Da circa un mese Piazza Affari sta attraversando una fase complessa. Il crollo globale dei listini, innescato dalla guerra in Iran, ha interessato anche il mercato azionario italiano colpendo in modo trasversale quasi tutti i settori. Dall’industria alla tecnologia, passando per i beni di consumo e i finanziari, il sentiment è più che mai fragile e dominato dall’incertezza.
A fare eccezione a questa situazione sono appena due comparti, energia e difesa, che stanno “beneficiando” del nuovo contesto internazionale (rialzo del prezzo del petrolio e corsa al riarmo). Tutto il resto della borsa italiana si muove in territorio negativo o comunque sotto pressione, con valutazioni in calo e tanta tanta tanta insicurezza.
A tutto questo c’è però un risvolto non per forza negativo (ma anzi potenzialmente positivo): finalmente il lungo ribasso ha riaperto lo spazio per individuare azioni sottovalutate. Parliamo di società con fondamentali comunque solidi e ottime prospettive di crescita che, prima del ritracciamento, erano arrivate a essere scambiate su multipli troppo elevati tanto da diventare inavvicinabili. Con il ribasso della borsa per effetto della guerra, questi titoli ora tornano ad essere disponibili a prezzi più contenuti. Non parliamo di società che si possono addirittura definire più che sottovalutate (sono praticamente a prezzi stracciati) ma che presentano fondamentali deboli e prospettive altamente incerte.
Quello che ci interessa fare è trovare quei titoli di borsa italiana che nel breve stanno soffrendo a causa della guerra ma che sono pronti a rimbalzare nel corso del 2026 non appena in Medio Oriente tornerà la stabilità.
Indice
Quali sono le azioni sottovalutate pronte a salire con la fine della guerra
Guardiamo a quei settori che hanno subito i ribassi più pesanti a causa dello shock energetico e della contrazione dei consumi provocati dalla guerra tra Usa e Iran ma che possiedono fondamentali solidi per un rimbalzo post-bellico.
Ed ecco chi troviamo:
- Stellantis
- Moncler
- Saipem
- Enel
- Nexi
- Intesa Sanpaolo
- Unicredit
Sette titoli in tutto ma, a conti fatti, tre settori: consumi/ lusso, infrastrutture e utility, finance e banche. Tutti comparti esposti alla guerra che hanno subito un deprezzamento in borsa proprio a causa del conflitto. Se dovesse finire, sarebbero pronti a tornare protagonisti.
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1 – Stellantis (STLA)
Appare tra i titoli italiani più penalizzati in assoluto: tra febbraio e marzo 2026 ha perso circa il 25% del suo valore e quota intorno ai 5,80€, quasi la metà rispetto ai massimi dello scorso anno. Un crollo così violento fa rumore ma è proprio qui che, a mio avviso, si nasconde la possibile opportunità.
Negli ultimi mesi Stellantis è stata molto venduta a causa di una combinazione di fattori: svalutazioni pesanti, sospensione del dividendo e timori macroeconomici legati alla recessione. In altre parole, è stato prezzato uno scenario quasi catastrofico. Quando succede questo, mi chiedo sempre: e se le cose andassero semplicemente meno peggio?
Oggi Stellantis tratta a multipli molto compressi rispetto alla sua storia. Questo significa che gran parte delle cattive notizie è già incorporata nel prezzo. Se anche solo alcuni dei fattori negativi dovessero attenuarsi, ad esempio una stabilizzazione geopolitica che riduca i costi logistici ed energetici, il mercato potrebbe rapidamente rivedere le proprie aspettative.
Ci sono poi dei possibili catalizzatori concreti. La ripresa della produzione a pieno regime e aggiornamenti sul piano di ristrutturazione previsto per il 2026 potrebbero cambiare la narrativa sul titolo. In questi casi, basta poco per innescare un repricing significativo.
Guardando ai target di consenso, che si collocano tra 9,30 € e 10,00 €, il potenziale upside è evidente. Certo il posizionamento resta rischioso ma è proprio il rapporto rischio/rendimento diventa interessante.
