grafico di borsa e barili Eni
Eni ha venduto i 10% di Baleine a Socar (www.risparmioggi.it)

Le azioni Eni si prendono la loro fetta di visibilità a Piazza Affari sfruttando l’annuncio della cessione del 10% di Baleine a Socar e il un più generale sentiment positivo che caratterizza il mercato azionario. Dopo la frenata delle ultime sedute, infatti, per il Ftse Mib è arrivato il rimbalzo. +1% l’andamento dell’indice di riferimento e +0,6% quello di Eni con il Cane a Sei Zampe che però già ieri era riuscito a strappare una progressione muovendosi in modo antitetico rispetto al trend generale. Servono 16,6 euro per comprare un singolo titolo Eni, il 4,5% in più rispetto a un mese fa ma soprattutto il 21% su base annua.

Certo ad impattare sui buoni corsi del colosso energetico è l’andamento del prezzo del petrolio ma l’esperienza insegna che commesse e accordi internazionali hanno sempre un certo effetto. Ecco perchè andremo ad analizzare i dettagli dell’accordo che è stato raggiunto con Socar per il passaggio della quota di Baleine. Di cosa si tratta? Quali sono i termini dell’intesa?

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Eni cede 10% di Baleine a Socar: i dettagli dell’operazione

Il fatto “price sensitive” è questo: Eni ha siglato un accordo vincolante con Socar, compagnia petrolifera statale dell’Azerbaijan, per la cessione del 10% della propria partecipazione nel progetto Baleine, il principale sviluppo offshore in Costa d’Avorio.

A seguito dell’operazione, la struttura azionaria del progetto vedrè il cane a sei zampe mantenere il 47,25% e il ruolo di operatore, affiancata da Vitol con il 30% e dalla compagnia statale ivoriana Petroci con il 22,75%.

Il progetto Baleine riveste un’importanza strategica rilevante. Scoperto nel 2021, rappresenta il primo sviluppo a emissioni nette zero di Eni in Costa d’Avorio ed è destinato a diventare un pilastro del sistema energetico del Paese. Oltre a coprire una parte significativa della domanda interna, Baleine rafforza il ruolo della Costa d’Avorio come hub energetico regionale per l’Africa occidentale.

Sul piano produttivo, le prime due fasi del progetto prevedono una produzione complessiva superiore a 62.000 barili di petrolio al giorno e oltre 75 milioni di piedi cubi di gas al giorno. Con l’entrata in funzione della Fase 3, il profilo di output è destinato a crescere in modo significativo, fino a circa 150.000 barili di petrolio e 200 milioni di piedi cubi di gas al giorno. Senza scendere ulteriormente nelle specifiche, si tratta di numeri che confermano la solidità industriale dell’asset e la sua capacità di generare flussi di cassa crescenti nel tempo.

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Eni monetizza Baleine: come leggere la cessione del 10% a Socar

Dal punto di vista industriale e finanziario, l’operazione si presenta coerente con il modello di gestione del portafoglio upstream adottato dal gruppo guidato da Claudio Descalzi. La strategia, nota come dual exploration, mira ad anticipare la valorizzazione delle scoperte esplorative attraverso la riduzione selettiva delle quote, mantenendo il controllo operativo e liberando risorse finanziarie. Per un investitore, questo approccio consente al colosso italiano di ridurre il capitale immobilizzato, migliorare il profilo di rischio e accelerare il ritorno sugli investimenti, senza compromettere la capacità di generare cassa nel medio-lungo termine.

La lettura sintetica da dare all’accordo può essere così riassunta: Eni ha monetizzato Baleine. Un fatto positivo.

Tra l’altro l’accordo con Socar si inserisce infine in una collaborazione più ampia tra i due gruppi. Nel corso del 2024, infatti, Eni e Socar hanno firmato tre Protocolli di intesa che spaziano dalla sicurezza energetica alla riduzione delle emissioni di gas serra, fino allo sviluppo della filiera dei biocarburanti. Un contesto che rafforza la valenza strategica della nuova operazione, andando oltre la singola cessione e delineando una partnership di lungo periodo. Altro fatto positivo.

Le azioni Eni all’attacco dei massimi?

Con un massimo intraday fin qui raggiunto a 16,67 euro, le azioni Eni stazionano sempre a ridosso dei massimi degli ultimi sette anni situazioni attorno a 16,75 euro. Il titolo rispetto a 5 anni fa è cresciuto di oltre il 93%. Un eventuale aggancio dei massimi indicati aprirebbe la porta per un ulteriore allungo. Al contrario è attorno ai 15,50 euro che ci sono i minimi gli ultimi tre mesi e uno discesa su quei livelli si attiverebbe nel caso in cui a prevalere dovessero essere i realizzi.

Sulle azioni Eni a metà mese sono intervenuti gli analisti di Equita che ribadendo la loro view bullish sintetizzata dal rating buy hanno alzato il target price a 18 euro. Rispetto ai valori attuali, il nuovo prezzo obiettivo assegnato dalla sim milanese implica un buon potenziale di upside che sostiene la possibile evoluzione del titolo verso i massimi.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.