Possono le azioni Eni continuare a salire dopo un rally di circa il 50% da inizio anno? La domanda è attualissima visto che proprio oggi il Cane a Sei Zampe è il migliore di tutto il Ftse Mib forte di un rialzo di circa il 2,3% a 24,50 euro. Grazie ai nuovi acquisti, il guadagno dell’ultimo mese è salito al 13% mentre la performance anno su anno evidenzia una progressione addirittura del 62%.
Da settimane il catalizzatore più immediato di Eni è tornato ad essere il prezzo del petrolio nuovamente in aumento in scia alla tensioni tra Stati Uniti e Iran. Oggi il contratto sul Brent ha superato i 93 dollari al barile, sostenuto dai timori sulle forniture e dall’assenza di progressi sul fronte diplomatico in grado di sbrogliare una matassa sempre più ingrovigliata. Inutile dire che per le Eni si tratta di un contesto favorevole, perché prezzi più elevati del greggio migliorano le prospettive del business upstream e la generazione di cassa. Questa la situazione real time. Ora si tratta di capire quanto del miglioramento sia già incorporato nelle quotazioni e quindi quale possa essere il valore ragionevole delle azioni Eni.
Berenberg alza il target a 25,50 euro ma resta prudente
La risposta alle domanda che abbiamo posto nell’introduzione arriva anche dall’ultimo aggiornamento di Berenberg, che ha scelto una posizione piuttosto equilibrata: il broker ha alzato il target price da 22 a 25,50 euro, ma ha confermato la raccomandazione hold. Con Eni a 24,50 euro, il nuovo obiettivo offre quindi un margine di rivalutazione di appena circa il 4,1%. È un dato che aiuta a capire come leggere la valutazione: Berenberg riconosce che il valore del gruppo è aumentato, ma non considera sufficiente il potenziale residuo per assumere una posizione più aggressiva (bullish in soldoni) preferendo restare prudente.
Il miglioramento delle stime non è comunque marginale. Nella loro analisi, gli esperti di Berenberg hanno rivisto al rialzo l’utile per azione adjusted, portandolo a 2,78 euro nel 2026, con un incremento del 6,5%, e a 2,31 euro nel 2027, con una revisione dell’11,3%. Alla base ci sono aspettative migliori per Esplorazione & Produzione e downstream, oltre ai progressi della strategia satellitare. Il broker considera infatti particolarmente rilevante il contributo crescente di società come Azule e Searah, mentre il deconsolidamento di Plenitude dovrebbe modificare ulteriormente la composizione degli utili di Eni. L’ipotesi è che entro il 2027 le società satellite possano arrivare a rappresentare circa il 40% dell’utile netto del gruppo.
Il messaggio di Berenberg, quindi, non è negativo: il valore fondamentale di Eni viene rivisto verso l’alto, ma il mercato ha già anticipato una parte consistente di questo miglioramento. Ed è proprio questo che spiega la permanenza del rating hold.
Cash flow, buyback e dividendo: il valore di Eni non è solo nel petrolio
C’è poi un secondo elemento che impedisce di leggere il rally come una semplice scommessa sul prezzo del greggio. Eni continua a presentare una capacità significativa di generazione di cassa. Berenberg stima un free cash flow operativo di 15,242 miliardi di euro nel 2026, in netto aumento rispetto ai 10,595 miliardi del 2025, e di 14,221 miliardi nel 2027. Naturalmente queste previsioni rimangono sensibili alle quotazioni del petrolio e del gas, oltre che alla realizzazione dei progetti satellitari, ma forniscono una base per una remunerazione degli azionisti ancora interessante.
Il flusso di cassa potrebbe infatti alimentare ulteriori buyback nel 2027, soprattutto in presenza di minori capex e di nuovi proventi da dismissioni. Eni ha già dimostrato di utilizzare in modo significativo questa leva: il programma di riacquisto avviato nel maggio 2026 ha portato la società ad acquistare oltre 56,6 milioni di azioni, pari all’1,87% del capitale, per circa 1,26 miliardi di euro entro metà agosto.
Anche il dividendo contribuisce alla tesi di investimento. Berenberg stima una cedola di 1,10 euro per azione nel 2026, 1,15 euro nel 2027 e 1,19 euro nel 2028, con uno yield che potrebbe arrivare intorno al 5%. Per gli investitori cassettisti, quindi, il rendimento potenziale non dipenderà esclusivamente dalla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita: dividendi e buyback potranno aumentare il ritorno complessivo, anche in uno scenario nel quale la quotazione dovesse muoversi meno rapidamente rispetto ai mesi appena trascorsi.
Azioni Eni, analisi tecnica: ora la resistenza è vicinissima
A 24,50 euro il quadro tecnico delle azioni Eni diventa particolarmente stimolante perché i valori si trovano a ridosso della resistenza indicata a 24,88 euro. Si tratta di una soglia che dista meno di due punti percentuali dalle quotazioni attuali. Un superamento deciso di di questo livello potrebbe fornire un nuovo segnale di forza e aprire la strada verso area 25,50 euro, che coincide putacaso anche con il target price di Berenberg.
Il rovescio della medaglia è altrettanto chiaro. Il supporto a 23,51 euro rappresenta il primo livello da monitorare in caso di presa di profitto. Una discesa sotto questa soglia potrebbe indicare l’avvio di un consolidamento dopo il forte rialzo accumulato nel 2026.
Qual è quindi il valore più giusto delle azioni Eni? 25,50 euro è oggi un riferimento credibile, ma non rappresenta un obiettivo che lasci molto spazio rispetto ai 24,50 euro di mercato. Anche la media dei target degli analisti rilevata da MarketScreener è vicina, a 25,32 euro (22 valutazioni censite e rating medio accumulate, un gradino meglio di Berenberg). Per chi è già investito, il quadro resta interessante finché il momentum e i livelli tecnici vengono mantenuti; per chi deve ancora entrare, invece, il forte rialzo suggerisce di evitare di inseguire il titolo senza una conferma sopra 24,885 euro o senza attendere un eventuale consolidamento.
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