Osservate speciali “di ufficio” nella seduta di borsa di oggi 9 aprile sono le azioni Eni. Il titolo del Cane a Sei Zampe è stato indubbiamente il protagonista assoluto di questo primo trimestre 2026 avendo sfruttato nel migliore dei modi il rally del prezzo del petrolio innescato dalla guerra tra Usa e Iran e la fuga dalla quasi totalità delle azioni causata sempre dal conflitto. Ieri però per Eni è stato il giorno della resa dei conti con quotazioni a picco e maglia nera sul Ftse Mib. E oggi, cosa succederà in borsa? Ci sarà un rimbalzo tecnico oppure la fase di ritracciamento sarà destinata a proseguire?
A prescindere dalle risposte non ci sono dubbi sul fatto che fin dal primo minuto di scambi le azioni Eni saranno nei radar di molti investitori. Per due ragioni: la forte sovraesposizione assunta dal titolo in molti portafogli negli ultimi mesi anche a causa della fuga da tanti comparti azionari e il fatto che la situazione in Medio Oriente sia in costante evoluzione.
Azioni Eni e prezzo del petrolio: c’è già un cambio rispetto a ieri
L’andamento del prezzo del petrolio è il driver che più di tutti ha sostenuto nel azioni Eni in quest’ultimo mese. La quotata del Cane a Sei Zampe riparte da 23,5 euro dopo aver lasciato ieri sul parterre oltre 8 punti percentuali. Il crollo è arrivato a seguito della tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran e del conseguente forte ritracciamento delle quotazioni del greggio. Da annotare che nonostante il sell di ieri, l’entità del rialzo messo a segno dal titolo in quest’ultimo mese era talmente ampia che ad oggi la prestazione mensile, con tutto il rosso di ieri, conserva comunque un rialzo dell’11%. E vista che ci siamo vale la pena rammentare anche altri due indicatori di lungo termine: il +43% da inizio 2026 e il +110% su base annua.
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Premesso tutto questo, la situazione odierna già non è quella di ieri. Il prezzo del petrolio a New York, infatti, si è riportato a 97,5 dollari al barile. Siamo lontani dagli oltre 100 dollari al barile dei giorni e delle settimane scorse, ma c’è pur sempre un rialzo. I minimi raggiunti dal contratto con scadenza maggio 2026 per effetto della tregua tra Usa e Iran sono giù più lontani. Visto che il contesto è già cambiato non ci sarebbe niente di strano se le azioni Eni trovassero subito un pronto rimbalzo dopo il crollo di ieri. Anche perchè il petrolio ha ripreso a salire in quanto la tregua raggiunta tra Usa e Iran si sta rivelando molto fragile anche a causa degli attacchi israeliani contro l’Iran e del persistente rallentamento ad Hormuz.
Barclays ha fiducia sulle azioni Eni: sono da sovrappesare
Proprio nel bel mezzo del crollo di ieri, sulle azioni Eni c’è stata una nuova iniezione di fiducia da parte degli analisti. A scendere in campo mentre i trader vendevano è stata Barclays che ha confermato il rating overweight sulle azioni Eni alzando il target price a 28,5 euro, valore che implica un potenziale di upside di oltre il 24,5% rispetto ai prezzi correnti della quotata. Per gli analisti inglesi le azioni Eni, nonostante il rally messo a segno da inizio 2026, devono continuare ad essere sovrappesate anche perchè hanno spazio per salire fino a oltre 28,5 euro.
Assumendo questa valutazione il crollo di ieri del titolo è da intendersi come correzione tecnica, inserita in un trend di fondo ancora solido e sostenuto da fondamentali robusti.
Dal punto di vista strategico, la visione degli analisti si fonda sulle linee guida presentate dall’amministratore delegato Claudio Descalzi durante l’ultimo Capital Markets Day.
Il gruppo ha delineato una politica finanziaria orientata alla creazione di valore per gli azionisti, con un focus esplicito sulla remunerazione del capitale. In uno scenario di prezzo del petrolio superiore ai 90 dollari al barile (come visto oggi si è riportato attorno ai 100 dollari), Eni prevede la distribuzione di liquidità eccedente sotto forma di dividendi straordinari, rafforzando l’appeal del titolo in ottica income.
Ma anche il profilo finanziario resta un punto di forza: il debito è posizionato su livelli storicamente contenuti, mentre i programmi di buyback procedono con continuità, contribuendo a sostenere le quotazioni e a migliorare gli indicatori per azione.
E’ quindi il mix tra disciplina finanziaria, generazione di cassa e politiche di ritorno agli azionisti molto forti ad essere un driver chiave per una rivalutazione del titolo Eni nel medio periodo.
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Driver industriali e rischi: efficienza operativa vs volatilità del greggio
Oltre agli aspetti finanziari, l’outlook positivo espresso da Barclays sulle azioni Eni si basa anche su fattori industriali distintivi. Gli esperti inglesi hanno evidenziato in particolare l’efficacia del modello operativo di Eni, che combina innovazione interna e governance semplificata. Il cosiddetto approccio copy/paste nell’ingegneria upstream consente al gruppo di replicare rapidamente progetti già testati, mantenendo costi di sviluppo inferiori alla media di settore e accelerando i tempi di esecuzione.
A questo si affianca il cosiddetto modello satellitare, che permette di sviluppare asset complessi attraverso strutture più agili e focalizzate, riducendo le inefficienze burocratiche. Secondo gli esperti è proprio questo assetto organizzativo a supportare l’obiettivo di una crescita della produzione upstream del 3-4% annuo fino al 2030, accompagnata da un incremento ancora più marcato dei flussi di cassa operativi. Inutile dire la prospettata maggiore produzione significa leva operativa positiva.
Restano però alcune criticità. Al di là delle sempre deboli chimica e raffinazione, il vero fattore esogeno è ovviamente il prezzo del petrolio perchè se le quotazioni dovessero crollare, Eni ne subire lel conseguenza. Insomma il petrolio come driver di rialzo ma anche principale driver di rischio per Eni.
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