delle tre società presenta oggi un profilo tradizionale da blue chip consolidata. Al contrario, tutte continuano a investire pesantemente nella crescita e, in diversi casi, non hanno ancora raggiunto una redditività stabile.

L’esempio più interessante è rappresentato da SpaceX. Sebbene l’immaginario collettivo associ l’azienda principalmente ai lanci spaziali e all’esplorazione dello spazio, la documentazione presentata agli investitori evidenzia una strategia molto più orientata verso l’intelligenza artificiale.

Le attività spaziali rappresentano infatti soltanto una parte del business. Starlink continua a essere il principale motore economico dell’azienda, mentre la divisione dedicata all’AI, che comprende anche Grok e le attività legate a X, assorbe una quota crescente degli investimenti. Il messaggio che emerge è chiaro: SpaceX vuole essere percepita come una protagonista della rivoluzione dell’intelligenza artificiale tanto quanto dell’industria spaziale.

Il problema è che il mercato dell’AI è già estremamente competitivo. OpenAI, Anthropic, Google, Meta e numerosi altri operatori stanno investendo somme enormi per conquistare quote di mercato e capacità computazionale. Le aspettative incorporate nelle valutazioni presuppongono tassi di crescita eccezionali per molti anni consecutivi.

Lato operativo ciò significa accettare un elevato grado di incertezza. Basta un rallentamento nell’adozione delle tecnologie, una pressione competitiva superiore alle attese o un incremento dei costi infrastrutturali per mettere in discussione le ipotesi che giustificano le attuali valutazioni miliardarie.

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Investire sulle IPO ma con approccio prudente

La conclusione dell’analisi di Wolf von Rotberg è che le prossime IPO rappresentano un evento senza precedenti nella storia recente dei mercati finanziari. Le dimensioni delle operazioni, la rapidità con cui potrebbero entrare negli indici e il livello di attenzione da parte degli investitori retail creano una combinazione potenzialmente esplosiva.

Questo non significa necessariamente che le quotazioni saranno un fallimento. Al contrario, la fase iniziale potrebbe essere caratterizzata da forti rialzi e da una domanda estremamente sostenuta. Tuttavia, la storia insegna che entusiasmo e performance di lungo periodo non sempre coincidono.

L’assenza di utili consolidati, la dipendenza da scenari di crescita molto ottimistici e l’inclusione accelerata negli indici rappresentano fattori che aumentano il rischio complessivo dell’investimento. Inoltre, l’ingresso di società con multipli molto elevati potrebbe influenzare anche le valutazioni degli stessi indici tecnologici, rendendoli più sensibili a eventuali correzioni future.

Per questo motivo buona regola sarebbe evitare di lasciarsi trascinare esclusivamente dall’hype che circonda nomi come SpaceX, OpenAI e Anthropic. La potenziale opportunità è indubbiamente rilevante, ma lo sono altrettanto i rischi di volatilità e le possibili delusioni che spesso accompagnano le grandi IPO.

In un contesto caratterizzato da aspettative eccezionalmente elevate, mantenere una corretta gestione del rischio potrebbe rivelarsi importante quanto individuare il prossimo grande vincitore della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.