2 – Moncler (MONC)
Spostiamo sul settore lusso dove terrei d’occhio Moncler. A differenza di altri nomi, la quotata dei piumini ha dimostrato una resilienza notevole, ma il titolo resta comunque frenato da un contesto che definire incerto è poco.
Il punto centrale è questo: il mercato oggi non sta premiando i fondamentali, ma sta scontando i rischi. In particolare, il rallentamento dei flussi turistici long-haul e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente (la Russia era già scontata da anni) hanno compresso i multipli. Eppure, i ricavi di Moncler restano solidi, segnale che il brand continua ad avere forte appeal.
Io la vedo così: non siamo davanti a un’azienda in difficoltà, ma a un titolo temporaneamente bloccato da fattori esterni. Se questi dovessero normalizzarsi, lo spazio per una rivalutazione ci potrebbe essere. Una stabilizzazione del Medio Oriente, ad esempio, potrebbe riattivare rapidamente i flussi di turisti ad alta capacità di spesa verso l’Europa, driver chiave per Moncler.
C’è anche un primo segnale positivo: la recente promozione a Outperform con target a 65€. Ma il vero momento chiave potrebbe essere a breve. I dati del primo trimestre 2026 potrebbero fare da catalizzatore: se confermassero la solidità del business, il mercato potrebbe cambiare passo.
Moncler come storia di qualità temporaneamente sottovalutata….e spesso qualità e pessimismo si incontrano, possono nascere le opportunità migliori.
3 – Saipem (SPMI)
Su l’asticella della speculazione con le azioni Saipem. Non è un titolo tranquillo, ma proprio per questo può offrire un interessante potenziale di rivalutazione.
Saipem arriva da anni complicati, ma oggi si trova nel pieno di un percorso di turnaround. I risultati operativi stanno migliorando e il gruppo sta beneficiando di un contesto favorevole: il settore energetico è tra i pochi che continua a crescere, trainato sia dagli investimenti tradizionali soprattutto nell’offshore che dalla guerra in Medio Oriente.
Grazie ad un rally del 48% da inizio anno (dopo un 2025 in retromarcia), il titolo quota intorno a 3,7€, praticamente in linea al fair value medio stimato dagli analisti. Eppure, tra i più bullish, c’è chi ancora vede upside del 18%. Intanto il mercato continua a prezzare un elevato rischio operativo, legato soprattutto all’esposizione a aree geopoliticamente instabili, come il Golfo.
Qui entra in gioco il vero punto: molti progetti infrastrutturali ed energetici sono già nel portafoglio, ma restano congelati per motivi di sicurezza. Se il contesto geopolitico dovesse migliorare, questi contratti potrebbero sbloccarsi rapidamente, generando nuova visibilità sui ricavi.
Il prossimo catalizzatore sarà la trimestrale del 22 aprile 2026: numeri solidi potrebbero rafforzare la fiducia nel turnaround.
Tenendo anche conto delle numerose posizioni short attive (da tempo Saipem è il più shortato di tutto il Ftse Mib), il titolo non è per tutti.
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4 – Enel (ENEL)
Riabbassiamo l’asta con un titolo più equilibrato: Enel. Capace di combinare stabilità e potenziale crescita, Enel è uno dei più importanti player energetici europei, con una posizione molto forte nelle rinnovabili (vantaggio strategico evidente nel lungo periodo)
Dopo un 2025 brillante, nell’ultimo mese le azioni Enel hanno sofferto (-9% la prestazione mensile). Tra rischio rialzo dei tassi BCE, volatilità del prezzo del gas (TTF salito a 60€/MWh nella fase più calda della guerra) e mai sopiti timori sul debito, il mercato ha preferito tenere un approccio prudente. Il risultato che è le quotazioni potrebbero essere tornate su livelli più bassi del valore intrinseco.
Non vanno però scordati i fondamentali: Enel non è un’azienda in difficoltà, ma un leader del suo settore. Il piano industriale 2026-2028 va proprio in questa direzione, puntando su razionalizzazione, riduzione del debito e maggiore focalizzazione sugli asset core più redditizi. Se eseguito bene, può cambiare la percezione del mercato.
