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Previsioni trimestrale Unicredit (www.risparmioggi.it)
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Dopo la pausa di oggi, domani riprenderà in grande stile la stagione delle trimestrali di Borsa Italiana. Il riavvio dopo la pausa per la festività del primo maggio, sarà con il botto. A pubblicare i conti del primo trimestre 2026 già prima dell’avvio delle contrattazioni sarà la big Unicredit. Con la trimestrale protagonista del pre-market, le azioni Unicredit si candidano ad essere le osservate numero sul Ftse Mib fin dal primo istante di contrattazioni. Classica situazione in cui il timing di posizionamento diventa praticamente tutto.

Gli investitori che sono interessati a sfruttare la trimestrale Unicredit per speculare sul titolo bancario domani mattina dovranno essere lesti a leggere la trimestrale e confrontarla con quelle che erano le attese della vigilia sulla base del principio per cui cont migliori delle previsioni possono dar luogo ad un deprezzamento mentre il più delle volte una trimestrale inferiori alle stime è causa di delusione e quindi spiana la strada a un deprezzamento. Ecco allora che, nel giorno della vigilia dei conti, le previsioni sulla trimestrale Unicredit diventano l’ago della bilancia.

Le analizzeremo subito non prima di aver ricordato che se Unicredit domani rende nota la trimestrale nel pre-market è perchè essa sarà già approvata oggi dal consiglio di amministrazione della banca.

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Previsioni trimestrale Unicredit nel dettaglio

Come sempre nelle settimane precedenti all’approvazione dei conti di una quotata, varie case di analisi forniscono le loro previsioni. La sintesi è rappresentata dal conseusus e proprio da qui partiamo con l’esame delle previsioni sulla trimestrale Unicredit in uscita il 5 maggio.

Normalizzazione dei risultati dopo le performance eccezionali del 2025 è il minimo comun denominatore tra le varie stime.

Nel dettaglio il consensus raccolto tra 17 broker, indica un utile netto pari a 2,68 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 2,77 miliardi del primo trimestre (principalmente a causa del verni meno di alcune condizioni particolarmente favorevoli legate ai tassi) e un margine di intermediazione previsto a 6,44 miliardi, leggermente più basso dei 6,55 miliardi del primo trimestre 2025. Nonostante la flessione quest’ultimo dato resterebbe comunque coerente con una dinamica ancora resiliente del business core della ancora sostenuto da un margine di interesse in stabilizzazione dopo la fase di compressione osservata nel 2025.

Scendendo nel conto, il risultato netto di gestione al termine del primo trimestre 2026 è stimato a 3,94 miliardi con conseguente evidenziazione di buona tenuta operativa, nonostante rettifiche su crediti pari a 187 milioni.

Per finire, sul fronte patrimoniale, il CET1 ratio atteso a fine primo trimestre dovrebbe essere del 14,3%, livello che confermerebbe una posizione di capitale robusta, elemento chiave in ottica di distribuzione agli azionisti e gestione di operazioni straordinarie.

Confronto tra singole previsioni: scenari e driver chiave

Entrando nel dettaglio delle singole case di investimento, Morgan Stanley propone una lettura leggermente più costruttiva della trimestrale Unicredit rispetto a quella del consensus. La banca d’affari Usa prevede infatti profitti core superiori del 2-4%, sostenuti principalmente da un margine di interesse più robusto e da una disciplina sui costi. In particolare, il margine di interesse è stimato in crescita del 3% anno su anno a 3,568 miliardi di euro, mentre i costi operativi dovrebbero attestarsi a 2,27 miliardi, evidenziando un miglioramento dell’efficienza.

Secondo questa view, il risultato operativo di Unicredit al termine del primo trimestre si collocherebbe a 6,594 miliardi (+1% su base annua), leggermente sotto il consensus, ma compensato da un utile netto più elevato: 2,867 miliardi (+3%), quindi superiore alle attese medie di mercato. Questa divergenza riflette una maggiore fiducia nella capacità del management di ottimizzare le leve operative e difendere la redditività anche in uno scenario meno favorevole.

Lato patrimoniale, il CET1 ratio a fine marzo viene visto da Morgan Stanley al 14,3% ma con una possibile contrazione di 40 punti base trimestre su trimestre, in parte legata all’aumento della partecipazione in Alpha Bank. Non è da escludere che proprio questo aspetto possa essere monitorato con attenzione dagli investitori, soprattutto in relazione alla sostenibilità della politica di distribuzione del capitale.

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Le previsioni sulla trimestrale Unicredit elaborate da Morningstar, invece, sono più concentrate sul contesto qualitativo e sui driver di medio e lungo periodo anzicchè su quelli specifici del trimestre. In quest’ottica, l’accento è posto sulla solidità del percorso strategico di Piazza Gae Aulenti: dopo un 2025 record con utili superiori ai 10,6 miliardi, ora la banca guidata da Orcel punta a raggiungere 13 miliardi entro il 2028 e a un ritorno sul patrimonio tangibile del 25% entro il 2030. In questo contesto, il primo trimestre 2026 viene a rappresentare più un punto di verifica che un vero turning point.

Tra i driver operativi del trimestre, Morningstar cita soprattutto la ripresa sequenziale del margine di interesse che dovrebbe proseguire per tutta la prima metà dell’anno andando oltre i soli primi tre mesi e segnando tra l’altro un cambio di fase rispetto al 2025. Tra le incognite individuate dagli esperti come causa di un approccio più cauto sulle previsioni ci sono la volatilità dei mercati e i deflussi registrati nel settore del risparmio gestito che potrebbero aver inciso negativamente sulle commissioni.

Come arriveranno le azioni Unicredit alla trimestrale del 5 maggio 2026

Quando manca un’ora alla chiusura delle contrattazioni, le azioni Unicredit registrano una flessione dell’1,65% a 64,6 euro. La quotata è stata debole fin dall’apertura delle contrattazioni restando invischiata nel più generale sentiment negativo che caratterizza tutto l’azionariato per effetto della situazione in Iran dove non si intravedono segnali di sblocco nelle trattative tra Usa e Teheran. A causa del rosso di oggi, Unicredit aggiorna il rialzo dell’ultimo mese al 3% e quello anno su anno al 22%. Il colosso bancario, quindi, resta comunque improntato su un trend al rialzo.

Attenzione perchè gli spunti operativi domani non arriveranno solo dalla trimestrale in senso stretto ma anche dalla guidance per l’intero 2026 (il consensus indica un utile netto di 10,9 miliardi, sostanzialmente in linea con il dato record del 2025, un margine di intermediazione che è visto in crescita fino a 25,83 miliardi e un risultato netto di gestione in area 15,67 miliardi) e dalle possibili novità su dividendi e buyback (qui le stime sono per una cedola a valere sul 2026 pari a 3,79 euro per azione che ai prezzi correnti significherebbe yield intorno al 5,5%). Più defilati, ma da non escludere, up sul dossier M&A, dopo la mossa in Commerzbank.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.