bandiera EU e scritta ETF su tablet
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La raccolta degli ETF UCITS ha aggiornato un nuovo massimo storico nel secondo trimestre del 2026. Tra aprile e giugno gli afflussi hanno raggiunto 132,5 miliardi di dollari, superando il precedente record di 125 miliardi registrato nei primi tre mesi dell’anno. È un risultato che non rappresenta soltanto un nuovo traguardo per l’industria degli investimenti passivi, ma offre anche indicazioni molto utili su come stanno cambiando le preferenze degli investitori europei.

Dietro questi numeri si nasconde infatti una precisa fotografia del mercato: maggiore propensione al rischio, ritorno dell’interesse verso Wall Street, fiducia nelle prospettive dell’intelligenza artificiale e, allo stesso tempo, una domanda ancora molto sostenuta per le obbligazioni governative. Analizzare la raccolta degli ETF domiciliati in Europa significa quindi comprendere dove si stanno dirigendo i capitali e quali asset class stanno beneficiando maggiormente dell’attuale scenario finanziario.

Nuovo massimo storico per gli ETF europei nel secondo trimestre 2026

Il trimestre aprile-giugno è stato il migliore mai registrato dall’industria europea degli ETF.

La raccolta complessiva ha raggiunto 132,5 miliardi di dollari, superando il precedente primato dei primi tre mesi dell’anno. Ancora più interessante è la continuità con cui gli afflussi sono aumentati nel corso del trimestre.

Ad aprile la raccolta si era fermata a 42,2 miliardi di dollari. A maggio era salita a 44,3 miliardi, mentre giugno ha ulteriormente migliorato il risultato con 46,1 miliardi, confermando una crescita progressiva e costante.

Questo andamento suggerisce che non si è trattato di un singolo episodio legato a movimenti tattici di mercato, ma di una tendenza che si è consolidata mese dopo mese.

Secondo l’analisi di David Hsu, Head of Index Equity and ETF Product Specialism di Vanguard Europe, il miglioramento del sentiment degli investitori è stato favorito dall’allentamento delle tensioni geopolitiche, dalla diminuzione dei prezzi del petrolio e dalle aspettative sempre più favorevoli sugli utili societari, sostenute dal continuo sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.

Nel primo semestre la raccolta degli ETF UCITS sù del 60%

Il dato trimestrale acquista ancora più valore osservando l’andamento dell’intero semestre.

Tra gennaio e giugno gli ETF domiciliati in Europa hanno raccolto complessivamente 257,5 miliardi di dollari, contro i 163 miliardi dello stesso periodo del 2025.

L’incremento sfiora il 58%, una crescita che conferma come gli ETF stiano diventando sempre più centrali nella costruzione dei portafogli degli investitori europei.

L’espansione dell’industria non riguarda soltanto gli operatori professionali. Anche gli investitori retail utilizzano sempre più frequentemente gli ETF per realizzare strategie di investimento diversificate, sfruttando la possibilità di accedere a interi mercati con un unico strumento e costi competitivi.

Gli ETF azionari restano il principale motore della raccolta

La parte più consistente dei nuovi capitali continua a indirizzarsi verso gli ETF azionari.

Nel solo mese di giugno questa categoria ha raccolto 36 miliardi di dollari, confermandosi il principale motore della crescita dell’intero comparto.

Particolarmente significativo il risultato ottenuto dagli ETF azionari core, cioè quei prodotti che replicano i grandi indici di mercato e rappresentano spesso il nucleo principale di molti portafogli. A giugno la raccolta ha raggiunto 26,4 miliardi di dollari, il miglior dato mensile mai registrato e superiore anche al precedente record stabilito ad aprile.

Nei primi sei mesi dell’anno gli ETF core hanno così accumulato afflussi pari a 121 miliardi di dollari, evidenziando come gli investitori continuino a privilegiare esposizioni ampie e ben diversificate piuttosto che strategie troppo specialistiche.

Buoni risultati sono arrivati anche dagli ETF Smart Beta, che hanno attirato 3,8 miliardi di dollari, e dagli ETF sostenibili, con afflussi pari a 2,4 miliardi. Le altre categorie hanno invece registrato movimenti più contenuti, senza particolari segnali di uscita dal comparto azionario.

