Ci sarà anche un BOT trimestrale nell’asta di giovedì 9 aprile, la prima del nuovo mese. Non solo quindi maxi ammontare sul tavolo (10 miliardi in tutto di titoli proposti tramite il sistema competitivo), ma anche un ritorno destinato a restare nella storia recente delle emissioni di Buono Ordinari del Tesoro: quello appunto del BOT a 3 mesi. Certo la parte da leone sarà comunque sul BOT a 12 mesi a cui è da sempre riservata la prima asta di titoli di stato del mese (7,5 miliardi di euro l’ammontare che verrà offerto per questa scadenza), ma il nuovo trimestrale è già vincitore della classifica della curiosità. Mancando infatti da tanto tempo, è proprio su di lui che si sta concentrando l’attenzione degli investitori alla vigilia del collocamento.
E allora in questa nostra consueta analisi del giorno precedente, partiamo proprio dal nuovo BOT a 3 mesi per poi occuparci dopo del titolo annuale.
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Nuovo BOT trimestrale nell’asta del 9 aprile 2026: le caratteristiche
Su di lui sono tutti i riflettori dell’asta dell’9 aprile: è il nuovo BOT trimestrale con caratteristiche pensate per intercettare la domanda di strumenti a brevissimo termine. Tecnicamente si tratta della prima tranche del titolo ISIN IT0005704454 con emissione fissata al 14 aprile 2026 e scadenza al 14 luglio 2026, per una durata complessiva di 91 giorni.
L’ammontare offerto è pari a 2,5 miliardi di euro (regolamento contestuale alla data di emissione) a cui potrebbe poi aggiungersi un ulteriore 10% dell’asta supplementare (750 milioni di euro).
Questo BOT trimestrale rappresenta una soluzione estremamente liquida e a basso rischio, coerente con strategie di parcheggio della liquidità o di gestione conservativa del portafoglio in una fase di mercato ancora incerta sui tassi. Come tutti i BOT, anche il trimestrale zero coupon: non distribuisce cedole e il rendimento deriva esclusivamente dallo scarto tra il prezzo di sottoscrizione, determinato in asta competitiva in funzione del rendimento richiesto dagli operatori, e il rimborso a 100 alla scadenza.
Inutile dire che ancor più per una durata così bassa come sono i tre mesi, la visibilità sul ritorno è elevata per chi mantiene il titolo fino a maturity, ma resta strettamente legata alle condizioni di mercato al momento dell’asta, in particolare al livello dei tassi monetari a breve. Anche per il BOT a 3 mesi la soglia minima di accesso resta fissata a 1.000 euro e ciò rende il prodotto accessibile anche alla clientela retail evoluta.
La storia dice che il BOT trimestrale può risultare interessante per chi punta a flessibilità e rapido reinvestimento, riducendo l’esposizione al rischio di duration.
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Anche nuovo BOT a 12 mesi in asta: ISIN IT0005704447
Parallelamente, l’asta del 9 aprile include anche il nuovo BOT annuale, identificato dal codice ISIN IT0005704447, anche esso alla prima tranche.
In questo caso la durata è di 365 giorni, con emissione il 14 aprile 2026 e scadenza il 14 aprile 2027, per un importo offerto pari a 7,5 miliardi di euro. La dimensione dell’emissione riflette anche esigenze di rifinanziamento, considerando che alla stessa data giungono a scadenza BOT annuali per circa 7,7 miliardi di euro.
Tecnicamente questo titolo rappresenta un’opzione più strutturata rispetto al trimestrale visto che offre un orizzonte temporale coerente con strategie di allocazione a breve-medio termine, ma sempre all’interno del segmento monetario. Anche in questo caso il meccanismo di rendimento resta quello tipico dei BOT: assenza di cedole e guadagno determinato dal differenziale tra prezzo di acquisto e rimborso a valore nominale. Tuttavia, rispetto al titolo a 3 mesi, il BOT annuale incorpora una maggiore esposizione alle aspettative sui tassi, rendendolo più sensibile alle dinamiche della politica monetaria lungo l’intero arco dell’anno.
Ecco perchè la partecipazione all’asta richiederebbe una valutazione più attenta del contesto macro e delle prospettive sui rendimenti governativi. Il fatto che la circolazione complessiva dei BOT a fine marzo 2026 superasse i 134 miliardi di euro, con una netta prevalenza proprio della componente annuale, è la dimostrazione della centralità della lunghezza annuale nella gestione del debito a breve termine.
Insomma mentre il nuovo BOT trimestrale si presta a logiche di breve respiro e massima liquidità, il BOT a 12 mesi è più scelta più orientata al rendimento, pur mantenendo un profilo di rischio contenuto e una struttura semplice e trasparente.
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