Il paradosso di maggio nel mercato crypto ha un nome preciso: XRP. Mentre gli ETF spot legati al token di Ripple stanno registrando numeri record sul fronte della raccolta, il prezzo della criptovaluta continua invece a mostrare debolezza relativa rispetto ai principali competitor.
I dati delle ultime settimane parlano chiaro. Gli ETF spot XRP quotati negli Stati Uniti hanno attirato circa 60,5 milioni di dollari di nuovi capitali solo nell’ultima settimana, il miglior risultato da dicembre. Ancora più interessante è il quadro complessivo del mese: da inizio maggio i flussi netti hanno sfiorato i 95 milioni di dollari, superando già il totale registrato ad aprile.
L’aspetto su cui focalizzarsi con maggiore attenzione riguarda però la continuità degli acquisti. Per tutto maggio gli ETF XRP non hanno registrato nemmeno una seduta di deflussi netti. Siamo dinanzi a un segnale di peso perché indica una domanda istituzionale stabile e non puramente speculativa.
Dal debutto dei prodotti spot, avvenuto lo scorso novembre, gli afflussi cumulati hanno raggiunto il record di 1,39 miliardi di dollari. Parallelamente, il patrimonio gestito complessivo dei cinque ETF ha ormai superato quota 1,14 miliardi.
Sul piano competitivo, il fondo di Bitwise ha superato quello di Canary Capital, pur essendo quest’ultimo stato il primo ETF XRP ad arrivare sul mercato. Bitwise guida ora la classifica con circa 460 milioni di dollari di raccolta cumulata contro i 444 milioni del rivale.
Anche Franklin Templeton e Grayscale Investments stanno beneficiando di flussi costanti, segnale che l’interesse istituzionale verso XRP resta elevato nonostante le difficoltà del prezzo spot.
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La grande beffa: XRP perde il quarto posto a favore di BNB
Ed è qui che emerge il vero elemento di rottura di questa fase di mercato. Nonostante la domanda crescente sugli ETF, il token XRP continua a non riuscire a trasformare i flussi in una vera accelerazione rialzista.
La scorsa settimana XRP aveva tentato un breakout tecnico molto importante, spingendosi fino a quota 1,55 dollari dopo il voto favorevole del Senate Banking Committee statunitense sul CLARITY Act. Il disegno di legge, sostenuto dal senatore Tim Scott, punta a definire regole più chiare per la classificazione degli asset digitali.
Il mercato inizialmente aveva interpretato il passaggio normativo come un potenziale catalizzatore rialzista per tutto il comparto crypto regolamentato, incluso XRP. Tuttavia il movimento si è rapidamente esaurito.
Nel giro di poche sedute le vendite hanno riportato il token sotto area 1,40 dollari, dimostrando ancora una volta quanto il livello di 1,50 dollari continui a rappresentare una barriera quasi invalicabile per il mercato.
La conseguenza più simbolica è stata il sorpasso subito da BNB nella classifica delle principali criptovalute per capitalizzazione. Un passaggio che ha il sapore della beffa considerando il forte entusiasmo registrato dagli ETF XRP.
C’è palesemente uno scollamento tra domanda istituzionale sugli ETF e performance del sottostante che è uno dei “fenomeni” più interessanti dell’attuale ciclo crypto. In teoria, flussi così robusti avrebbero dovuto sostenere il prezzo in modo molto più marcato.
Perché il prezzo di XRP continua a restare bloccato
Dal punto di vista tecnico, XRP sta vivendo una fase di congestione ormai da mesi. Circa il 60% del 2026 è stato trascorso all’interno di un range molto stretto compreso tra 1,30 e 1,50 dollari.
Ogni tentativo di breakout sopra la parte alta del canale è stato respinto dai venditori. Una dinamica simile suggerisce la presenza di forti prese di profitto e di un’offerta ancora abbondante sul mercato.
Il dato più sorprendente è che XRP resta ancora distante circa il 39% dai massimi di luglio 2025 vicino ai 3,65 dollari, nonostante il contesto regolatorio sia oggi decisamente più favorevole rispetto a un anno fa.
Secondo diversi analisti, il problema non è tanto la domanda quanto la capacità del mercato di assorbire la pressione in vendita accumulata durante i precedenti rally. Inoltre, una parte degli operatori sembra utilizzare gli ETF come strumento tattico di esposizione senza costruire posizioni di lungo periodo sul token spot.
Gli investitori istituzionali, infatti, tendono spesso a privilegiare prodotti regolamentati rispetto all’acquisto diretto della criptovaluta. Questo può creare una situazione paradossale in cui gli ETF registrano raccolta record senza generare immediatamente un effetto proporzionale sul prezzo del sottostante.
A ciò si aggiunge la persistente forza relativa di asset concorrenti come BNB, che continua a beneficiare dell’ecosistema sviluppato attorno a Binance e di una domanda ancora molto elevata lato utility.
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Scenario futuro: il mercato guarda ai livelli chiave
Nonostante la debolezza di breve periodo, molti analisti restano costruttivi sul quadro strategico di XRP. James Butterfill, responsabile ricerca di CoinShares, ha definito l’attuale accelerazione dei flussi sugli ETF come un segnale significativo di crescente interesse istituzionale.
Anche sul fronte tecnico non mancano visioni fortemente rialziste. L’analista EGRAG CRYPTO continua a indicare target di lungo periodo molto ambiziosi, con proiezioni Fibonacci che arrivano fino a 9, 17 e persino 26 dollari. Tuttavia, prima di qualsiasi scenario bullish strutturale, XRP dovrà dimostrare di poter riconquistare stabilmente quota 1,50 dollari. È questo il vero spartiacque monitorato dal mercato.
Fino a quando il token continuerà a fallire i breakout sopra quella soglia, il rischio è che la narrativa sugli ETF record resti scollegata dall’andamento reale del prezzo.
Quindi il punto è semplicemente questo: capire se gli afflussi sugli ETF rappresentino soltanto un fenomeno temporaneo oppure l’avvio di una nuova fase di accumulazione istituzionale destinata prima o poi a riflettersi anche sul valore spot di XRP.
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