La tregua siglata tra Stati Uniti e Iran pur con tutti i suoi limiti e i suoi dubbi interpretativi è il “fatto” della settimana post-pasquale. Pur essendo fragilissima e di fatto legata ai colloqui che si terranno tra Usa e Iran in Pakistan a partire da questo fine settimana, ha innescato un’ondata di euforia sui mercati finanziari, in particolare nel segmento Construction & Material (Buzzi su Borsa Italiana, Holcim a Zurigo e Heidelberg Materials a Francoforte). Un comportamento ben sintetizzato dalla prestazione del sottoindice europeo del settore costruzioni che non a caso ha chiuso l’ottava con un balzo di quasi il 6% riflettendo l’ottimismo degli investitori per la ricostruzione post-bellica dell’Iran.
Quello che abbiamo visto sul segmento Costruzioni questa settimana è stato una sorta di moto di rabbia alla lunga tensione accumulata nell’ultimo mese. Non appena è arrivata la notizia della tregua, gli investitori si sono gettati a comprare azioni delle costruzioni in modo quasi compulsivo. Ci hanno allora pensato gli analisti di Teikoku Databank a dividere le legittime aspettative della realtà. Secondo gli esperti, sarà dalla riapertura dello Stretto di Hormuz che dipenderà l’effettivo potenziale delle quotate attive nel segmento Construction & Material per adesso premiato praticamente “sulla fiducia” visto che, concretamente, la pace è ancora lontana e quindi figuriamoci la ricostruzione.
Ma chi è dell’ambiente lo sa bene: i mercati ragionano sul futuro e non sul presente. Ecco perchè già da adesso è il caso di analizzare proprio i tre titoli delle costruzioni che più di tutti hanno cavalcato la tregua Usa-Iran.
Indice
Tre titoli delle costruzioni pronti a volare con la ricostruzione nel Medio Oriente
Nel loro report gli analisti di Teikoku Databank lo hanno detto chiaramente: dalla normalizzazione del traffico marittimo e dal contestuale ribasso del prezzo del greggio dipenderanno le prospettive delle aziende energivore. Se davvero dalla tregua si dovesse passare alla pace, la riduzione dei costi di input, unita alla prospettiva di sbloccare i cantieri “faraonici” nei Paesi del Golfo rimasti in stand-by durante la guerra, potrebbe generare un setup macroeconomico che poche volte si è visto negli ultimi cicli di mercato. Allora e solo allora le quotate delle costruzioni avrebbero terreno fertile per concretizzare il loro potenziale.
Ma di chi stiamo parlando? Appunto delle tre quotate delle costruzioni che hanno dato il ritmo della settimana di borsa: Buzzi, Holcim e Heidelberg Materials. Tre colossi dell’industria pesante europea che nello scenario di “Pax Persica” (termine che usiamo per inglobare non solo la ricostruzione in Iran ma in tutto il Golfo Persico visto che la guerra ha interessato Dubai, il Kuwait, l’Arabia Saudita per non parlare di Israele e del Libano) si potrebbero distinguere per posizionamento strategico, resilienza operativa e potenziale di rialzo.
Nei prossimi paragrafi analizzeremo una per una queste quotate valutando come pace e ricostruzione posssano agire catalizzatori per le loro quotazioni.
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Investire comporta un rischio di perdita
Buzzi
Buzzi si presenta all’appuntamento con la ricostruzione iraniana con un profilo di bilancio solido, nonostante le sfide in alcuni mercati chiave. Secondo una recente analisi di Citi, la società prevede un calo marginale dell’Ebitda su base annua, ma dovrebbe mantenere una redditività invidiabile. Proprio la banca d’affari ha recentemente aggiornato il target price a 50 euro da 55 euro mantenendo un rating neutrale.
Questa cautela degli analisti è dovuta principalmente alle criticità nel mercato statunitense, in particolare in Texas, dove si osserva un calo dei volumi e una flessibilità dei prezzi limitata dalla concorrenza locale. Tuttavia, il “caso Buzzi” diventa estremamente interessante se si guarda fuori dagli Usa:
- Italia e Germania: la performance in Italia resterà sostenuta dai finanziamenti europei per le infrastrutture, mentre in Germania si attende una ripresa graduale guidata dai programmi federali
- Brasile: l’allentamento della politica monetaria (taglio dei tassi) dovrebbe sbloccare progetti residenziali e infrastrutturali rinviati, alimentando la traiettoria positiva del gruppo nel Sud America.
- Medio Oriente (EAU): è qui che risiede l’upside legato all’Iran. Negli Emirati Arabi Uniti, la tregua ha il potere di sbloccare i consumi di cemento rimasti latenti. Buzzi ha implementato iniziative interne per preservare l’Ebitda nell’area, e la vicinanza logistica degli EAU all’Iran rende la società un partner naturale per la fornitura di materiali ad alta resistenza necessari per la ricostruzione dei siti industriali danneggiati.
