Diciamo la verità. Qualche investitore magari già sazio l’avrà di certo pensato in mente sua: le azioni Eni sono salite troppo a causa del rally del petrolio e magari è il caso di iniziare a trarre profitto per evitare di restare bruciati. Non sappiamo, né ci interessa sapere, se chi ha fatto un pensiero simile lo ha poi tradotto in strategia trading. Sappiamo però che, contrariamente ai venti di preoccupazione, il rialzo di Eni è proseguito anche oggi in un contesto di borsa che nulla ha a che fare con quello dei giorni scorsi.
Fino a ieri, infatti, il Cane a Sei Zampe intercettava quello che il resto della borsa perdeva a causa della paura per la guerra in Iran; nella sessione odierna Eni avanza nonostante tutta Piazza Affari sia in generale rialzo. Insomma la situazione di borsa è evoluta, ma gli investitori continuano a comprare azioni Eni.
Risultato di questo protagonismo del colosso energetico è su prezzi e performance: 23,3 euro per comprare un’azione Eni ossia il 28% in più rispetto a un mese fa e il 70% in più su base annua. Proprio l’andamento mensile certifica se mai ce ne fosse bisogno quello che è il vero e solo catalizzatore dei buy: il petrolio.
Nuove scoperte e spinta industriale: su Eni anche il fattore Libia
Se il petrolio resta il motore principale del rally di Eni, sullo sfondo si muovono anche driver industriali che il mercato non solo non sta ignorando (ci mancherebbe!) ma a cui sta dando una visibilità maggiore di quella che avrebbe dato in tempi normali. Insomma per dirla nel gergo degli investitori di più vasta esperienza, in questo periodo tutto quello che riguarda Eni viene inteso in modo euforico.
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E allora ecco che l’annuncio di due nuove scoperte di gas e condensati offshore in Libia, nelle strutture Bahr Essalam South 2 e South 3, diventa ennesimo supporto per la corsa delle azioni Eni. Che poi, per carità, le prime stime parlano di oltre 28 miliardi di metri cubi di gas, con reservoir di qualità elevata e già testati con risultati incoraggianti, ma il sospetto l’euforia sia ingigantita è legittimo.
In merito a queste scoperte è come se il mercato stesse speculando su un aspetto ben preciso: la vicinanza alle infrastrutture esistenti e soprattutto la possibilità che questi flussi sia destinati all’Italia, proprio in un momento in cui le prospettive di soddisfacimento del fabbisogno energetico vengono minacciate dalla guerra in Iran. In Libia Eni punta a raddoppiare la produzione entro il 2030.
Quiluma e crescita della produzione: numeri che pesano sul mercato
A rafforzare ulteriormente la narrativa rialzista ci pensa anche il fronte africano più profondo con l’avvio delle forniture dal giacimento Quiluma. Il progetto, sviluppato tramite il consorzio NGC, parte con una capacità di 150 milioni di piedi cubici al giorno, destinata a salire fino a 330 entro il 2026. Il gas viene trattato nell’impianto di Soyo e poi destinato sia all’export che al consumo interno.
Tradotto per gli investitori: più volumi, più stabilità dei ricavi e maggiore diversificazione geografica. In un contesto di prezzi energetici ancora sostenuti, ogni incremento produttivo significa leva operativa.
È anche questo mix tra petrolio forte e pipeline di crescita concreta che continua ad alimentare gli acquisti sul titolo, rendendo meno scontata l’idea che il rialzo sia già arrivato al capolinea.
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Analisi tecnica e giudizio degli analisti: rally maturo o ancora spazio?
Guardando ai grafici, il quadro resta impostato al rialzo ma con segnali di maturità.
I prezzi attuali di Eni hanno già superato i livelli che in precedenza rappresentavano resistenze chiave e si muovono in area 23,3 euro dopo aver sfondato i massimi dell’ultimo anno e mezzo a 23 euro. Ora diventano possibili estensioni verso 23,5 e 24 euro in caso di ulteriore forza. Tuttavia, è altrettanto vero che eventuali correzioni verso area 19 euro non comprometterebbero il trend, ma anzi potrebbero offrire nuovi punti di ingresso a quegli investitori che magari sono rimasti fermi perchè, per dirla riprendendo la prima parte dell’articolo, era convinti che il titolo avesse corso troppo.
Più delicato il discorso sul fronte degli analisti: alcune case come Equita, Goldman Sachs e UBS hanno di recente confermato il giudizio buy, ma con target price ormai quasi allineati alle quotazioni correnti. In particolare per la sim milanese l’obiettivo di prezzo è 24 euro (vicinissimo ai prezzi attuali), per la banca d’affari Usa 21 euro (già bello e stracciato) e per la banca inglese 27 euro (tra i più alti).
Del resto il consensus di target price sulle azioni Eni secondo le 23 valutazioni censite da Marketscreener è 19,6 euro, quindi sotto i prezzi attuali. Il mercato continua a comprare il Cane a Sei Zampe, ma il margine di upside si è palesemente assottigliato. E’ da qui il vero dilemma per gli investitori, tra cavalcare il trend o iniziare a monetizzare.
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