Il crollo delle azioni IBM ha scosso tutta Wall Street nella seduta di ieri. Esito inevitabile visto che con un ribasso del 13,2% a 223,35 dollari quella rimediata da IBM è una delle sue peggiori performance giornaliere degli ultimi anni. sell-off ha aggravato il bilancio da inizio 2026, portando il passivo annuale a circa -23% riaccendendo i timori sulla sostenibilità di alcune aree chiave del business.
Ci sono dei motivi ben precisi alla base del tracollo. Ad innescare la vendita massiccia di azioni IBM è stato un annuncio arrivato dal fronte dell’intelligenza artificiale: Anthropic ha presentato nuove funzionalità del suo prodotto Claude Code dedicate alla modernizzazione del codice COBOL, un segmento che rappresenta storicamente un’area ad alta marginalità per IBM.
Il mercato ha reagito in modalità sell first, ask later, penalizzando un titolo già fragile in un contesto di rotazione settoriale e volatilità elevata sul comparto tech.
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La minaccia AI sul business COBOL: cosa cambia per IBM
Il punto centrale della vicenda riguarda il linguaggio COBOL (Common Business-Oriented Language), ancora oggi ampiamente utilizzato nei sistemi bancari, assicurativi e governativi. Si stima che circa il 95% delle transazioni ATM negli Stati Uniti sia ancora gestito da infrastrutture basate su COBOL. Parliamo di centinaia di miliardi di righe di codice attive ogni giorno, in ambienti mission-critical.
IBM è uno dei principali attori globali nella gestione e modernizzazione di questi sistemi legacy. Attraverso servizi di consulenza e soluzioni proprietarie, il gruppo supporta istituzioni finanziarie e grandi imprese nel processo di aggiornamento e migrazione verso architetture più moderne. Questo business genera ricavi ricorrenti e contratti pluriennali, con barriere all’ingresso legate alla complessità tecnica.
L’annuncio di Anthropic cambia però la narrativa. Claude Code sarebbe in grado di automatizzare le fasi di analisi ed esplorazione del codice COBOL, attività che tradizionalmente richiedono mesi di lavoro da parte di team di consulenti altamente specializzati. Lo strumento AI mappa le dipendenze tra migliaia di linee di codice, documenta i flussi di dati e individua rischi operativi, riducendo drasticamente tempi e costi.
Se l’Intelligenza Artificiale rende meno costosa la comprensione del codice legacy, la marginalità delle attività di modernizzazione potrebbe comprimersi.
Effetto domino sul settore: a crollare non sono solo le azioni IBM
Il sell-off non ha colpito solo le azioni IBM. Anche Accenture e Cognizant hanno registrato ribassi significativi nella stessa seduta. Il minimo comun denominatore tra le tre le società è che tutte hanno una forte esposizione ai servizi di modernizzazione dei sistemi legacy, inclusi ambienti COBOL.
Un appunto: il comparto tecnologico era già debole prima dell’annuncio, complice un clima di crescente nervosismo legato alla disruption portata dall’AI generativa. Nelle settimane precedenti, diversi titoli della cybersecurity erano stati penalizzati dopo che Anthropic aveva introdotto funzionalità di scansione automatica delle vulnerabilità software. Il fatto è che il mercato sta progressivamente prezzando un nuovo scenario: molte attività ad alta intensità di consulenza potrebbero essere automatizzate (e ne sa qualcosa il risparmio gestito globale che per lo stesso motivo era andato a picco nelle scorse settimane).
Per IBM il problema è duplice. Da un lato, c’è il rischio diretto di compressione dei ricavi nel segmento legacy. Dall’altro, emerge un tema di percezione: l’azienda, che ha investito miliardi per posizionarsi nell’AI e nel cloud ibrido, viene ora vista come potenziale vittima della stessa rivoluzione tecnologica che sta cercando di cavalcare.
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Da inizio anno -23% per le azioni IBM: correzione tecnica o cambio strutturale?
Come accennavamo in precedenza, il ribasso del 13,2% ha accelerato una tendenza negativa già in atto. Il titolo IBM ha ora accumulato un calo del 23% da inizio anno e questo è un chiaro segnale che il mercato sta rivedendo al ribasso le aspettative di crescita. La domanda chiave per gli investitori è se si tratti di una reazione eccessiva o dell’inizio di una revisione strutturale delle prospettive.
Dal punto di vista fondamentale, il business COBOL non è facilmente sostituibile dall’oggi al domani. Le grandi istituzioni finanziarie operano in ambienti regolamentati, dove la migrazione di sistemi critici richiede test approfonditi e validazioni normative. Inoltre, la carenza di sviluppatori COBOL è un problema reale, ma proprio questa scarsità ha finora sostenuto la domanda di servizi specializzati.
Tuttavia, la narrativa AI sta cambiando la percezione del rischio. Se strumenti come Claude Code riuscissero davvero a ridurre i tempi di modernizzazione da anni a trimestri, come dichiarato, la pressione competitiva aumenterebbe in modo significativo. L’equazione economica citata da Anthropic – comprendere il codice legacy costa più che riscriverlo – potrebbe essere ribaltata dall’automazione.
IBM si potrebbe quindi trovare dinanzi a un bivio: integrare rapidamente strumenti AI proprietari oppure stabilire ancora più rapidamente partnership per evitare di subire la disruption.
Inutile dire che, alla luce della situazione in atto, nel breve termine la volatilità potrebbe restare elevata, mentre nel medio periodo sarà decisiva la capacità del gruppo di dimostrare che l’AI non eroderà i margini, ma diventerà un acceleratore di crescita.
Per ora, Wall Street ha scelto la prudenza, scontando il rischio di una trasformazione più rapida e più profonda del previsto.
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