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La strada per compensare le minus con i certificates - RisparmiOggi.it

Compensare le minusvalenze con i certificati è possibile, ma il meccanismo va capito bene e inquadrato meglio. Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, puntuale come un orologio svizzero, ecco che la tematica torna ad essere di grande attualità per chi ha perdite fiscali derivanti da ETF, azioni o derivati che rischiano di scadere il 31 dicembre 2025. E altrettanto puntuale riecco le consuete domande: come fare per recuperare le minus con i certificati? come si possono compensare le minusvalenze con i certificati finanziari?

A questi interrogativi daremo una risposta pratica nei prossimi paragrafi. Niente “trattati” di pura teoria che si possono trovare ovunque ma indicazioni pratiche e soprattutto esempi concreti di compensazione delle minus con i certificates.

La situazione di partenza in vista della compensazione

Prima affrontare il tema della compensazione con i certificati, serve una precisazione che è poi è alla base di tutto il sistema nel suo insieme: la minusvalenza non è un credito fiscale che viene rimborsato in contanti. Tecnicamente si tratta di una perdita fiscalmente riconosciuta che può essere utilizzata per ridurre o azzerare future plusvalenze e altri proventi appartenenti alla categoria dei redditi diversi. La normativa vigente consente di utilizzare le perdite entro il quarto periodo d’imposta successivo a quello in cui sono state realizzate.

Sulla base di questo principio, se hai minusvalenze disponibili, dovrai generare, prima della loro scadenza, un reddito diverso positivo con cui andrai a compensarle. I certificati ti aiutano a farlo (sia cedole e sia capitale) ma non sono i soli strumenti. Anche con il capital gain su azioni e su obbligazioni puoi farlo mentre non puoi con i dividendi azionari, con le cedole delle obbligazioni, con i guadagni da ETF/OICR trattati come redditi di capitale e, più in generale, con tutti i proventi classificati come redditi di capitale.

Perchè i certificati per compensare le minus

I certificati finanziari sono strumenti derivati e i risultati generati dalla loro vendita o dal rimborso rientrano, in linea generale, nell’area dei redditi diversi di natura finanziaria. L’Agenzia delle Entrate include infatti nell’ambito delle plusvalenze tassate al 26% anche i redditi diversi derivanti dalle operazioni sugli strumenti finanziari previsti dall’articolo 67 del TUIR.

Ciò produce un effetto pratico che pesa tanto: una plusvalenza realizzata con un certificato può compensare una minusvalenza presente nello zainetto fiscale, nei limiti previsti dalla normativa.

Ecco un esempio molto semplice:

SituazioneImporto
Minusvalenze disponibili5.000 €
Plusvalenza realizzata con certificato3.000 €
Minusvalenze residue2.000 €
Quota compensata3.000 €

Sui 3.000 euro utilizzati per compensare la minusvalenza non andrai a pagare l’imposta sostitutiva del 26%. Se invece il reddito compensabile fosse di 7.000 euro, 5.000 euro assorbirebbero interamente lo zainetto e i restanti 2.000 euro rimarrebbero fiscalmente imponibili.

Il valore economico teorico di 5.000 euro di minusvalenze è quindi pari a 1.300 euro di imposta potenzialmente risparmiata, ma solo se quelle minus vengono effettivamente utilizzate contro redditi imponibili.

Come recuperare minus con i certificati: il meccanismo pratico

La procedura per recuperare le minusvalenze con i certificati si può essere riassunta in quattro passaggi.

1. Controlla lo zainetto fiscale. Devi sapere quanti euro di minusvalenze hai ancora disponibili e, soprattutto, quando scadono.

2. Individua un certificato che possa generare un reddito diverso positivo. La strada più immediata è quella di valutare i certificati maxi coupon (e infatti da settembre fino a fine anno gli emittenti listano prodotti con extra cedola iniziale) mentre più complesso è ottenere una plusvalenza vendendo il certificato a un prezzo superiore al costo fiscalmente rilevante

3. Realizza il risultato entro la scadenza della minusvalenza. Una minus che scade il 31 dicembre 2026 deve essere compensata con redditi fiscalmente rilevanti entro la finestra temporale prevista. Comprare un certificato a dicembre, ma realizzare il guadagno nel 2027, non risolve il problema della minus in scadenza nel 2026.

