mercato ribassista e logo Google (AI)
Crollo azioni Alphabet - RisparmiOggi.it
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Il mercato aveva già messo in conto una crescita sostenuta del business pubblicitario di Google, ma i numeri arrivati dalla trimestrale di Alphabet sono stati talmente preoccupanti da sollevare un interrogativo che di certo sarà ora destinato a diventare tarlo nei ragionamenti di analisti e trader: ma se l’intelligenza artificiale stesse iniziando a erodere il modello economico della ricerca tradizionale? È soprattutto da qui che bisogna partire per capire perchè le azioni Alphabet sono scese così malamente chiudendo la seduta di giovedì con un rosso del 12,3% in area 282 dollari.

Una correzione violentissima che ha portato il bilancio dell’ultimo mese a -17% e quello da inizio 2026 a circa -10%. Per la casa madre di Google si è trattato del peggior crollo giornaliero degli ultimi 22 anni, con una perdita di capitalizzazione che ha raggiunto circa 465 miliardi di dollari (questa la cifra andata in fumo in una sola sessione di borsa). Una reazione che sa di sonora bocciatura da parte del mercato e che ignora completamente la presenza anche di un rovescio della medaglia rappresentato dai forti risultato raggiunti nel segmento cloud. Di questa faccia positiva della trimestrale Google il mercato se ne è del tutto disinteressato e questo perchè il comparto che dovrebbe sostenere la prossima fase di crescita di Google, quello dell’intelligenza artificiale, sta invece mettendo in discussione la redditività del suo business storico.

Vediamo allora cosa è successo nei conti e quali sono adesso i livelli tecnici da monitorare.

Ricavi della ricerca Google sotto le attese: shock per i trader

Il dato che ha maggiormente preoccupato Wall Street riguarda Google Search. Nel terzo trimestre 2026 i ricavi della ricerca sono aumentati del 12%, raggiungendo 63,35 miliardi di dollari. Una crescita ancora significativa, ma inferiore al +17% registrato nel trimestre precedente e soprattutto al +15% atteso dagli analisti.

La frenata assume un significato particolare se letta insieme alle dichiarazioni del management. L’amministratore delegato Sundar Pichai ha spiegato che il numero di query effettuate dagli utenti ha raggiunto il ritmo di crescita più veloce degli ultimi cinque anni. In altre parole, le persone continuano a utilizzare Google e le ricerche non stanno diminuendo.

Eppure, questa maggiore attività non si sta traducendo in un’espansione proporzionale dei ricavi pubblicitari.

La spiegazione arriva anche dalle nuove modalità di ricerca basate sull’intelligenza artificiale. AI Mode, la funzione di Google che permette di interrogare il motore di ricerca attraverso un’interfaccia conversazionale simile a un chatbot, genera attualmente meno ricavi pubblicitari rispetto alla ricerca tradizionale. Il Chief Business Officer Philipp Schindler ha indicato proprio i minori introiti associati ad AI Mode tra i fattori che hanno contribuito al rallentamento della crescita della ricerca.

Il nodo è economico prima ancora che tecnologico. Una ricerca tradizionale può mostrare diversi annunci sponsorizzati, collegati alle parole chiave digitate dall’utente. Una risposta generata dall’intelligenza artificiale, invece, tende a concentrare le informazioni in un’unica interazione, riducendo potenzialmente gli spazi pubblicitari disponibili.

Google sta ancora sperimentando l’inserimento di annunci all’interno di AI Mode, ma la monetizzazione di questo nuovo formato non ha ancora raggiunto quella del modello storico.

Il timore degli investitori è che Google riesca a mantenere e persino aumentare il numero degli utenti, senza riuscire a monetizzare le nuove ricerche con la stessa efficacia del passato. È questo il rischio che la trimestrale di Alphabet ha riportato al centro dell’attenzione.

Google Cloud vola del 103%, ma Alphabet delude sulle stime

La debolezza della ricerca non racconta tutta la trimestrale. Anzi, guardando ai risultati di Google Cloud, il quadro è decisamente diverso.

Il comparto ha registrato ricavi per 30,71 miliardi di dollari, con un incremento del 103% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato ha superato anche le previsioni degli analisti, che si aspettavano entrate per circa 29,57 miliardi, con una crescita del 95,1%. Un risultato che conferma quanto la domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale stia diventando un motore fondamentale per il gruppo.

Google Cloud beneficia infatti degli investimenti delle aziende nella capacità di calcolo necessaria per addestrare e utilizzare i modelli AI. Alphabet può contare sulle GPU acquistate dai principali produttori, ma anche sulle proprie TPU, processori progettati internamente che permettono di ampliare la capacità di elaborazione e servire più clienti.

