Prendere profitto sulle azioni Eni prima che questa volta non dovesse essere la volta buona e tra Usa e Iran non possa davvero arrivare la pace. Sembra essere questo l’orientamento che caratterizza la sessione odierna del Cane a Sei Zampe. Ovviamente sintetizzato in quelli che sono i numeri a metà sessione: quotazioni giù del 5,8% a 22,56 euro e maglia nera di tutto il Ftse Mib.
Va sempre tenuta in considerazione quella che è la prestazione più di lungo termine, ma volendo limitare il focus solo a quello che sta accadendo oggi si direbbe che le azioni Eni stiano proprio crollando. Quel rosso che colora il colosso petrolifero spicca ancora di più perchè il contesto generale di tutta la borsa di Milano è al contrario a dir poco improntato al rialzo. C’è tanta euforia in quel +1,92% del paniere di riferimento di Piazza Affari che è frutto delle speranze di un accordo di pace tra Usa e Iran dopo la decisione americana di bloccare la controversa operazione Project Freedom che ieri aveva fatto temere una ripresa delle ostilità. E poi c’è il rovescio delle medaglia di tutto questo con le azioni petrolifere, Eni in testa, che pagano il ribasso del prezzo del petrolio.
Una dinamica normale e, in fin dei conti, speculare a quello che è accaduto tante volte negli ultimi mesi con borse a picco e energetici con Eni in testa su di giri per effetto di una recrudescenza della tensione Usa – Iran.
Ora però il punto diventa un altro: le azioni Eni sono alla resa dei conti? Tutto dipenderà dall’evoluzione della situazione in Medio Oriente.
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Quale è la situazione delle azioni Eni in borsa?
Lo abbiamo accennato all’inizio: se si focalizza l’attenzione su quello che sta accadendo in borsa oggi le azioni Eni stanno si crollando. Il ragionamento cambia allargando il frame di osservazione. La caduta libera del Cane a Sei Zampe allarga il passivo mensile al 9% ma, “grazie” alla guerra e alla chiusura dello stretto di Hormuz con tutte le ripercussioni globali che ci sono state, Eni resta sempre in verde del 36% da inizio anno e del 76% su base annua. E questi sono numeri da primato destinati ad entrare nella storia del colosso italiano.
Tanto forte è stato il rialzo allo scoppio delle ostilità a fine febbraio/inizio marzo (massimi sfondati a oltre 25 euro nelle fasi più acute della crisi), tanto rapida è la tendenza alle prese di profitto che proprio oggi sta trovando la sua consacrazione. In pratica il Cane a Sei Zampe sta rivivendo quando già era accaduto a metà aprile. Ci si è scordati della sessione di borsa del 17 aprile (era un venerdì) quando le azioni Eni andarono a picco chiudendo a 21,76 euro (contro i 23,4 euro della sessione precedente) perchè il possibile accordo tra Usa e Iran sembrava ad un passo?
Come andò a finire è cosa nota ma in borsa non esistono situazioni che sono una lo specchio delle altre. Tanto per iniziare rispetto ad allora è passato altro tempo e più passa il tempo più la crisi energetica globale rischia di aggravarsi. Da qui a dire che per le trattative di pace possa essere la volta buona ce ne passa, ma anche negare la presenza di spiragli per un accordo sarebbe inesatto.
Di certo la situazione è fluida. E allora meglio guardare ad altro. Per esempio alla possibile generosità-extra di Eni.
Il maxi-dividendo catalizzatore di Eni in ottica investing?
La politica di remunerazione di Eni come leva di attrazione per gli investitori che intendono andare al di là della speculazione estrema legata alla situazione in Iran.
Come noto la politica di ritorno agli azionisti nel 2026 si muove su un binario più aggressivo rispetto al passato, combinando una cedola ordinaria salita a 1,1 euro per azione (+5%) con un piano di buyback che arriva a 2,8 miliardi, livello sensibilmente più alto rispetto alle precedenti tornate di riacquisto. Il punto che interessa davvero il mercato, però, è il cambio di struttura: non si parla più solo di distribuzione fissa, ma di una componente variabile che può trasformarsi in un extra-dividendo legato all’andamento delle materie prime energetiche. Morale la remunerazione è molto più ciclica e sensibile al contesto macro.
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Il meccanismo è costruito come una griglia di condizioni e non come una semplice promessa aggiuntiva. Nello scenario di riferimento i parametri sono abbastanza neutri: Brent intorno agli 83 dollari, gas europeo vicino ai 50 euro/MWh e margini di raffinazione sugli 8 dollari al barile. In questa configurazione la politica resta quella ordinaria. La parte interessante per chi guarda il titolo in ottica investimento è però il superamento di determinate soglie: se il petrolio sale oltre i 90 dollari, oppure se il gas accelera in modo marcato rispetto ai livelli di budget (circa +50%), oppure ancora se la raffinazione si rafforza fino a circa 9 dollari al barile, allora entra in gioco la componente straordinaria.
In presenza di questi scenari positivi, la scelta è estremamente aggressiva sul ritorno al mercato: l’intero surplus viene redistribuito agli azionisti. Esiste anche una zona di mezzo da non sottovalutare: se il Brent si muove sopra lo scenario base ma non raggiunge la soglia più alta, una quota prevalente della liquidità aggiuntiva viene comunque indirizzata ai buyback, rafforzando ulteriormente il sostegno al titolo.
Con queste premesse, quindi, la cedola di Eni, non sarebbe più soltanto una componente “difensiva” del titolo, ma un potenziale acceleratore di rendimento legato direttamente al ciclo energetico. In questo contesto, il dividendo straordinario del Cane a Sei Zampe diventerebbe un vero e proprio catalizzatore per il titolo. Al di là della situazione in Iran.
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