Wall Street torna al centro delle preferenze degli investitori

Proseguendo nell’analisi dei dati sulla raccolta degli ETF UCITS, uno degli aspetti più interessanti riguarda la distribuzione geografica dei flussi.

Per la prima volta dall’inizio del 2026 gli ETF dedicati all’azionario statunitense sono risultati la categoria più acquistata del mese. A giugno hanno raccolto 14,5 miliardi di dollari, stabilendo un nuovo record e tornando davanti a tutte le altre esposizioni geografiche.

Il dato riflette il ritorno dell’interesse verso Wall Street, alimentato soprattutto dall’ottimismo sulle prospettive di crescita delle società maggiormente coinvolte nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Alle spalle degli Stati Uniti si sono collocati gli ETF globali, con 12,7 miliardi di dollari, seguiti dagli strumenti dedicati ai mercati sviluppati, che hanno raccolto 8,2 miliardi.

Più debole, invece, il quadro europeo. Gli ETF focalizzati sull’Area euro hanno registrato deflussi netti per 1,8 miliardi di dollari, mentre saldi leggermente negativi hanno interessato anche alcune esposizioni dedicate all’Europa e ai singoli mercati nazionali.

Tra gli ETF obbligazionari vincono ancora i governativi

Anche il comparto obbligazionario ha continuato ad attirare nuovi capitali, sebbene con un ritmo meno sostenuto rispetto al mese precedente.

A giugno gli ETF bond hanno raccolto 9,9 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 15,6 miliardi di maggio ma comunque in linea con la media registrata dall’inizio dell’anno.

La categoria preferita resta quella degli ETF sui titoli governativi, che ha registrato 3,1 miliardi di dollari di nuovi investimenti nel mese e 23,1 miliardi da inizio anno.

Positive anche le raccolte degli ETF high yield e di quelli dedicati alle obbligazioni societarie, entrambe pari a 1,7 miliardi di dollari.

Un elemento significativo è rappresentato dall’assenza di deflussi tra le principali categorie obbligazionarie monitorate, segnale che gli investitori continuano a considerare il reddito fisso una componente essenziale del portafoglio anche in una fase di maggiore propensione al rischio.

Dal punto di vista geografico, gli ETF obbligazionari focalizzati sull’Area euro hanno attirato 4,3 miliardi di dollari, portando il saldo da inizio anno a 26,2 miliardi. Seguono gli Stati Uniti con 3,6 miliardi e i prodotti globali con 1,7 miliardi, mentre gli ETF dedicati ai titoli di Stato tedeschi hanno chiuso il mese con modesti deflussi.

Cosa indicano i dati sugli ETF UCITS

Fin qui i numeri. Proviamo ora a tirare qualche conclusione. Iniziamo col dire che i dati della raccolta non rappresentano soltanto una statistica sull’industria degli ETF UCITS ma al contrario offrono soprattutto indicazioni sulle convinzioni che stanno guidando gli investitori.

Da una parte emerge una crescente disponibilità ad aumentare l’esposizione azionaria, concentrandosi in particolare sugli Stati Uniti e sui grandi indici globali. Dall’altra continua a essere mantenuta una componente obbligazionaria di qualità, con una preferenza evidente per i titoli governativi e per le esposizioni investment grade.

Nei prossimi mesi l’evoluzione dei flussi dipenderà da diversi fattori. Le decisioni delle principali banche centrali sui tassi di interesse, l’andamento dell’inflazione, le tensioni geopolitiche e il mercato dell’energia continueranno a influenzare il comportamento degli investitori. Se il clima favorevole dovesse proseguire, gli ETF azionari potrebbero continuare a beneficiare dell’interesse per Wall Street e per i temi legati all’intelligenza artificiale. Al contrario, un ritorno della volatilità potrebbe riportare in primo piano gli ETF obbligazionari, soprattutto quelli investiti in titoli governativi, che continuano a rappresentare uno degli strumenti più ricercati per bilanciare il rischio complessivo del portafoglio.

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