trader disperato e grafico da sell
Crollo azioni Leonardo (www.risparmioggi.it)
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Il rientro alle contrattazioni dopo la lunga pausa pasquale è stato a dir poco terribile per le azioni Leonardo. Il colosso della difesa ha infatti chiuso la sessione di borsa con un passivo monstre dell’8,05% a quota 57,25 euro. Praticamente mai in gioco, Leonardo ha progressivamente allargato il suo passivo che fin dal primo pomeriggio ha poi assunto le dimensioni di un vero e proprio crollo. Il rosso emerso è stato così pesante da invertire il trend mensile della quotata.

Se fino a prima della pausa per festività, le azioni Leonardo presentavano un verde nel raffronto mese su mese, ora sono in negativo del 2,34%. Intendiamoci: la situazione non è assolutamente da alert visto che stiamo comunque parlando di un titolo che anno su anno resta in positivo del 41,7% e che negli ultimi 5 anni è addirittura salito del 707%! Detto questo però è quantomeno singolare che oggi le azioni Leonardo sono crollate proprio mentre la guerra Usa-Iran rischia di intensificarsi. Come è stato possibile tutto questo? Quale è la ragione per cui Leonardo affonda pur in un contesto potenzialmente favorevole per le azioni della difesa?

Ovviamente una spiegazione c’è.

Crollo azioni Leonardo: cosa è successo in borsa?

Perchè sono crollate le azioni Leonardo nonostante l’intensificazione della guerra in Iran è quindi la questione da sciogliere.

Ebbene quanto accaduto a Leonardo oggi dimostra come, nei mercati finanziari, i fattori micro possano prevalere su quelli macro. Nonostante il contesto favorevole per il comparto difesa, gli investitori hanno scelto di ridurre l’esposizione sul titolo in seguito ai rumor insistenti su un possibile addio dell’attuale amministratore delegato, Roberto Cingolani. Secondo diversi operatori, tra cui Equita, queste voci rappresentano il principale catalizzatore del sell-off che si è abbattuto sul titolo.

La perdita di oltre l’8% e il ritorno dei prezzi in area 57 euro segnalano un repricing immediato del rischio. Leonardo è crollata perchè il mercato teme che un cambio improvviso della leadership possa interrompere il percorso strategico avviato negli ultimi anni, che aveva contribuito a migliorare la percezione del gruppo presso gli investitori istituzionali. In altre parole, la guerra in Iran era e resta un driver positivo di lungo periodo, ma nel brevissimo il rischio di discontinuità manageriale ha palesemente avuto un impatto decisamente più rilevante.

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Il fattore governance pesa più della geopolitica: Leonardo a picco

Il contesto in cui sono maturate le indiscrezioni sulla possibile sostituzione di Cingolani è quello del rinnovo massivo delle cariche nelle società partecipate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sarebbero centinaia gli incarichi destinati a essere rinnovati nel 2026, coinvolgendo alcune delle principali blue chip italiane. Leonardo rientrerebbe pienamente in questo scenario.

Le voci sulla mancata riconferma di Cingolani si inseriscono proprio in questo processo. Diverse fonti di stampa indicano che il governo guidato da Giorgia Meloni possa optare per un cambio di guida. Le motivazioni sarebbero molteplici: da un lato, un presunto orientamento troppo europeista del manager; dall’altro, alcune frizioni nei rapporti istituzionali.

Indipendentemente dalla fondatezza di tali motivazioni, il punto chiave che spiega il violento crollo di Leonardo è l’incertezza.

Ed ecco che il rischio politico torna a essere una variabile concreta. Leonardo, in quanto gruppo a forte partecipazione pubblica, è particolarmente sensibile alle dinamiche governative. La prospettiva di un avvicendamento al vertice introduce un elemento di imprevedibilità che si è riflesso immediatamente sulle quotazioni.

Leonardo crolla perchè il mercato teme una discontinuità strategica

Negli ultimi anni, sotto la guida di Cingolani, Leonardo aveva intrapreso un percorso di razionalizzazione e rilancio, con una maggiore focalizzazione sui segmenti core e un rafforzamento della disciplina finanziaria. Proprio questa strategia aveva contribuito a migliorare il sentiment sul titolo, sostenendo la robusta performance in borsa.

Un cambio di CEO, soprattutto se percepito come dettato da logiche politiche più che industriali, rischia di compromettere questa traiettoria. Il mercato teme in particolare una revisione delle priorità strategiche, un rallentamento nei processi decisionali e possibili cambiamenti nella governance interna.

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In questo contesto, anche l’individuazione dei possibili successori contribuisce all’incertezza. Tra i nomi circolati nel giorno del sell-off del colosso della difesa ci sono manager di primo piano provenienti da realtà industriali e pubbliche (un esempio sui tutti è Folgiero, attuale CEO di Fincantieri) ma l’assenza di una decisione definitiva amplifica la volatilità.

Tra l’altro, secondo diversi analisti, la possibile sostituzione di Cingolani rappresenterebbe anche una sorpresa, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti e del fatto che lo stesso CEO era stato nominato dall’attuale esecutivo. Il mercato, quindi, non era proprio preparato a questo cambiamento e da qui l’entità del rosso che oggi si è abbattuto su Leonardo.

Valutazioni e prospettive: azioni Leonardo sotto osservazione

Nonostante il tracollo di oggi, la maggior parte delle case di investimento mantengono una visione costruttiva sul titolo Leonardo. Proprio la citata Equita, pur evidenziando l’incertezza introdotta dalla questione Cingolani, ha comunque ribadito la sua view bullish sul colosso della difesa con target price a 71 euro, decisamente sopra ai livelli attuali per un potenziale di upside di quasi il 33%.

Da qui si entra nel ramo delle ipotesi con il mercato che, attraverso il crollo di oggi, sembra aver reagito principalmente a un fattore temporaneo, legato all’incertezza sulla governance, e non certo a un deterioramento dei fondamentali. Il contesto geopolitico, a partire dalla guerra in Iran, continua infatti a supportare il settore della difesa nel medio-lungo periodo.

E’ invece plausibile che nel breve termine, il titolo resti verosimilmente sotto pressione almeno fino a quando non emergerà maggiore chiarezza sul futuro assetto manageriale.

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