auto della casa Stellantis con bandiera Usa e Canada
Impatto dazi Usa al 50% al Canada su Stellantis - RisparmiOggi.it
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Per capire cosa sta accadendo alle azioni Stellantis non basta guardare il grafico di Borsa Italiana. Una parte importante del futuro del gruppo automotive si gioca infatti a migliaia di chilometri dall’Europa, lungo il confine tra Stati Uniti e Canada, dove da decenni si è sviluppata una delle filiere automobilistiche più integrate al mondo.

L’ultima mossa di Donald Trump rischia di cambiare gli equilibri. Il presidente statunitense ha annunciato che, dal primo gennaio 2027, i dazi su automobili, camion e componentistica provenienti dal Canada potrebbero salire fino al 50%, raddoppiando l’aliquota attuale del 25%. L’obiettivo dichiarato è chiaro: spingere le case automobilistiche a trasferire capacità produttiva negli Stati Uniti.

Per Stellantis, che possiede importanti stabilimenti in Ontario e ha costruito negli anni una catena produttiva che attraversa più volte il confine tra Canada e Usa, irrompe in un contesto a dir poco fragile: da giorni le le azioni Stellantis si muovono in area 4,45 euro, alternando forti rialzi e improvvisi crolli, con un bilancio che resta pesante: -11% nell’ultimo mese e circa -50% su base annua.

Perché i super dazi colpiscono proprio Stellantis

Non tutte le case automobilistiche sono esposte allo stesso modo alle tensioni commerciali tra Washington e Ottawa. Stellantis è tra i gruppi che più hanno investito in una filiera nordamericana integrata, nella quale componenti e veicoli attraversano più volte il confine durante il processo produttivo.

È questo il punto centrale della questione. Un aumento dei dazi non colpisce soltanto l’auto finita, ma può incidere sull’intera catena industriale, generando un effetto moltiplicatore sui costi.

Il gruppo guidato da Antonio Filosa possiede due siti strategici in Canada: Windsor e Brampton, entrambi situati in Ontario. Windsor rappresenta uno dei poli storici del gruppo per la produzione di modelli Chrysler, mentre Brampton è diventato negli ultimi mesi uno dei dossier industriali più complessi del Nord America.

Già oggi il differenziale tariffario sta influenzando le decisioni produttive. La nuova Jeep Compass, inizialmente prevista a Brampton, è stata trasferita in Illinois, mentre migliaia di lavoratori dello stabilimento canadese restano in cassa integrazione. È una dimostrazione concreta di quanto il fattore dazi possa modificare le strategie industriali. Potrebbe essere solo l’inizio perchè se il 50% annunciato da Trump dovesse effettivamente entrare in vigore, la convenienza economica della produzione canadese potrebbe ridursi ulteriormente, costringendo Stellantis a nuove valutazioni sull’allocazione degli impianti.

La vera incognita non è il dazio di oggi, ma l’incertezza di domani

C’è però un aspetto che gli investitori non possono non monitorare con una certe attenzione. Attualmente i dazi sulle auto canadesi restano al 25%, ma il problema è che il Canada è rimasto escluso dagli accordi che hanno consentito a Europa, Giappone e Corea del Sud di ottenere una riduzione al 15%. In altre parole, Stellantis sperava in un alleggerimento del quadro tariffario che non è arrivato. Il fallimento dei negoziati tra Washington e Ottawa ha lasciato il gruppo in una posizione di svantaggio competitivo rispetto ad altri costruttori internazionali.

Per un’azienda che ha annunciato investimenti per 60 miliardi di dollari in Nord America entro il 2030, di cui circa il 60% del totale globale, questa incertezza pesa sulle decisioni industriali.

Il messaggio politico di Trump, del resto, è molto diretto: “Se produci negli Stati Uniti, i dazi sono zero“. Si tratta di una pressione esplicita affinché le case automobilistiche spostino capacità produttiva oltre confine.

Per la casa italo-francese il rischio non è soltanto un aumento dei costi nel breve periodo, ma la necessità di ripensare una parte della propria presenza industriale nordamericana proprio mentre il gruppo sta cercando di rilanciare quote di mercato e redditività negli Stati Uniti.

Le contromosse del Canada potrebbero aumentare la complessità

La situazione è resa ancora più delicata dalla risposta annunciata da Ottawa. Il governo canadese ha promesso misure “dollaro per dollaro“, con dazi speculari che dovrebbero entrare in vigore dall’8 settembre.

Per un produttore con filiere integrate tra Stati Uniti, Canada e Messico questo significa un aumento della complessità operativa. Un componente che attraversa più volte il confine durante il processo produttivo rischia infatti di essere soggetto a costi aggiuntivi in più fasi.

È un elemento che pesa soprattutto su gruppi come Stellantis, che hanno costruito la propria efficienza proprio sulla specializzazione degli impianti e sull’integrazione geografica della produzione.

Insomma il punto critico rischia di andare oltre gli stessi dazi in sé sfociando nella possibilità che la guerra commerciale possa rendere ancora meno efficiente un modello industriale sviluppato in decenni di integrazione nordamericana. E uno scenario di questo tipo sarebbe una ulteriore grana per Stellantis (che già se la passa malissimo).

Azioni Stellantis: nuova pressione su un titolo già molto debole

L’effetto dei dazi si inserisce in un quadro che per Stellantis è già complesso. Il titolo resta tra i più deboli del comparto automotive europeo e continua a risentire dei dubbi sul rilancio del business nordamericano.

Le azioni oscillano attorno a 4,45 euro, ma il dato più significativo resta il confronto temporale: -11% nell’ultimo mese e circa -50% rispetto a un anno fa. La volatilità elevata delle ultime settimane riflette proprio l’incertezza che continua a circondare il gruppo.

Anche gli analisti recentemente intervenuti sulla quotata mantengono un approccio a dir prudente. Bernstein ha recentemente confermato una raccomandazione negativa con target a 4 euro, mentre UBS ha ridotto il giudizio a neutral, sottolineando le difficoltà del mercato americano e le scorte ancora elevate presso i concessionari.

Il target medio dei giudizi fotografato da MarketScreener resta superiore alle quotazioni attuali (5,77 euro sulla base di 25 valutazioni censite) ma questo non significa necessariamente che il mercato abbia ritrovato fiducia nel titolo. Più semplicemente, molti osservatori ritengono che una parte consistente delle criticità sia già stata incorporata nei prezzi.

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Insomma i super dazi annunciati da Trump aggiungono un nuovo elemento di incertezza proprio sul mercato che il gruppo considera strategico per il proprio rilancio: quello americano. Ed è questo il motivo per cui lo scontro Canada-Stati Uniti sui dazi merita attenzione prima di posizionarsi sulle azioni Stellantis: non riguarda soltanto il commercio internazionale, ma una parte importante della capacità del gruppo di Filosa di tornare a crescere in Nord America ossia nell’area in cui si gioca molto della possibile ripartenza viste le oramai croniche difficoltà in Europa.

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