C’è poi un elemento che spesso fa la differenza: il dividendo. Enel è considerata una vera regina sotto questo aspetto, e la prospettiva di una crescita annua intorno al 6% diventa molto interessante, soprattutto in un contesto di stabilizzazione dei prezzi energetici.
Il mercato oggi teme ancora la volatilità del gas a causa della guerra in Medio Oriente ma se questo rischio dovesse attenuarsi (se la guerra dovesse finire) Enel potrebbe tornare a essere vista per quello che è: una macchina di cassa solida e prevedibile.
Trigger di breve sono i conti del primo trimestre 2026.
5 – Nexi (NEXI)
Torniamo ad alzare l’asta del rischio e anche in modo significativo: Nexi. Inutile fare giri di parole: probabilmente è uno dei titoli più bocciati dal mercato, ma proprio per questo potrebbe nascondere il maggiore potenziale speculativo.
Il prezzo, intorno ai 3€, resta vicino ai minimi storici. Al di là dei problemi domestici, un in contesto caratterizzato da un sentiment estremamente negativo a causa della guerra, il mercato sta praticamente prezzando uno scenario in cui i consumi, e quindi i pagamenti digitali, restano depressi a lungo.
E se questo scenario non si verificasse? Se le tensioni geopolitiche si attenuassero e si evitasse la contrazione economica stimata, Nexi potrebbe essere tra le prime a beneficiarne. Il suo business è direttamente legato ai volumi di transazione: se c’è fiducia sui consumi, i ricavi tendono a reagire rapidamente.
Alcuni analisti vedono un ritorno di Nexi nell’area 3,80–4,00 €, che rappresenterebbe un upside interessante dai livelli attuali. Nel breve, il segnale da monitorare è il superamento della resistenza tecnica a 3,28 €.
6 – Intesa Sanpaolo (ISP)
Per stabilità e rendimento Intesa Sanpaolo è tra la realtà più solide di tutto il Ftse Mib. E’ un discorso trasversale a tutti i player del settore: le banche italiane oggi hanno bilanci robusti. La dinamica di Intesa SP è semplice: forte rialzo nel 2025 ma nel 2026 quotazioni in calo del 14% con brusca accelerata in giù soprattutto nell’ultimo mese per effetto della guerra. Il mercato ha preferito la prudenza per via del contesto macro e dei timori legati a tassi e qualità del credito.
Molte di queste paure sono già incorporate nei prezzi. In particolare, il rischio che il conflitto possa generare un aumento dei crediti deteriorati (NPL) è sopravvalutato.
Se il contesto dovesse stabilizzarsi, questi timori di coda potrebbero ridursi rapidamente così come si sono imposti. Ecco allora che quel potenziale di upside (30%) implicato dal target price medio (6,6€) potrebbe tornare ad essere, almeno in parte, percorribile.
Nel frattempo, vieni pagato per aspettare. Intesa prevede un dividendo complessivo di 0,37 € per il 2025, con una parte in arrivo a maggio 2026.
7 – Unicredit (UCG)
Più o meno lo stesso discorso della storica rivale. Anche Unicredit presenta una spiccata efficienza operativa ma fa i conti con il nervosismo causato dalla guerra.
Il problema è sempre lo stesso: timori su tassi, fiducia e possibile aumento dei crediti deteriorati (NPL) in caso di peggioramento dello scenario geopolitico. I fondamentali di Piazza Gae Aulenti sono solidi ma i multipli fanno i conti con la geopolitica.
C’è però un punto interessante: Unicredit ha sempre dimostrato una forte capacità di generare capitale e restituirlo agli azionisti, soprattutto tramite buyback massicci. Questo crea un supporto importante al titolo.
Se il contesto dovesse migliorare, il mercato potrebbe rapidamente rivalutare il settore bancario nel suo complesso. Unicredit (-15% nel 2026 e -14% nel mese della guerra) sarebbe pronta a ripartire anche perchè ha anche tanti catalizzatori dalla sua a partire dal dossier Commerzbank.
