trader disperato
Le ragioni per cui le banche affondano in borsa (www.risparmioggi.it)
Acquista questa azione senza commissioni al 0%

Azioni delle banche in caduta libera a Piazza Affari nella penultima della settimana. Vendite copiose sono in corso su tutti i bancari con volumi sopra la media. Nel primo pomeriggio a crollare a picco sono le azioni Monte dei Paschi, Banco BPM e Unicredit. La banca toscana, già in forte difficoltà da questa mattina, ha rapidamente allargato il passivo e ora il suo -4,25% a 7,16 euro vale la maglia nera sul Ftse Mib.

Anche i ribassi di Unicredit (-3,55% a 65,2 euro) e Banco BPM (-3,3% a 11,38 euro) danno all’occhio. E poi ci sono tutte le altre banche da Mediobanca a Intesa Sanpaolo passando per BPER Banca a consolidare la convinzione che sia in atto un vero e proprio sell-off sulle banche. Mal comune mezzo gaudio (ma neppure più di tanto) la fuga dai bancari riguarda tutte le borse europee ed è sintetizzata da quel ribasso di oltre 3 punti percentuali che caratterizza il settoriale Euro Stoxx Banks.

Il fatto che sul Ftse Mib a crollare siano soprattutto le azioni Monte Paschi e Mediobanca potrebbe indurre a pensare che dietro alle forti vendite ci siano questioni riguardanti la fusione. Ieri sono stati stabiliti i concambi ossia quante azioni MPS per ogni azione Mediobanca gli investitori riceveranno e non sono mancate le polemiche. In realtà, però, il fatto che tutto il settore bancario stia crollando lascia pensare che questa questione non stia impattando più di tanto. Più semplicemente Monte dei Paschi è la peggiore tra le peggiori perchè nelle ultime due sedute si era mossa in rialzo ed è quindi normale il più ampio scotto di oggi.

La verità è che c’è un problema di comparto. La domanda, quindi, va oltre i singoli titoli bancari e diventa più generale: perchè le banche stanno crollando in borsa?

Proviamo a fare delle ipotesi.

XTB

  • ✅ Un'azione gratis alla registrazione
  • ✅ Zero commissioni su azioni e ETF reali*
  • ✅ A partire da 10€
  • ✅ Interessi sui fondi non investiti
  • ✅ Cashback 1% su ewallet PRO
*Fino a 100.000€ di volume al mese poi 0,2% - 76% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore

Crollo banche in borsa: cosa sta succedendo?

Inutile girarci attorno perchè dietro al tracollo dei titoli bancari c’è un generale deterioramento del sentiment macro-finanziario sobillato dalle notizie che arrivano dal Medio Oriente con la guerra tra Usa e Iran che non solo sta mostrando di non essere una questione di pochi giorni (come Trump aveva fatto intendere) ma che al contrario corre il rischio di allargarsi.

I mercati non sono stupidi ma anticipatori e sanno che il solo risultato di un conflitto prolungato sarebbero inevitabili forti perturbazioni sul lato dell’offerta energetica. E infatti proprio a causa della crescente instabilità il prezzo petrolio continua a muoversi su livelli elevati, sostenuto da nuovi episodi di tensione nelle rotte marittime e dalla quasi paralisi dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il commercio globale di greggio.

Il problema è che neppure l’annuncio dell’Agenzia internazionale dell’energia di un rilascio straordinario di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche è stato sufficiente a raffreddare il mercato visto che Brent resta stabilmente intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile.

Cosa centrano le banche in tutto questo è presto detto. Gli investitori, non fidandosi, stanno rivalutando il profilo di rischio del settore bancario: la correlazione tra shock energetico, inflazione e politica monetaria si sta rapidamente rafforzando, e proprio questa concatenazione di fattori rappresenta la chiave interpretativa del nuovo crollo dei titoli bancari.

Il petrolio come shock inflazionistico e il ritorno della politica monetaria restrittiva

Guardiamo la situazione dal lato tecnico. Dal punto di vista macroeconomico, il rally del petrolio agisce come un classico shock di offerta negativo, capace di trasmettersi rapidamente all’inflazione attraverso i costi energetici e logistici.

Storicamente, quando il prezzo del greggio supera soglie critiche, come l’area dei 100 dollari, la correlazione con l’inflazione headline tende ad aumentare sensibilmente, soprattutto nelle economie importatrici di energia. Questo meccanismo riaccende le aspettative di inflazione e complica il lavoro delle banche centrali, che potrebbero essere costrette a mantenere o addirittura irrigidire la stance monetaria per evitare effetti di secondo livello sui salari e sui prezzi dei servizi.

Tutto ciò significa necessità di una revisione delle traiettorie dei tassi di interesse: le curve dei rendimenti tendono a incorporare scenari di tassi più elevati per più tempo, aumentando la volatilità nei segmenti più sensibili al ciclo macroeconomico. In termini tecnici, l’inasprimento delle condizioni monetarie genera una doppia pressione sui mercati azionari: da un lato aumenta il tasso di sconto utilizzato nelle valutazioni, riducendo il valore attuale dei flussi di cassa futuri; dall’altro segnala un possibile rallentamento dell’attività economica globale.

In questo contesto le banche diventano particolarmente esposte perché il loro modello di business dipende fortemente dall’andamento del ciclo economico, dalla qualità del credito e dalla stabilità delle condizioni finanziarie. Ecco quindi perchè stanno crollando in borsa.

Freedom24

  • ✅ 0% commissioni su azioni e ETF
  • ✅ Azioni gratis con codice WELCOME
  • ✅ Holding quotata al NASDAQ
  • ✅ Nessun deposito minimo richiesto
  • ✅ View con rendimento medio 16%
  • ✅ Assistenza clienti in italiano
Investire comporta un rischio di perdita

La correlazione tra banche, ciclo economico e rischio macro

Il sell-off dei titoli bancari riflette quindi una dinamica di correlazione macro-finanziaria complessa. In una prima fase, tassi di interesse più elevati possono teoricamente favorire il settore, ampliando i margini di interesse. Tuttavia, quando l’inasprimento monetario deriva da uno shock inflazionistico legato alle materie prime, la relazione tende a invertirsi.

L’aumento del prezzo del petrolio comprime i redditi reali di famiglie e imprese, riduce la domanda aggregata e accresce il rischio di rallentamento economico o addirittura di stagflazione, uno scenario storicamente penalizzante per il sistema bancario. Gli investitori iniziano quindi a scontare un possibile deterioramento della qualità degli attivi bancari, con un incremento dei crediti deteriorati e una riduzione della domanda di finanziamenti.

Parallelamente, l’aumento della volatilità sui mercati obbligazionari e azionari può ridurre l’attività nei segmenti di investment banking e di gestione patrimoniale.

In termini di correlazione empirica, nelle fasi di shock energetico persistente si osserva spesso una correlazione negativa tra prezzi del petrolio e performance relative del settore bancario, proprio perché il primo diventa un indicatore anticipatore di stress macroeconomico. Ecco quindi che il crollo delle banche non è un semplice movimento settoriale, ma un segnale di mercato più ampio con gli investitori stanno progressivamente prezzando il rischio che il nuovo shock petrolifero si traduca in inflazione più persistente, politiche monetarie più rigide e un peggioramento del quadro macro globale.

Seguici su Telegram! Iscriviti qui

Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.