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Andamento azioni Eni maggio 2026 (www.risparmioggi.it)
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Quella di oggi è l’ultima seduta di scambi del mese e quindi è più che giusto che sia un momento di bilancio. Le azioni Eni sono state tra le protagoniste di questo 2026 grazie all’impennata del prezzo del petrolio causata dalla crisi in Iran. Tuttavia proprio guardando all’andamento del titolo del Cane a Sei Zampe nel mese di maggio è possibile già vedere un cambio di passo. Ad ultima sessione mensile in corso, le azioni Eni registrano infatti un ribasso del 3,8% che rischia di allargarsi ancora di più se l’ultima di ottava dovesse chiudersi con un passivo superiore a quello in atto mentre è in corso la redazione dell’articolo (-0,6% a 22,5 euro).

Specifichiamo subito che un’eventuale chiusura di maggio in rosso non rappresenterebbe comunque niente di allarmante perchè stiamo sempre parlando di una quotata che, grazie alla crisi energetica, resta apprezzata del 37% da inizio 2026 e del 75% su base annua. Semplicemente maggio sarebbe per le azioni Eni il mese dei realizzi dopo una lunga corsa al rialzo. Il punto diventa quindi come regolarsi dinanzi a questa situazione. Perchè il rovescio della medaglia rispetto a fine aprile è che ora, sia pur di poco, le azioni Eni costano di meno e quindi, in teoria, entrare è più conveniente…sempre che il Cane a Sei Zampe riprenda la sua crescita a giugno.

Come regolarsi dopo il ribasso mensile di Eni?

Assumiamo come ipotesi che le azioni Eni chiudano davvero in rosso il mese di maggio. Nell’ultima seduta del mese il gruppo energetico passa di mano a 22,54 euro, dopo aver toccato un minimo intraday a 22,36 euro, segnale di una pressione ribassista ancora presente ma non tale, almeno per ora, da compromettere definitivamente il quadro tecnico di medio periodo.

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Dal punto di vista grafico, il monitoraggio è sulla fascia di supporto compresa tra 22,15 e 22,10 euro. Si tratta di un’area tecnica particolarmente importante perché coincide con i primi sostegni capaci di arginare il movimento discendente sviluppatosi nel mese di maggio. La tenuta di questi livelli potrebbe favorire una fase di consolidamento e successivamente tentativi di recupero, mentre una rottura decisa aprirebbe spazio a un’estensione della debolezza verso i minimi degli ultimi tre mesi situati in area 21,50 euro. In caso di ulteriore deterioramento del sentiment, il mercato potrebbe poi guardare ai supporti psicologici dei 21 euro e successivamente dei 20 euro, soglia che rappresenterebbe un significativo ridimensionamento rispetto ai massimi registrati a marzo.

Il momento richiede quindi un approccio particolarmente disciplinato. Chi è già posizionato sul titolo potrebbe valutare la tenuta dell’area 22,10 euro come spartiacque per mantenere esposizione in portafoglio, mentre nuovi ingressi aggressivi appaiono più interessanti solo in presenza di segnali di inversione credibili. In questo contesto, il ritorno delle quotazioni sopra i 23,50 euro assumerebbe un valore tecnico rilevante. Oltre a coincidere con i massimi settimanali, questa soglia incorpora anche la media mobile a 50 giorni, riferimento osservato da molti operatori istituzionali. Un breakout rialzista oltre tale livello potrebbe riportare il titolo verso i 24 euro.

Nonostante il recente indebolimento, il sentiment degli analisti resta comunque moderatamente costruttivo. Secondo i dati raccolti da MarketScreener, sul titolo risultano attive 21 coperture con rating medio accumulate. Il quadro appare però equilibrato: i giudizi positivi, pari a 6 buy, vengono compensati dalla presenza di 11 raccomandazioni hold, segnale che il mercato attende indicazioni più chiare prima di tornare decisamente rialzista. Il target price medio si colloca a 25,4 euro, valore che implica un upside potenziale di circa il 12% rispetto ai prezzi attuali.

Ancora più ambizioso il prezzo obiettivo massimo fissato a 30 euro, scenario che teoricamente aprirebbe spazio a un recupero superiore al 30%, ma che richiederebbe un netto miglioramento del quadro tecnico e del contesto energetico internazionale.

Quali sono i fattori di hype sul titolo Eni

Abbiamo esaminato come regolarsi sulle azioni Eni dal lato tecnico e ora vediamo da lato fondamentale.

Il driver che in questi mesi ha determinato il successo di Eni è la chiaramente la crisi in Iran. Inutile dire che questo catalyst nelle prossime settimane potrebbe condizionare molto il Cane a Sei zampe. Un eventuale accordo diplomatico che portasse a una normalizzazione della situazione e alla piena riapertura delle rotte commerciali potrebbe infatti provocare un forte ridimensionamento del prezzo del greggio, riducendo parte del sostegno che negli ultimi mesi ha favorito i titoli energetici. Al contrario, una prosecuzione delle tensioni o un aggravamento della crisi contribuirebbero a mantenere elevata la quotazione del petrolio, scenario che continuerebbe a sostenere i margini e il sentiment sul titolo

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Accanto al tema petrolifero, altro spunto di breve su Eni è l’accordo siglato con Seri Industrial per sviluppare una filiera italiana integrata nel settore delle batterie al litio ferro fosfato. L’operazione punta alla costruzione di una piattaforma industriale dedicata alla produzione di celle e moduli per sistemi di accumulo energetico e mobilità elettrica industriale e commerciale. Il progetto coinvolgerà il polo di Teverola, dove è già operativo un impianto produttivo, mentre a Brindisi verrà completata entro il prossimo anno una linea di assemblaggio per sistemi utility scale destinati ai grandi impianti energetici. L’obiettivo strategico delle due società è conquistare circa il 10% del mercato europeo dello storage energetico, rafforzando il posizionamento di Eni anche nel business della transizione energetica. Nell’ambito dell’intesa, Eni Industrial Evolution investirà inoltre 55 milioni di euro per acquisire il 30% della nuova società creata insieme a Seri.

Infine c’è il tema relativo al possibile interesse di Eni per l’ex Ilva. Le voci su una presunta cordata con il gruppo Arvedi finalizzata all’acquisizione del polo siderurgico italiano sono state però rapidamente smentite sia dalla società sia dal Ministero dell’Economia e dai commissari straordinari coinvolti nel dossier. La stessa Eni ha precisato di non essere parte di alcuna operazione per rilevare il gruppo siderurgico, chiarendo che le interlocuzioni in corso riguardano esclusivamente possibili forniture commerciali di gas. La smentita ha così ridimensionato le speculazioni che nelle ultime ore avevano alimentato un certo appeal su questo fronte.

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