A sostenere il comparto contribuisce inoltre la diffusione di Gemini, la famiglia di modelli di intelligenza artificiale di Google, sempre più integrata nei servizi aziendali e negli strumenti per sviluppatori. A questo si aggiunge l’accordo con Apple per fornire infrastrutture cloud a supporto delle funzionalità di intelligenza artificiale dell’ecosistema della società di Cupertino.

Un altro elemento da non sottovalutare è il portafoglio di contratti. Alphabet ha comunicato un volume di impegni commerciali non ancora fatturati pari a 561 miliardi di dollari, a conferma della visibilità sulla domanda futura.

Secondo le valutazioni dell’analista Scott Devitt di Rosenblatt, nel 2028 Google Cloud potrebbe arrivare a generare ricavi superiori alla somma di quelli provenienti dalla ricerca e dalla pubblicità su YouTube.

Tutto interessante ma nonostante questi numeri, la trimestrale complessiva non ha convinto il mercato. Alphabet ha chiuso il trimestre con 127,6 miliardi di dollari di ricavi, in aumento del 25% su base annua, ma leggermente sotto i 128,22 miliardi attesi dal consenso.

Anche l’utile per azione ha deluso: 2,12 dollari contro una previsione di 2,99 dollari.

A completare il quadro ci sono gli investimenti, arrivati a livelli record. La spinta sull’intelligenza artificiale richiede infatti una capacità infrastrutturale sempre maggiore, con nuove spese per data center, chip e approvvigionamento energetico.

Il mercato si trova quindi davanti a un doppio interrogativo: quanto costerà sostenere questa corsa e, soprattutto, quanto velocemente gli investimenti si trasformeranno in nuovi profitti?

È proprio la combinazione tra rallentamento della ricerca, crescita degli investimenti e incertezza sulla monetizzazione dell’AI ad aver alimentato le vendite. Il successo di Google Cloud dimostra che Alphabet sta conquistando spazio nel nuovo mercato, ma non basta ancora a rassicurare gli investitori sulla tenuta del business pubblicitario tradizionale.

Azioni Alphabet: ora attenzione all’area 275-280 dollari

Dall’analisi fondamentale ci spostiamo a quella tecnica.

Inutile girarci attorno perchè il giovedì nero di ha modificato profondamente il quadro grafico delle azioni Alphabet.

Iprimo elemento da evidenziare è la rottura del supporto in area 324 dollari. Questo livello aveva rappresentato un riferimento importante durante la precedente fase di consolidamento, ma le vendite hanno travolto la soglia senza lasciare spazio a un tentativo significativo di recupero.

La discesa ha inoltre portato le quotazioni di Alphabet ben al di sotto delle due principali medie mobili: quella a 50 giorni, attualmente intorno a 341,50 dollari, e quella a 200 giorni, a 340,66 dollari. Entrambi gli indicatori si trovano quindi molto distanti dai prezzi attuali, segnalando un deterioramento dell’impostazione grafica sia nel breve sia nel medio periodo.

Anche gli indicatori di momentum confermano la violenza del movimento. L’RSI è precipitato intorno a 22, entrando in piena area di ipervenduto. Morale: c’è una pressione di vendita particolarmente intensa e lascia aperta la possibilità di un rimbalzo tecnico. Attenzione, però, a non confondere l’ipervenduto con un segnale automatico di inversione. In presenza di una fase ribassista particolarmente aggressiva, l’RSI può rimanere su valori depressi anche per più sedute.

A rendere ancora più significativo il crollo delle azioni Alphabet sono stati i volumi di scambio eccezionalmente elevati che hanno accompagnato la “caporetto di Mountain View”. La storia dice che essi sono spesso indicativi di una forte redistribuzione delle posizioni sul titolo in seguito alla trimestrale.

Quali sono adesso i livelli da monitorare? Sul fronte dei supporti, la prima area da osservare è quella compresa tra 280 e 275 dollari. Si tratta del riferimento grafico più vicino dopo la perdita dei 300 dollari e potrebbe rappresentare una zona nella quale verificare la capacità degli acquirenti di contrastare le vendite.

Un’eventuale stabilizzazione sopra questi livelli potrebbe favorire un primo rimbalzo tecnico, anche in considerazione dell’RSI particolarmente depresso. Al contrario, una violazione decisa dell’area 275-280 dollari aprirebbe la strada a un ulteriore deterioramento del quadro grafico.

Per quanto riguarda le resistenze, il primo ostacolo è rappresentato dalla soglia psicologica dei 300 dollari. Più in alto si trova la fascia 320-325 dollari, che coincide con il precedente supporto appena violato e con la parte inferiore del gap ribassista.

Il recupero di quest’ultima area sarebbe un primo segnale di miglioramento, ma per parlare di una vera ricostruzione del trend rialzista servirebbe anche il successivo recupero delle medie mobili.

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