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Trimestrali Citi e JP Morgan a confronto - RisparmiOggi.it
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La stagione delle trimestrali delle grandi banche americane, evento clou dell’autunno di Wall Street, è entrata nel vivo con i risultati di Citigroup e JP Morgan, due dei principali player finanziari della borsa. Le attese per le trimestrali dei due colossi bancari erano molto alte già da settimane. Obiettivo di investitori e trader capire se la solidità dell’economia americana e l’andamento delle attività di trading e investment banking avrebbero continuato a sostenere i bilanci delle grandi banche d’affari.

Ma come sono andate le trimestrali di Citi e JP Morgan? Entrambe le banche hanno registrato un aumento dell’utile rispetto allo stesso periodo del 2025, ma il confronto con le previsioni degli analisti restituisce un quadro differente. Citigroup ha superato le stime sia sul fronte dei profitti sia su quello dei ricavi, mentre JP Morgan ha mancato il consenso sull’utile per azione e sul giro d’affari, nonostante una crescita dei risultati rispetto a dodici mesi prima.

La reazione in borsa a dir poco singolare: mentre le azioni Citi cedono il 2,4% a 128,7 dollari, quelle di JP Morgan avanzano dell’1,15% sopra quota 338 dollari. Una risposta del mercato che, almeno a prima vista, appare quasi paradossale rispetto ai risultati pubblicati.

Trimestrale Citigroup: utile in crescita del 40% e ricavi sopra le attese

Il bilancio del terzo trimestre di Citigroup presenta numeri complessivamente positivi. La banca americana ha registrato un utile netto di circa 5,25 miliardi di dollari, in aumento del 40% rispetto ai 3,8 miliardi dello stesso periodo del 2025. L’utile diluito per azione si è attestato a 2,85 dollari, contro gli 1,86 dollari riportati un anno prima.

Anche i ricavi hanno superato le aspettative, raggiungendo 23,85 miliardi di dollari, con una crescita dell’8% su base annua. Il dato si confronta con i 23,72 miliardi attesi dal mercato, mentre per l’utile per azione il consenso era fermo a 2,65 dollari. Citigroup ha quindi battuto entrambe le principali stime, offrendo indicazioni positive sulla capacità di generare profitti.

Occorre tuttavia considerare un elemento che influenza il confronto con il terzo trimestre dello scorso anno. I risultati del 2025 erano stati appesantiti da una svalutazione dell’avviamento da 726 milioni di dollari, legata all’accordo per la cessione di una partecipazione del 25% in Grupo Financiero Banamex, istituto messicano. Al netto dell’effetto fiscale, l’onere straordinario era stato pari a 714 milioni.

Escludendo questa componente non ricorrente, l’utile netto del periodo precedente sarebbe stato di circa 4,5 miliardi di dollari e l’EPS di 2,24 dollari. La crescita resta quindi significativa anche utilizzando una base di confronto più omogenea, ma risulta meno accentuata rispetto al +40% comunicato su base contabile.

Per Citigroup si tratta, secondo quanto dichiarato dalla banca, del miglior terzo trimestre degli ultimi dieci anni in termini di ricavi.

La presidente e amministratrice delegata Jane Fraser ha sottolineato il miglioramento della redditività e dei rendimenti, attribuendolo all’esecuzione della strategia aziendale. Fraser ha inoltre evidenziato la restituzione di oltre 4 miliardi di dollari agli azionisti, tra distribuzioni e riacquisti, mentre il gruppo prosegue gli investimenti nella crescita e nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale.

Tra gli obiettivi finanziari indicati dalla manager figura un rendimento sul capitale tangibile compreso tra l’11% e il 13% nel breve termine, con l’ambizione di raggiungere successivamente il 14-15%.

