E’ giovedì nero per le azioni Nexi. Il titolo dei pagamenti digitali è stato travolto dalle vendite fin dal primo istante di scambi allargando sempre di più il suo passivo. La pressione ribassista, alimentata da volumi boom, è talmente intensa da costringere più volte Borsa Italiana a sospendere gli scambi sulle azioni Nexi mandandole in asta di volatilità per eccesso di ribasso. A metà mattinata il crollo è del 19,6% a 2,72 euro: uno dei peggiori movimenti registrati negli ultimi anni sul listino principale di Piazza Affari.
E’ chiaro che non stiamo parlando di una semplice presa di profitto ma di panic selling, con una vera e propria fuga dal titolo Nexi. Gli investitori stanno liquidando le posizioni in massa mentre i volumi scambiati schizzano verso l’alto, segnale tipico di una perdita di fiducia improvvisa e generalizzata.
Il crollo odierno di Nexi peggiora ulteriormente una situazione già fragile dal punto di vista della performance. La quotata è in ribasso del 22% nell’ultimo mese, del 45% su base annua e addirittura dell’81% negli ultimi cinque anni. Una discesa quasi ininterrotta che contrasta con la buona performance complessiva della borsa italiana nello stesso periodo, trainata soprattutto dal settore bancario.
Molti investitori stanno attribuendo il crollo di oggi delle azioni Nexi esclusivamente ai risultati 2025 pubblicati dal gruppo. In realtà la questione è più complessa. Dietro il sell-off si nasconde un insieme di fattori: conti difficili da interpretare ma soprattutto una maxi svalutazione dell’avviamento e non in ultimo un problema di “credibilità” del titolo dopo anni di performance negative.
Indice
Il vero motivo del crollo di Nexi: la maxi svalutazione da quasi 4 miliardi
Il punto più critico dei conti 2025 riguarda senza dubbio la svalutazione dell’avviamento effettuata dalla società. Nexi ha infatti contabilizzato una svalutazione non cash di circa 3,7 miliardi di euro, un’operazione contabile che ha completamente ribaltato il risultato finale dell’esercizio.
È importante capire cosa significa. Quando una società cresce tramite acquisizioni, paga spesso un prezzo superiore al valore contabile delle attività acquistate. Questa differenza viene registrata a bilancio come avviamento (goodwill). Se nel tempo le prospettive di valore cambiano, l’azienda può essere costretta a svalutare quell’avviamento.
Dal punto di vista finanziario non si tratta di un esborso di cassa, ma dal punto di vista contabile l’impatto è enorme. La svalutazione deve infatti essere registrata nel conto economico, con un effetto diretto sull’utile.
XTB
- ✅ Zero commissioni su azioni e ETF reali*
- ✅ A partire da 10€
- ✅ Interessi sui fondi non investiti
- ✅ Cashback 1% su ewallet PRO
Ed è esattamente ciò che è accaduto a Nexi e che spiega il crollo di oggi. Nonostante il business operativo abbia continuato a generare risultati positivi, il risultato netto reported è precipitato a una perdita di 3,38 miliardi di euro, contro l’utile di 167 milioni registrato nel 2024.
Si tratta di un segnale che pesa come un macigno. Una svalutazione di queste dimensioni infatti indica implicitamente che alcune acquisizioni del passato non stanno generando il valore atteso, o che le prospettive future del business sono state riviste al ribasso.
Anche se l’operazione non implica uscite di cassa immediate, la percezione per gli investitori è chiara: il valore contabile del gruppo è stato drasticamente ridimensionato.
Conti operativi positivi ma crescita troppo debole
Il paradosso della situazione è che, al netto della svalutazione, i risultati operativi di Nexi non sono stati negativi. Anzi, sotto alcuni aspetti mostrano una crescita moderata. Sembra assurdo ma le azioni Nexi crollano nonostante i buoni risultati di esercizio.
Alcuni numeri.
Nel 2025 i ricavi sono saliti a 3,59 miliardi di euro, in aumento del 2,1% rispetto ai 3,51 miliardi del 2024. Il dato è sostanzialmente in linea con il consensus degli analisti.
