Trimestrale di Eni ai raggi X nel premarket di Borsa Italiana in vista dell’apertura dell’ultima sessione settimanale di scambi. Come da attesa, il colosso energetico ha approvato ieri i conti del primo trimestre 2026 rendendoli poi noti al mercato prima dell’avvio delle contrattazioni. Considerando che fanno parte integrale della comunicazione anche le stime per tutto l’esercizio 2026 e la politica di remunerazione degli azionisti (con prossimi dividendi e buyback in primo piano) si può azzardare che il Cane a Sei Zampe abbia di fatto creato un’ipoteca sulla sua visibilità di borsa fin dal primo minuto di scambi.
C’è quindi attesa per quella che sarà la risposta degli investitori ai conti trimestrali della quotata oil. Le azioni Eni cavalcheranno i risultati ottenuti nel periodo gennaio – marzo oppure ci sarà una situazione più tranquilla essendo magari i conti già scontati dal mercato? Tutto potrebbe dipendere dalla corrispondenza tra trimestrale effettiva e attese della vigilia. Attenzione però anche all’andamento del prezzo del petrolio. In questi ultimi mesi il valore delle azioni Eni (oggi si parte da 23,28 euro) si è gonfiato per effetto dell’impennata del greggio a causa della crisi in Iran. Questa mattina il prezzo del greggio a New York (contratto scadenza giugno 2026) si è riportato in alto a 96 dollari al barile. Da questo fronte, quindi, potrebbe arrivare un supporto alle azioni Eni (almeno in teoria).
La trimestrale di Eni nel dettaglio
Nel primo trimestre 2026 Eni ha registrato un fatturato della gestione caratteristica pari a 22,96 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto ai 22,57 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il risultato riflette la resilienza del modello integrato, nonostante dinamiche macro non sempre favorevoli.
Sul fronte operativo, la produzione di idrocarburi del Cane a Sei Zampe si è attestata a 1,8 milioni di barili equivalenti al giorno, in rialzo rispetto ai livelli dell’anno precedente. Tuttavia, la redditività trimestrale di Eni ha mostrato segnali di contrazione con l’utile operativo proforma adjusted che è sceso a 3,54 miliardi di euro, penalizzato in particolare dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro e dall’assenza di componenti straordinarie positive che avevano sostenuto il confronto su base annua.
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Più nel dettaglio, l’utile operativo adjusted si è ridotto a 2,42 miliardi, mentre il risultato netto adjusted si è attestato a 1,3 miliardi di euro, in lieve flessione rispetto agli 1,41 miliardi del primo trimestre 2025. Il risultato netto complessivo è stato pari a 1,07 miliardi.
Dal punto di vista patrimoniale, al termine del primo trimestre 2026 è emerso un aumento dell’indebitamento netto, salito a 16,48 miliardi di euro a fine marzo 2026, con un leverage pari a 0,23. Sul fronte dei flussi, sempre nello stesso periodo di riferimento, la generazione di cassa operativa è stata pari a 1,43 miliardi, mentre il flusso di cassa operativo ante capitale circolante ha raggiunto 2,88 miliardi. Per finire, gli investimenti organici nel trimestre si sono attestati a 1,87 miliardi, in linea con la strategia industriale del gruppo.
Le previsioni su tutto l’esercizio 2026 di Eni
Guardando a tutto l’esercizio in corso, il management di Eni ha aggiornato ulteriormente le stime finanziarie che erano state già diffuse nel Capital Markets Update di un mese fa. Prudenza operativa e solidità dei flussi sono i capisaldi della view ritoccata.
In particolare, il gruppo prevede un CFFO adjusted (Cash Flow From Operations) pari a 13,8 miliardi di euro, assumendo uno scenario di prezzo del greggio Brent crude oil a 83 dollari al barile. E’ una previsione coerente con l’attuale contesto energetico in evoluzione per effetto della crisi in Iran.
Sul fronte degli investimenti, invece, il management ha confermato gli obiettivi già comunicati e quindi 7 miliardi di euro di investimenti organici lordi e 5 miliardi netti, a dimostrazione di una disciplina finanziaria che resta centrale nella strategia del gruppo. L’approccio rimane selettivo, con focus su progetti ad alta redditività e rapido ritorno.
Le previsioni aggiornate sull’esercizio 2026 delineano uno scenario in cui Eni sembra puntare a massimizzare la generazione di cassa mantenendo al contempo un controllo rigoroso sulla struttura dei costi e sugli impieghi di capitale.
Dividendi e buyback Eni all’insegna della massima generosità
Potrebbe essere questo il pezzo forte della trimestrale di Eni. Il Cane a Sei Zampe ha infatti ribadito il già noto incremento del dividendo del 5% a valere sull’esercizio 2026 (si sale a 1,1 euro per azione sempre in 4 tranche trimestrali).
Accanto alla cedola, il colosso oil ha però deciso di rafforzare in modo significativo il programma di riacquisto di azioni proprie. Il buyback è stato rivisto al rialzo fino a 2,8 miliardi di euro, con un incremento di circa il 90% rispetto alla precedente indicazione di 1,5 miliardi. L’up è da imputare al miglioramento atteso dei flussi di cassa rispetto al budget iniziale.
La logica sottostante è la seguente: il 60% dell’extra cassa generata rispetto al piano sarà destinato agli azionisti sotto forma di buyback, almeno fino a uno scenario di prezzo del greggio pari a 90 dollari al barile. In caso di condizioni ancora più favorevoli – con prezzi superiori o con un significativo aumento dei margini nel gas o nella raffinazione – la società prevede di distribuire il 100% dell’ulteriore upside tramite dividendi straordinari.
Con queste mosse, ovviamente frutto del contesto internazionale, Eni diventa un case study di combinazione tra dividendo elevato e buyback aggressivo, una strategia che punta a massimizzare il ritorno complessivo per l’azionista mantenendo al contempo flessibilità finanziaria.
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Cosa fare in borsa con le azioni Eni
Il confronto tra quelle che erano le previsioni della vigilia (consensus) e i conti trimestrali effetti, può suggerire cosa fare con le azioni Eni in borsa. Le stime della vigilia erano per un utile operativo adjusted proforma a quota 3,83 miliardi di euro e per un utile netto adjusted pari a 1,5 miliardi di euro mentre il flusso di cassa operativo era stimato a 3,35 miliardi di euro e la produzione a 1,78 milioni di barili equivalenti al giorno.
C’è poi il lato grafico. Eni arriva alla seduta di borsa della trimestrale con alle spalle quattro sessioni di fila in verde. L’ultimo ribasso è stato quello dello scorso venerdì quando i prezzi del Cane e Sei Zampe crollarono in scia alle indiscrezioni sulla riapertura di Hormuz (poi smentite dai fatti) attestandosi sotto i 21,8 euro. Da allora +4% settimanale per il titolo. Con la nuova spinta al rialzo, Eni ha portato il verde accumulato da inizio anno al 43%.
La risposta dei primi minuti di scambi post-trimestrale è positiva con i prezzi saliti fino a un massimo intraday a 23,5 euro non distante dal livello sensibile dei 23,7 euro il cui aggancio riporterebbe il titolo sui livelli della prima quindicina di aprile. A seguire c’è poi quota 25 euro da osservare nella consapevolezza che i massimi annui dei Cane a Sei Zampe sono a 25,015 euro e risalgono al 7 aprile scorso. Come si può notare anche lato tecnico il legame tra rally delle azioni Eni e crisi in Iran è totale.
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