barili petrolio e grafico a candele
Tre indizi sul possibile rallentamento delle quotazioni petrolifere (www.risparmioggi.it)
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Il rally del petrolio sembra aver perso slancio proprio mentre il quadro geopolitico in Medio Oriente evolve rapidamente. Dopo aver registrato un balzo fino al +50% nel mese di marzo, le quotazioni petrolifere hanno progressivamente ridimensionato i guadagni, tornando sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile e stabilizzandosi oggi 17 aprile nell’area dei 90 dollari. Il mercato sta iniziando a prezzare uno scenario meno estremo sul fronte dell’offerta globale, complice la tregua tra Israele e Libano e i segnali di riapertura del dialogo tra Stati Uniti e Iran.

La prospettiva di un accordo, che potrebbe ridurre se non abbattere i rischi legati allo Stretto di Hormuz, snodo chiave per circa un quinto delle forniture mondiali, sta contribuendo a raffreddare il premio geopolitico incorporato nei prezzi del greggio. In questo contesto possiamo isolare tre segnali tecnici e di posizionamento che suggeriscono la possibilità che il ciclo rialzista del petrolio possa essere vicino a un punto di esaurimento.

Volumi in calo: il rally del petrolio perde partecipazione

Il primo segnale arriva dall’analisi dei volumi. Lo avrete notato: durante la fase di rialzo più intensa, tra fine febbraio e metà marzo, l’incremento dei prezzi del petrolio era sempre accompagnato da una forte partecipazione del mercato. Ebbene già una settimana fa, dopo la tregua Usa Iran, prezzi hanno prima iniziato a muoversi più lateralmente per poi ridimensionarsi; tutto questo mentre, parallelamente, gli stessi volumi hanno iniziato a contrarsi in modo evidente.

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Ora, a prescindere dall’asset, un trend rialzista sostenibile richiede sempre afflussi costanti di capitale. Quando i volumi calano mentre i prezzi tentano di consolidare o rimbalzare, significa che il movimento è sostenuto da una base sempre più fragile. In altre parole, il mercato sta salendo, o peggio ancora cercando di farlo, sempre con meno convinzione.

Nel caso del petrolio, la contrazione dei volumi suggerisce che gli operatori istituzionali stanno riducendo l’esposizione, preferendo prendere profitto piuttosto che aumentare il rischio. È un classico segnale di fine ciclo, in cui il momentum si indebolisce prima ancora che i prezzi inizino una discesa più marcata.

Open interest in calo: i capitali stanno uscendo

Il secondo indicatore rafforza ulteriormente questa lettura. L’open interest sui futures petroliferi, ovvero il numero totale di contratti aperti, ha mostrato una dinamica ancora più significativa. Dopo aver raggiunto un picco superiore a 700.000 contratti durante il rally di marzo, si è registrata una contrazione di circa il 30%, con una discesa sotto quota 500.000.

Ecco un altro fatto che non vi sarà sfuggito: i capitali stanno abbandonando il mercato. A differenza dei volumi, che misurano l’attività di scambio, l’open interest riflette il posizionamento complessivo degli operatori. Quando diminuisce in modo così netto, indica che le posizioni vengono chiuse e non sostituite da nuove.

Non è detto che sia questo un segnale ribassista…ma di certo è un’indizio di esaurimento del trend. Un rally sano è accompagnato da un aumento dell’open interest, segno che nuovi partecipanti entrano nel mercato per cavalcare il movimento. Qui si osserva l’opposto: meno partecipazione e meno capitale impegnato, una combinazione che indebolisce la struttura del rialzo.

Tra l’altro questo fenomeno si inserisce anche in un contesto tecnico che è molto cambiato rispetto a quello delle fasi calde del rally: come rilevato da qualificati analisti, si è formata una particolare figura di inversione, nota come tazza rovesciata con manico che spesso anticipa proprio una fase di correzione.

Opzioni sul petrolio: copertura, non convinzione rialzista

Il terzo segnale arriva dal mercato delle opzioni, in particolare dai flussi sull’ETF United States Brent Oil Fund, che replica i futures sul Brent. Si tratta di uno dei migliori ETF petrolio sul mercato quindi molto esemplificativo delle dinamiche in atto. I dati mostrano un forte sbilanciamento verso le opzioni call, con un rapporto put/call particolarmente basso sia in termini di volumi che di open interest.

A prima vista, questo potrebbe sembrare un segnale rialzista. Tuttavia, una lettura più approfondita vi suggerisce una dinamica diversa. Le call non vengono acquistate per scommettere su un ulteriore rialzo, ma come copertura contro rischi geopolitici estremi.

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In altre parole, l’impressione è che i trader stiano utilizzando le opzioni come assicurazione contro scenari di escalation piuttosto che come strumento direzionale. Un comportamento che è pure coerente con il calo dell’open interest sui futures: se gli operatori fossero realmente convinti di un proseguimento del rally, aumenterebbero le posizioni dirette sul mercato, non solo le coperture opzionali.

Insomma il mercato non sta costruendo nuove scommesse rialziste, ma si sta proteggendo da eventi estremi mentre riduce l’esposizione complessiva. Sono due cose ben diverse come avrete notato.

Tre segnali sono una prova?

La combinazione di questi tre segnali, volumi in calo, open interest in contrazione e uso difensivo delle opzioni, suggerisce che il rally del petrolio abbia perso forza strutturale (che è cosa diversa dal dire che il greggio sia prossimo ad un calo ma lascia comunque ben sperare per una evoluzione in tal senso). Il contesto geopolitico dà poi una mano ulteriore: sembra esserci una graduale normalizzazione, con segnali di dialogo tra Stati Uniti e Iran che riducono il premio per il rischio incorporato nei prezzi.

Cerro il quadro attuale richiede sempre cautela ma sembra essere proprio la volta buona per vedere il mercato in una fase di consolidamento o anche di correzione, soprattutto in assenza di nuovi shock sull’offerta.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.