Anche la redditività operativa ha registrato un lieve miglioramento. L’Ebitda normalizzato è cresciuto da 1,86 miliardi a 1,9 miliardi di euro, con un margine del 53,1%. Ancora l’utile normalizzato ha raggiunto 783,3 milioni di euro, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente.
Questi numeri indicano che il business dei pagamenti digitali continua a generare flussi di cassa solidi. Tuttavia per molti investitori non è sufficiente. Nexi è stata a lungo valutata come una piattaforma tecnologica ad alta crescita, ma negli ultimi anni l’espansione del fatturato è diventata molto più lenta.
Una crescita del 2% dei ricavi appare modesta per una società che opera in un mercato teoricamente dinamico come quello dei pagamenti digitali. Questo elemento alimenta il dubbio che il gruppo possa trovarsi in una fase di maturità anticipata, con prospettive di espansione più limitate rispetto alle aspettative iniziali del mercato.
Debito elevato e fiducia fragile degli investitori
Un altro elemento che pesa sulla percezione del titolo riguarda la struttura finanziaria. Alla fine del 2025 Nexi presentava una posizione finanziaria netta negativa per 4,94 miliardi di euro.
Il rapporto debito netto/EBITDA è pari a 2,6 volte, un livello non necessariamente critico ma comunque significativo per un gruppo che negli ultimi anni ha costruito la propria crescita attraverso acquisizioni.
La società ha comunque mostrato una buona capacità di generare cassa. Nel 2025 l’excess cash generation ha raggiunto 806 milioni di euro, con un incremento del 12% rispetto al 2024.
Il management punta inoltre a ridurre gradualmente la leva finanziaria fino a un livello compreso tra 2,0x e 2,5x l’EBITDA, mantenendo al tempo stesso lo status di società investment grade.
Il problema vero di Nexi: un grafico che scende da cinque anni
Al di là dei numeri di bilancio, il vero nodo per il crollo azioni Nexi potrebbe essere la storia borsistica del titolo.
Il grafico mostra una discesa quasi continua negli ultimi cinque anni, con un calo complessivo superiore all’80%. In un periodo in cui molti titoli del listino italiano, soprattutto le banche, hanno registrato performance molto positive, Nexi è rimasta intrappolata in un trend ribassista persistente.
Questo elemento pesa moltissimo nel comportamento degli investitori istituzionali e retail. Molti operatori adottano infatti una regola semplice: evitare i titoli con trend strutturalmente negativi.
Freedom24
- ✅ 0% commissioni su azioni e ETF
- ✅ Azioni gratis con codice WELCOME
- ✅ Holding quotata al NASDAQ
- ✅ Nessun deposito minimo richiesto
- ✅ View con rendimento medio 16%
- ✅ Assistenza clienti in italiano
La logica è chiara. Se un titolo scende da anni mentre il mercato sale, significa che qualcosa nel modello di business o nella percezione del mercato non funziona. E in questi casi molti investitori preferiscono spostare il capitale verso società con momentum positivo.
Il risultato è un circolo vizioso: il titolo scende, la fiducia diminuisce, gli investitori vendono e la pressione ribassista si alimenta da sola.
Anche il nuovo piano strategico 2026-2028, presentato durante il Capital Markets Day, potrebbe non essere sufficiente a cambiare il sentiment. Nexi punta a una crescita dei ricavi intorno al 5% a fine piano e prevede 2,4 miliardi di excess cash nel triennio, oltre a dividendi in aumento di almeno il 5% annuo.
Ma per molti investitori queste promesse arrivano dopo anni di delusioni borsistiche. E quando la fiducia viene meno, servono risultati concreti e prolungati nel tempo per invertire il trend.
Insomma il nuovo crollo azioni Nexi non è spiegabile con un solo fattore. La svalutazione miliardaria dell’avviamento ha certamente acceso la miccia, ma il vero problema è più profondo: crescita percepita come debole, debito elevato e una storia borsistica negativa che dura ormai da anni.
Da qui la fuga degli investitori.
Seguici su Telegram! Iscriviti qui
Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