JP Morgan: utili in aumento, ma il risultato delude gli analisti

Il quadro di JP Morgan è meno lineare. Il gruppo guidato da Jamie Dimon ha chiuso il terzo trimestre 2026 con un utile netto di 15,3 miliardi di dollari, in crescita del 6% rispetto ai 14,4 miliardi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

L’utile per azione EPS si è attestato a 5,57 dollari. Considerando l’esclusione di 658 milioni di dollari di perdite nette su titoli d’investimento, l’EPS sale a 5,75 dollari, ma rimane comunque al di sotto dei 5,90 dollari attesi dagli analisti censiti da LSEG.

Anche i ricavi gestionali, pari a 50,9 miliardi di dollari e in aumento dell’8% su base annua, hanno mancato il consenso, che si collocava intorno a 51,2 miliardi. Una doppia delusione che aiuta a spiegare perché il mercato abbia accolto i conti con maggiore cautela, almeno sul piano dei fondamentali.

Le attività di mercato hanno comunque offerto indicazioni contrastanti. I ricavi della divisione Markets sono aumentati del 15% a 10,3 miliardi di dollari, grazie soprattutto alla componente azionaria: gli Equity Markets hanno registrato un balzo del 49% a 5 miliardi, sostenuti in particolare dal prime brokerage e dai derivati. Al contrario, i ricavi del reddito fisso sono diminuiti del 4% a 5,4 miliardi, risentendo delle debolezze in diverse attività legate a materie prime, tassi, credito e finanza pubblica.

Sul fronte dell’investment banking, le commissioni sono cresciute del 14% su base annua, raggiungendo 3 miliardi di dollari. Il margine di interesse complessivo è salito del 13% a 27,1 miliardi, mentre le spese operative sono aumentate del 12% a 27,3 miliardi. Gli accantonamenti per perdite su crediti, invece, sono scesi a 2,7 miliardi dai 3,4 miliardi del terzo trimestre 2025.

La banca ha inoltre comunicato un coefficiente patrimoniale CET1 del 13,9%, in calo rispetto al 14,8% di un anno prima, e un dividendo trimestrale aumentato a 1,65 dollari per azione.

Commentando i conti, Jamie Dimon ha riconosciuto la tenuta dell’economia americana, sostenuta dai consumi e dagli investimenti aziendali, ma ha richiamato l’attenzione sui rischi legati a inflazione persistente, deficit fiscali, valutazioni elevate degli asset e tensioni geopolitiche.

Azioni Citi e JP Morgan: reazione di borsa in direzioni opposte

La parte più “curiosa” della giornata riguarda proprio la risposta degli investitori. Mentre è in corso la redazione dell’articolo Citigroup perde il 2,4% a 128,7 dollari, mentre JP Morgan guadagna l’1,15% e supera i 338 dollari.

Il movimento appare quasi “paradossale”: Citi ha battuto le previsioni sia sull’utile per azione sia sui ricavi, mentre JP Morgan ha mancato entrambe le principali stime. Eppure, la banca di Jane Fraser è sotto pressione, mentre quella di Jamie Dimon si muove in territorio positivo.

La spiegazione potrebbe essere cercata anche nelle aspettative incorporate nei prezzi e nella qualità della crescita, non soltanto nella direzione dei risultati rispetto al trimestre precedente. Nel caso di Citi, il forte incremento dell’utile è in parte influenzato dal confronto con un periodo appesantito da una svalutazione straordinaria. Gli investitori potrebbero quindi concentrarsi sulla capacità del gruppo di migliorare strutturalmente i rendimenti e raggiungere gli obiettivi dichiarati dal management.

Per JP Morgan, invece, la crescita dei ricavi, il miglioramento del margine di interesse e la forza delle attività azionarie possono contribuire a sostenere la fiducia del mercato, anche in presenza di risultati inferiori alle attese. La reazione positiva non cancella, tuttavia, le criticità emerse su reddito fisso, costi operativi e capitale.

Che dire dinanzi a tutto questo? Viene da pensare che battere le stime non garantisce automaticamente un rialzo in borsa, così come mancarle non implica necessariamente una seduta negativa. Insomma le trimestrali vanno lette insieme alle aspettative, alla composizione dei ricavi e alle prospettive indicate dai vertici.

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