Il fatto che il titolo sia cresciuto del 9% nella settimana della tregua portando il rialzo dell’ultimo mese all’11% non è quindi un caso. L’impatto delle aspettative sulla ricostruzione si tocca con mano.
Holcim
La svizzera Holcim si posiziona come il leader indiscusso nell’efficienza operativa e nella decarbonizzazione del settore. Per gli investitori che guardano all’Iran, Holcim rappresenta la scelta “premium”. La strategia di “Solutions & Products” dell’azienda permette di non vendere solo cemento grezzo, ma sistemi costruttivi completi, ideali per la ricostruzione rapida di complessi urbani.
La quotata svizzera ha dalla sua una generazione di Free Cash Flow superiore alla media del settore, il che le permette di finanziare espansioni organiche senza appesantire il leverage finanziario. Ragioniamo per ipotesi: in un contesto di ricostruzione post-bellica, la capacità di Holcim di fornire calcestruzzo a bassa emissione di carbonio potrebbe essere un requisito fondamentale per i progetti finanziati da organismi internazionali (come la Banca Mondiale o il FMI), sempre più attenti ai criteri ESG anche in zone di crisi. Inoltre la presenza capillare nel bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente garantisce a Holcim vantaggi logistici competitivi che si tradurranno in margini Ebitda più elevati rispetto ai competitor meno diversificati.
E anche in questo caso quel +8% di rialzo settimanale non è quindi un caso.
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Investire comporta un rischio di perdita
Heidelberg Materials
Concludiamo con la tedesca Heidelberg Materials che ha intrapreso un percorso di ottimizzazione dei costi che la rende estremamente reattiva ai cambiamenti della domanda globale. Con la tregua in Iran, la società potrebbe beneficiare direttamente dell’allentamento della tensione sui mercati energetici. Come rilevato da Teikoku Databank, il crollo del prezzo del petrolio è una manna per Heidelberg, permettendo di recuperare margini sui costi di cottura del clinker e sul trasporto.
L’esposizione di Heidelberg verso i mercati emergenti dell’Asia centrale e della Turchia pone l’azienda in una posizione di “hub” per la ricostruzione iraniana. Se Buzzi domina la qualità e Holcim la tecnologia, Heidelberg gioca la carta dell’efficienza di scala.
La ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz permetterebbe a Heidelberg di riattivare le rotte di esportazione dai suoi stabilimenti costieri, saturando la capacità produttiva che era rimasta sottoutilizzata durante i picchi del conflitto. Il rating degli analisti resta positivo, con un focus particolare sulla capacità dell’azienda di trasformare il calo dei costi delle materie prime in dividendi per gli azionisti.
Anche qui il dato settimanale è positivo (+3%) ma ancora di più lo è quello mensile (+8%).
Perché usare Freedom24 per investire sulle azioni delle costruzioni

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Investire comporta un rischio di perdita
Come scegliere le azioni legate alla ricostruzione post-bellica
Facciamo un discorso generale che tornerà utile quando, al contrario di quanto avvenuto questa settimana con acquisti compulsivi sulla ricostruzione, si tratterà di fare selezione.
La verità è che investire in contesti post-bellici richiede un approccio rigoroso e meno emotivo di quanto l’hype possa suggerire. Alcuni criteri generali sono sempre validi:
- logistica e supply Chain: in linea di principio meglio privilegiare aziende con stabilimenti produttivi entro un raggio di 500-1000 km dall’area di ricostruzione. Il cemento è un materiale “povero” dove il costo del trasporto incide pesantemente sul prezzo finale.
- esposizione energetica: sempre in linea di tendenza meglio scegliere società che hanno dimostrato capacità di hedging sui costi energetici o che hanno impianti moderni a basso consumo
- solidità del Bilancio (Net Debt/EBITDA): la ricostruzione richiede tempo e quindi è fondamentale che l’azienda possa sostenere cicli lunghi senza crisi di liquidità
- diversificazione Geografica: come evidenziato da Citi per Buzzi, la debolezza in un mercato (USA) deve essere compensata dalla forza in altri (Italia, Brasile, EAU).
Conviene iniziare a investire ora sulla ricostruzione in Iran?
Il mercato ha già prezzato la pace in Iran?
Sebbene il rialzo del segmento Construction & Material sembra suggerire che una piccola parte dell’ottimismo sia già nei corsi azionari, la verità è che la via verso un accordo è solo all’inizio.
L’investitore però, come visto, ragiona sulle aspettative e per lui investire adesso significa sfruttare il fatto che le valutazioni attuali non riflettono ancora i contratti a lungo termine che verranno siglati una volta che la tregua si trasformerà in pace. Del resto Buzzi è si in verde su mese ma è in rosso del 4% da inizio anno e lo stesso dicasi per Heidelberg Materials che nel 2026 ha perso il 14%.
E’ fuori discussione che la ricostruzione post-bellica del Medio Oriente può essere un forte catalizzatore per titoli delle costruzioni come quelli esaminati ma per adesso è tutto un ragionamento ipotetico. Il rischio che non ci sia pace ancora per lungo tempo resta alto.
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