Shein si prepara a sbarcare in borsa e, prima ancora del debutto, si trova a dover pagare alcuni dei suoi vecchi investitori. È forse questo il dettaglio più curioso dell’IPO del colosso dell’ultra fast fashion, che dovrebbe iniziare a essere negoziata a Hong Kong il primo settembre 2026. Il prezzo definitivo dell’IPO di Shein 31 agosto, mentre la forchetta indicativa è compresa tra 47,60 e 49,50 dollari di Hong Kong per azione.
L’operazione prevede il collocamento di circa 280 milioni di azioni di Classe B. Al prezzo massimo, Shein raccoglierebbe fino a 13,86 miliardi di dollari di Hong Kong, circa 1,77 miliardi di dollari, con una capitalizzazione nell’area dei 26,8-27 miliardi di dollari.
Ed è proprio qui che nasce la questione dei pagamenti. La valutazione con cui Shein arriva sul mercato è infatti molto più bassa rispetto a quelle alle quali alcuni investitori avevano sottoscritto le precedenti raccolte di capitale. Nel 2022 la società era stata valutata 98,2 miliardi di dollari; successivamente il valore era sceso a circa 64 miliardi. Con l’IPO, quindi, Shein si presenta agli investitori pubblici con una valutazione che è circa il 70% sotto il massimo raggiunto nel 2022.
Non è però semplicemente una questione di vecchi investitori che hanno perso soldi sulla carta. Alcuni di loro avevano ottenuto azioni privilegiate con specifiche protezioni, pensate proprio per tutelarli nel caso in cui una successiva operazione societaria fosse avvenuta a una valutazione inferiore. Ed è quello che sta accadendo ora. Vediamo nel dettaglio.
Le azioni privilegiate spiegano il conto che Shein deve pagare
Per capire la storia bisogna quindi guardare agli accordi firmati da Shein durante la fase di forte espansione del capitale privato. Gli investitori che hanno partecipato ai round Series pre-D, Series D e Series D+ non avevano semplicemente acquistato una quota della società: le azioni privilegiate sottoscritte prevedevano anche meccanismi di protezione.
In particolare, i documenti dell’IPO descrivono aggiustamenti nei rapporti di conversione che possono essere regolati attraverso denaro contante oppure mediante l’assegnazione di ulteriori azioni di Classe B. La logica è abbastanza semplice: se una società viene successivamente valutata molto meno rispetto al momento in cui quegli investitori hanno sottoscritto il capitale, alcune delle condizioni originarie vengono ricalibrate per ridurre l’impatto negativo su di loro.
Nel caso di Shein, il problema è evidente guardando i numeri. Gli investitori della Series pre-D erano entrati sulla base di una valutazione di circa 60,5 miliardi di dollari. Quelli della Series D avevano investito quando Shein valeva circa 98,2 miliardi, mentre per la Series D+ la valutazione era di circa 64 miliardi.
Oggi la società punta invece a una capitalizzazione intorno ai 27 miliardi.
È questa forbice enorme a rendere operative le protezioni. In altre parole, l’IPO non rappresenta soltanto il passaggio di Shein dal mercato privato a quello pubblico: è anche il momento in cui vengono regolati gli effetti della forte riduzione della valutazione intervenuta negli ultimi anni.
Per chi compra le azioni nell’IPO di Shein, questo è un dettaglio tutt’altro che marginale. Significa che la struttura dell’operazione deve essere letta anche alla luce degli accordi che Shein aveva sottoscritto quando il mercato attribuiva alla società un valore decisamente superiore.
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Fino a 2,2 miliardi di dollari e 19,6 milioni di nuove azioni Shein
La parte più sorprendente arriva quando si passa dalle clausole ai numeri. Alla parte bassa della forchetta di prezzo dell’IPO, Shein potrebbe arrivare a riconoscere fino a circa 2,2 miliardi di dollari attraverso gli aggiustamenti di conversione previsti per gli investitori privilegiati.
Non si tratterebbe soltanto di denaro. L’operazione potrebbe comportare anche l’emissione di 19,6 milioni di ulteriori azioni di Classe B.
E c’è un secondo conto da considerare: separatamente dagli aggiustamenti di conversione, sono previsti circa 1,33 miliardi di dollari di pagamenti concordati a favore degli stessi investitori late-stage.
È quindi facile capire perché la vicenda abbia attirato l’attenzione. Shein sta arrivando sul mercato per raccogliere nuovo capitale, ma contemporaneamente una parte significativa delle risorse e della struttura azionaria dell’operazione è legata agli impegni assunti con chi aveva finanziato la società negli anni precedenti.
La parola “pagamento” può però essere fuorviante se interpretata come una sorta di bonus. Shein non sta decidendo spontaneamente di premiare i vecchi investitori. Sta rispettando condizioni economiche collegate agli strumenti finanziari che erano stati emessi durante i precedenti round.
Il meccanismo ricorda, in sostanza, una protezione contro il rischio che una società debba raccogliere capitale a un prezzo molto inferiore rispetto a quello riconosciuto agli investitori precedenti. Nel caso di Shein, la differenza è particolarmente ampia perché la valutazione privata aveva raggiunto livelli eccezionali.
Per il nuovo azionista questo significa soprattutto una cosa: la valutazione dell’IPO non va analizzata isolatamente. Bisogna considerare anche quante azioni saranno effettivamente in circolazione e quale sarà l’impatto degli aggiustamenti previsti per i vecchi azionisti privilegiati.
IPO Shein: cosa significa per chi vuole comprare le azioni
La storia dei pagamenti rende l’IPO Shein molto diversa da una normale quotazione in cui la domanda principale è semplicemente se il prezzo di collocamento sia conveniente oppure no. Qui il mercato deve fare i conti con una società che arriva in Borsa dopo aver visto crollare la propria valutazione privata, passando dai quasi 100 miliardi del 2022 a circa 27 miliardi indicati per l’IPO.
Per chi guarda all’operazione da investitore, il primo dato da tenere presente è quindi proprio questo: Shein non sta debuttando a 27 miliardi perché il mercato abbia improvvisamente scoperto un’occasione a forte sconto rispetto ai 98,2 miliardi del 2022. Nel frattempo sono cambiate le condizioni del mercato e sono cambiate anche le aspettative sulla crescita della società.
Il secondo elemento riguarda invece i vecchi investitori. Le clausole che li proteggono dimostrano quanto fossero diverse le condizioni alle quali Shein raccoglieva capitale negli anni del boom. Oggi quelle protezioni producono effetti concreti: pagamenti fino a circa 2,2 miliardi di dollari, ulteriori azioni e altri 1,33 miliardi di dollari di esborsi concordati.
Per un investitore che valuta il debutto del primo settembre, questo è probabilmente uno degli aspetti più interessanti da seguire. Non perché i pagamenti rendano automaticamente l’IPO negativa, ma perché raccontano molto bene quanto sia cambiato il valore di Shein rispetto alle ultime grandi raccolte private.
La vera domanda, quindi, non è tanto perché Shein stia pagando i suoi investitori. La risposta è nei contratti firmati anni fa. La domanda da porsi è piuttosto quanto del valore della società che oggi entra in borsa sia già “prenotato” dai diritti degli azionisti precedenti e quanto valore rimanga effettivamente ai nuovi azionisti.
È questo il punto che renderà particolarmente interessante seguire il debutto di Shein a Hong Kong. Il prezzo dell’IPO dirà quanto il mercato è disposto a riconoscere oggi alla società; la struttura dei pagamenti ai vecchi investitori dirà invece quanto pesa ancora il passato sulle azioni che arrivano per la prima volta sul mercato.
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