Nel brevissimo, un catalizzatore chiave sarà la trimestrale anticipata al 4 maggio 2026. Solida come banca, ma con una spinta in più grazie alla disciplina operativa e alla remunerazione degli azionisti.
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Cosa significa davvero azioni sottovalutate
Prima di fare qualche “nome”, è fondamentale chiarire cosa si intende per azioni sottovalutate.
Un’azione è considerata sottovalutata quando viene scambiata a un prezzo inferiore rispetto al suo valore intrinseco, cioè il valore reale dell’azienda calcolato sulla base dei fondamentali.
Questo concetto è strettamente legato al fair value, ovvero il prezzo teorico che un titolo dovrebbe avere secondo analisi finanziarie. Quando il prezzo di mercato è inferiore al fair value, c’è potenziale di crescita e il mercato, nel tempo, potrebbe allinearsi al valore reale, spingendo i prezzi verso l’alto.
Altra chiave di lettura è quella delle azioni a sconto. Se un titolo quota molto al di sotto dei suoi massimi storici o dei target degli analisti, potrebbe rappresentare un’opportunità. Non sempre il ribasso è giustificato dai fondamentali: spesso riflette semplicemente il sentiment negativo (come sta avvenendo proprio a causa della guerra).
Tra gli indicatori più utilizzati per scovare le azioni sottovalutate c’è il rapporto P/E (Price/Earnings). Un P/E basso rispetto alla media del settore può indicare che il mercato sta sottovalutando quel titolo.
Infine c’è il concetto di prezzamento. Senza farla tanto lunga, il prezzo di un’azione è il risultato dell’incontro tra domanda e offerta e incorpora aspettative, emozioni e contesto macroeconomico. Proprio per questo motivo, nel breve periodo può allontanarsi dal valore reale, creando inefficienze che gli investitori più attenti cercano sempre di sfruttare.
Tenendo conto di tutto questo diventa quasi intuitiva la separazione tra azioni sottovalutate pronte a recuperare subito con la fine della guerra e azioni a super-sconto ma con fondamenta incerte a prescindere dall’attuale crisi.
Azioni sottovalutate e potenziale rialzo post-guerra (tabella riassuntiva)
Per comodità nella tabella in basso abbiamo sintetizzato tutto quello che abbiamo messo in evidenza nei paragrafi specifici.
| titolo | motivo della sottovalutazione | possibile driver del rialzo (pace) |
| Nexi – Moncler | Paura recessione consumi | rilancio del consumi |
| Stellantis | Costi logistici e calo domanda | riduzione costi energia e componenti |
| Saipem | Rischio operativo geopolitico | sblocco grandi progetti in Medio Oriente |
| Enel | Volatilità prezzi gas | stabilizzazione margini energetici |
| Intesa Sanpaolo – Unicredit | Paura recessione | ripresa PIL |
Cosa puoi fare adesso?
Restiamo sul brevissimo: il mercato sta attualmente monitorando la scadenza del 6 aprile 2026, data fino alla quale la presidenza USA ha garantito la sospensione degli attacchi ai siti energetici iraniani. Se i negoziati in 15 punti tra Iran e Usa dovessero portare a un cessate il fuoco permanente, non è da escludere che ci possa essere un “short squeeze” (rapida ricopertura delle posizioni ribassiste) che potrebbe interessare proprio alcuni dei titoli sopra citati.
Il contesto attuale resta complesso, ma proprio per questo offre opportunità che non si vedevano da tempo. Le fasi di ribasso non sono solo momenti di rischio: sono anche il terreno ideale per individuare azioni sottovalutate con potenziale di crescita. Con XTB puoi investire a senza commissioni fino a 100.000€ e proprio adesso c’è anche la promozione Free Stock con una azione gratuita all’apertura del conto (attivala da questo link).
Il 2026 non è come gli anni passati: l’obiettivo non è più inseguire il mercato, ma anticiparlo. E ciò significa individuare azioni solide ma penalizzate dal sentiment. Questo può fare la differenza quando la guerra in Iran finirà.
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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















