crollo azioni Eni
Azioni Eni a picco dopo la riapertura di Hormuz (www.risparmioggi.it)
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Chi lo avrebbe mai detto che per le azioni Eni quello di oggi sarebbe stato un venerdì nero? Certo il progressivo assestamento del prezzo del petrolio già emerso negli ultimi giorni aveva lasciato intendere che, in assenza di un peggioramento della crisi in Medio Oriente, difficilmente si sarebbe tornati ad oltre 100 dollari al barile e che i titoli energetici avrebbero quindi iniziato a calare.

E in effetti, almeno all’inizio, la dinamica delle azioni Eni nell’ultima seduta della seduta della settimana è stata proprio questa: leggera flessione. Questo fino al primo pomeriggio quando improvvisamente è cambiato tutto. Nel giro di una manciata di minuti le azioni Eni sono andate letteralmente a picco sprofondando sul fondo del Ftse Mib. Facile immaginare quello che avranno potuto pensare quegli investitori che si sono trovati faccia a faccia con i grafico: cosa è successo di così grave alle azioni Eni?

Uno sguardo più allargato alla chart di Borsa Italiana e subito altri movimenti estremi all’occhio: già tutti i titoli petroliferi (ma nessun rosso è mai arrivato a quello del Cane a Sei Zampe), acquisti praticamente su tutto, rally delle azioni delle costruzioni e Ftse Mib fino a oltre 49930 punti. Tenendo conto di tutto ciò, il crollo di Eni altro non era che una sfaccettatura di un improvviso cambio di narrativa generale dei mercati.

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Cosa è successo alle azioni in pochi minuti

Dopo aver aperto a 23,63 euro ed essere rimaste sempre sopra ai 23 euro fino alle 14,20 circa, nel giro di pochi minuti nel azioni Eni sono passate prima a 22,8 euro per poi crollare fino a un minimo a 21,45 euro. Il titolo del Cane a Sei Zampe quando manca circa mezzora alla chiusura della seduta registra un rosso dell’8%. E’ il peggiore del Ftse Mib. Come nei classici effetti domani il tracollo della big del settore petrolifero italiano porta con se anche le altre quotate del comparto con Saipem che lascia sul parterre il 5,91% a 3,85 euro e Tenaris che invece “limita” il danno al -3% a 9,86 euro.

Alla base della pioggia di vendite sul comparto l’improvviso sell sulle quotazioni petrolifere con il Light Sweet Crude Oil che, negli stessi minuti, è precipitato dell’11% fino a toccare un livello che non si vedeva da settimane: 84 dollari per barile. Ora, come abbiamo già messo in evidenza nell’introduzione, già ieri erano arrivati segnali sul fatto che il petrolio fosse a fine corsa. Per invertire però la rotta servita un catalizzatore improvviso e potente, grosso modo come quello che oltre un mese fa faceva schizzare quotazioni petrolifere e titoli energetici come Eni. Un mese fa il driver che creò scompiglio fu la guerra e la chiusura di Hormuz…oggi è stato la riapertura a tutto il traffico commerciale proprio di quello stretto.

La decisione sul ritorno alla piena navigabilità è arrivata dalle autorità iraniane ed è stata poi confermata da Trump in persona. E’ stato in quel momento che il prezzo del petrolio è andato a picco e le azioni Eni sono state travolte dalle vendite.

Vendendo azioni Eni e comprando di tutto sul Ftse Mib, è come se i trader si fossero liberati, anche in modo scomposto, della paura delle ultime settimane. Una reazione dura, forse irrazionale ma logica conseguenza di quello che era accaduto nell’ultimo mese. Il prezzo di tutto ciò miliardi di market cap del Cane a Sei Zampe bruciati.

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Cosa aspettarsi adesso dalle azioni Eni

Il crollo delle quotazioni di Eni è vistoso ma (e questo la dice lunga su quanto il titolo del Cane a Sei Zampe era cresciuto nelle ultime settimane) alla fine fa solo il solletico alla prestazione mensile del titolo che diventa si negativa ma solo del 3%. Ancora meno viene scalfita la prestazione da inizio anno che grazie al rally del greggio resta positiva per il 33%. Quindi è vero oggi è stata bruciata market cap ma è solo una parte minoritaria di quella guadagnata negli ultimi mesi per effetto della situazione in Medio Oriente.

Detto questo e tornando con i piedi per terra: Hormuz è ufficialmente riaperto dall’Iran..ma fino a quando durerà la tregua tra Israele e Libano. Quindi occhio non fino a quando ci sarà tregua tra Usa e Iran. In pratica le decisioni di Teheran su Hormuz sono legate a quello che farà Israele. Gerusalemme proprio oggi aveva annunciato 10 giorni di tregua con Beirut anche a seguito del pressing di Trump. Se la tregua dovesse essere rotta, è facile immaginare quello che potrebbe accadere alla navigazione sullo stretto. La situazione, quindi, è a dir poco fluida e molto incerta.

La direzione delle azioni Eni dipenderà da quello che succederà in Medio Oriente.

Certo ci sono poi gli analisti come quelli di Exane che proprio oggi, ma prima del crollo improvviso del titolo, erano intervenuti con una valutazione a dir poco premiate: rating da neutral a outperform e target price alzato da 16 a 27,5 euro. Un giudizio netto frutto delle positive aspettative per i conti trimestrali del Cane a Sei Zampe in uscita il prossimo 24 aprile. Ma questa valutazione poco ha a che fare con la natura di quello che in pochi minuti oggi si è visto in borsa.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.