4. Controlla che la banca abbia registrato correttamente l’operazione. Nel regime amministrato è l’intermediario a gestire il calcolo e la compensazione dello zainetto fiscale. La disciplina prevede che le minusvalenze possano essere portate in deduzione dalle plusvalenze, dai differenziali positivi e dai proventi delle operazioni successive nell’ambito dello stesso rapporto.

Cedole dei certificati: attenzione, non tutte vanno trattate allo stesso modo

Qui si trova uno degli aspetti più delicati quando si parla di recuperare minus con i certificati.

Nella prassi del mercato, molti premi e cedole dei certificati vengono trattati come redditi diversi e possono quindi contribuire alla compensazione. Borsa Italiana descrive questa caratteristica come uno degli elementi della fiscalità dei certificati.

Ma non bisogna trasformare questa regola pratica in un automatismo valido per qualsiasi prodotto. La struttura del certificato e la qualificazione fiscale del premio possono incidere sul trattamento e, inoltre, gli intermediari possono adottare modalità differenti nella contabilizzazione della compensazione. Ad esempio ci possono essere differenze tra intermediari tra compensazione immediata del premio e compensazione al momento della chiusura della posizione.

Prima di acquistare un certificato con l’obiettivo specifico di recuperare minus, è quindi opportuno verificare la documentazione fiscale del singolo prodotto e la regola applicata dalla propria banca o dal proprio broker.

Un esempio concreto a fine 2026

Supponiamo che tu abbia 6.000 euro di minusvalenze in scadenza il 31 dicembre 2026.

Acquisti un certificato e successivamente realizzi una plusvalenza fiscalmente rilevante di 4.000 euro.

Il calcolo diventa:

6.000 – 4.000 = 2.000 euro di minusvalenze residue.

Hai quindi recuperato fiscalmente 4.000 euro di perdite e ti restano 2.000 euro da utilizzare entro la loro scadenza.

Se invece realizzi 6.000 euro di reddito diverso positivo, l’intero importo viene assorbito dallo zainetto e la minusvalenza viene completamente utilizzata.

Con una plusvalenza di 8.000 euro, i primi 6.000 euro compenserebbero le minus disponibili, mentre i restanti 2.000 euro sarebbero soggetti all’imposta prevista.

Ma comprare un certificato solo per le minus

Il vantaggio fiscale non elimina i rischi finanziari del prodotto certificato.

Essendo uno strumento derivato quotato, infatti, esso può perdere valore, può essere esposto all’andamento di uno o più sottostanti, al rischio emittente, alla liquidità sul mercato e alle condizioni previste dal regolamento. Una minusvalenza non si recupera semplicemente perché si acquista un certificate maxi coupon: occorre che si realizzi effettivamente un risultato fiscalmente compensabile.

Per questo il ragionamento corretto è l’opposto di quello puramente fiscale: prima si valuta se il certificato è coerente con il rischio che sei disposto ad assumere, poi si considera l’eventuale efficienza fiscale.

Minusvalenze in scadenza: la checklist prima del 31 dicembre

Per arrivare preparato alla fine dell’anno, controlla soprattutto questi elementi:

  • Quanto vale il tuo zainetto fiscale?
  • Quali minusvalenze ti scadono il 31 dicembre 2026?
  • Quali strumenti del tuo portafoglio possono generare redditi diversi?
  • Il certificato zero coupon che hai scelto produce effettivamente un provento compensabile?
  • Quando viene fiscalmente contabilizzato il risultato?
  • Come gestisce la compensazione il tuo intermediario?

Quest’ultimo passaggio è fondamentale soprattutto per le cedole dei certificati: alcune banche compensano immediatamente, altre adottano meccanismi collegati alla chiusura della posizione.

Insomma recuperare minus con i certificati significa trasformare una perdita fiscale ancora utilizzabile in una deduzione da un futuro reddito diverso positivo. La logica è semplice, ma la riuscita dell’operazione dipende dalla scadenza delle minus, dalla natura fiscale del provento, dai tempi di realizzazione e in ultimo dalle modalità operative dell’intermediario.

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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.