condutture di petrolio
Prezzo petrolio previsioni con guerra in Iran (www.risparmioggi.it)
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Dove arriverà il prezzo del petrolio con la guerra è forse la domanda più calda per gli investitori quando siamo oramai nel pieno della terza settimana di conflitto tra Usa e Iran. Mentre le quotazioni del greggio oscillano in modo molto marcato risentendo ora del pessimismo e ora dell’ottimismo, solo chi ha davvero il polso della situazione si è reso conto che le dinamiche attuali del greggio ricordano, e per certi versi superano, gli shock energetici del passato. Il punto è che il mix tra guerra, interruzioni logistiche e strategie politiche dei vari contendenti (vere e presunte) stanno creando una tempesta perfetta sul dato dell’offerta

Il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol lo ha detto chiaramente: siamo di fronte a una minaccia sistemica per l’economia globale. Milioni di barili al giorno risultano compromessi, e i danni alle infrastrutture energetiche stanno aggravando ulteriormente lo squilibrio del mercato. E allora non c’è da stupirsi se molte banche d’affari, dopo avere aumentato le previsioni sul prezzo del petrolio già dopo la prima settimana di conflitto, sono di nuovo tornate ad aggiornale. Ovviamente al rialzo. La rapidità dei cambiamenti delle stime è l’altra faccia della forte volatilità che caratterizza le quotazioni petrolifere.

Per chi è investito sul greggio, anticipare i movimenti di mercato resta il chiodo fisso. Le previsioni aggiornate possono essere di aiuto.

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Offerta petrolifera sotto pressione: è il vero motore del rialzo

Il principale driver dietro l’impennata dei prezzi è la crisi dell’offerta. Le interruzioni nei flussi di petrolio attraverso Hormuz (fino a quasi 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati) sono uno shock senza precedenti recenti. Non si tratta solo di quantità mancanti, ma anche di una perdita di fiducia nella stabilità delle catene di approvvigionamento.

Contraccolpo della crisi dell’offerta sono i colli di bottiglia logistici, in particolare nelle rotte strategiche. Chi è investito in queste settimane di conflitto lo ha toccato con mano: la possibilità che snodi fondamentali del commercio energetico restino limitati o chiusi anche temporaneamente alimenta la speculazione e spinge i prezzi verso l’alto. In questo contesto, anche una riduzione marginale dei flussi può avere un impatto amplificato sui prezzi.

A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge poi la capacità inutilizzata limitata dei produttori. Anche volendo compensare le perdite, il sistema globale non ha sufficiente margine per reagire rapidamente. Il risultato è un mercato estremamente sensibile a ogni nuova notizia vera o falsa che sia.

E’ vero i players dei settore stanno valutando contromisure, come il rilascio di riserve strategiche ma, arrivati a questo punto della guerra, azioni simili sono viste dagli analisti come soluzioni temporanee perchè possono calmare i mercati nel breve periodo, ma non risolvono il problema strutturale.

Previsioni petrolio aggiornate su breve e medio termine

Entrando nel cuore della domanda ossia dove arriverà prezzo del petrolio con la guerra, le ultime previsioni rilasciate da Goldman Sacsh indicano un potenziale di rialzo molto significativo nel breve termine.

Scrivono dalla banca d’affari Usa che nel giro di poche settimane, il Brent potrebbe stabilizzarsi attorno a livelli medi di circa 110 dollari al barile, mentre il WTI potrebbe avvicinarsi ai 105 dollari se lo strozzamento dell’offerta dovesse persistere per diverse settimane. Solo dopo questa fase di shock, prospettano dalla banca Usa, di potrebbe essere una lenta normalizzazione.

Questa fase successiva si concretizzerebbe quindi nel medio termine portando ad una stabilizzazione del prezzo del petrolio comunque sempre su prezzi più elevati rispetto a quelli medi degli ultimi anni. Le nuove previsioni di Goldman Sachs sulle quotazioni medie per il 2026 vedono il Brent a 85 dollari al barile e il WTI a 79 dollari al barile, in rialzo dalle stime precedenti.

Sia pure con sfumature molto forti, tanto nella prospettiva di breve quanto in quella di medio termine, il mercato sta prezzando il rischio geopolitico più alto.

Infine un fattore chiave che secondo la banca d’affari Usa può far pendere più verso l’alto o verso il basso le previsioni di breve e medio termine del petrolio è il comportamento dei governi. Se questi dovessero aumentare le scorte strategiche per proteggersi da future crisi, si creerebbe una domanda aggiuntiva che potrebbe sostenere i prezzi del greggio anche nel lungo periodo.

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Cosa può fare chi è investito sul petrolio

Le prime tre settimane di guerra tra tweet, bluff e trattative reali hanno dimostrato che la volatilità non è più episodica, ma strutturale. Meglio prenderne atto soprattutto se si è già investiti sul petrolio. C’è una implicazione a tutto questo: strategie basate su trend stabili potrebbero risultare meno efficaci rispetto a operazioni più dinamiche e reattive.

Operativamente la lezione emersa in queste settimane di guerra è la possibilità di sfruttare i movimenti legati ai rumors. Prospettiva adatta ai trader speculativi che operano con strumenti derivati come i CFD parte dell’assunto (dimostrato) che ogni aggiornamento (vero e falso è secondario) è in grado di causare oscillazioni rapide e significative. Un approccio simile richiede disciplina e gestione del rischio rigorosa che non sono per tutti.

Sul lungo termine, invece, chi è investito dovrebbe restare freddo e insensibile ai repentini cambi di passo dei prezzi anche in day trading. Siamo in una logica più da investing e a pesare sono l’evoluzione reale della guerra in Iran, le decisioni sulle riserve strategiche e lo stato delle infrastrutture energetiche. I migliori ETF petrolio risentono soprattutto di queste variabili.

La risposta alla domanda dove arriverà prezzo del petrolio con la guerra dipenderà dalla durata e dall’intensità del conflitto, ma una cosa è certa: il mercato energetico è entrato in una nuova fase, più instabile, potenzialmente più redditizia per chi sa interpretarla correttamente ma di certo più rischiosa.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.