L’arrivo di SpaceX a Wall Street non ha acceso soltanto l’interesse degli investitori verso il titolo di Elon Musk. Già poche ore dopo il debutto delle azioni SPCX in borsa (a proposito dal 7 luglio già passano sul Nasdaq 100) si è aperta una competizione altrettanto intensa tra gli emittenti di ETF, tutti desiderosi di conquistare una fetta di quello che si preannuncia come uno dei segmenti più caldi del mercato.
Su RisparmiOggi abbiamo già analizzato il debutto dei primi ETF esposti su SpaceX. Ora però abbiamo uno storico già di alcune settimane e possiamo allargare il discorso spostando il focus su un altro aspetto: chi sta vincendo la battaglia commerciale tra gli emittenti di ETF a leva? I primi dati sui flussi stanno già delineando una gerarchia molto chiara, anche se non mancano alcune sorprese. Tenetevi pronti.
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La corsa agli ETF SpaceX nel segno di una concorrenza estrema
Quando una società molto attesa approda in borsa è normale assistere alla nascita di nuovi ETF. Nel caso di SpaceX, però, la velocità con cui gli emittenti hanno lanciato prodotti dedicati è stata impressionante. Più che nascita…forse è il caso di dire proliferare.
Già pochi giorni dopo l’IPO sono arrivati sul mercato sette ETF a leva 2x long, tutti progettati per replicare il doppio della variazione giornaliera del titolo SpaceX. In pratica, se il titolo guadagna l’1% in una seduta, questi strumenti puntano a ottenere un rendimento del 2%; allo stesso modo, amplificano anche le perdite quando il titolo scende.
Sulla carta le differenze sembrano minime. Tutti promettono lo stesso obiettivo di investimento e sono rivolti alla medesima categoria di trader, ovvero coloro che cercano operazioni speculative di brevissimo periodo. Tuttavia, quando diversi ETF offrono un’esposizione praticamente identica, ogni dettaglio può diventare decisivo, a partire dai costi di gestione.
Ed è proprio sul fronte delle commissioni che si è aperta la prima vera battaglia commerciale.
Quale è l’ETF a leva più economico su SpaceX
Duole dirlo ma spesso gli investitori che utilizzano ETF a leva non prestano particolare attenzione alle commissioni annuali. E sbagliano perchè se un prodotto può oscillare anche del 10-15% nell’arco di una sola giornata, una differenza di pochi decimi di punto percentuale nelle spese appare quasi irrilevante.
La situazione cambia però quando sul mercato arrivano contemporaneamente numerosi ETF quasi identici.
Il prodotto che ha deciso di puntare con decisione sulla leva del prezzo è il Leverage Shares 2x Long SPCX Daily ETF (ticker SPCH), che applica un expense ratio dello 0,75%, il più basso dell’intero gruppo.
I concorrenti più diretti, come quelli proposti da Direxion e ProShares, chiedono invece lo 0,95%, mentre il più costoso risulta essere il Tradr 2x Long SpaceX Daily ETF, che arriva addirittura all’1,49% annuo.
Una differenza che può sembrare contenuta ma che, in un mercato in cui i prodotti sono quasi sovrapponibili, rappresenta uno dei pochi elementi realmente distintivi.
Le prime indicazioni sui flussi degli ETF SpaceX
I numeri raccolti nelle prime settimane di negoziazione mostrano un orientamento molto netto degli investitori.
Secondo i dati riportati da ETF.com, SPCH, grazie anche alle commissioni più contenute, ha raccolto oltre 500 milioni di dollari di nuovi capitali, un risultato che lo pone nettamente davanti alla concorrenza. Il secondo classificato, l’ETF di ProShares, si è fermato a circa 194 milioni di dollari, mentre tutti gli altri prodotti sono rimasti abbondantemente sotto quota 60 milioni. Anche considerando il ribasso registrato nel frattempo dalle azioni SpaceX, il patrimonio gestito conferma il predominio del fondo di Leverage Shares, che mantiene un vantaggio molto consistente sugli inseguitori.
In altre parole nel giro di poche settimane il mercato sembra aver espresso un primo verdetto: quando i prodotti offrono esposizioni molto simili, gli investitori tendono a scegliere il fondo con i costi dichiarati più bassi.
Ma l’ETF più economico non è stato quello che ha reso di più
Ed è qui che emerge il paradosso più interessante.
Sebbene abbia conquistato la leadership nella raccolta, SPCH non è stato il migliore in termini di performance. Anzi, nelle prime settimane di contrattazione è risultato il fondo con il rendimento peggiore del gruppo.
Come è possibile una roba simile?
La spiegazione è che l’expense ratio racconta solo una parte del costo effettivo di un ETF a leva.
Questi strumenti non acquistano semplicemente le azioni SpaceX, ma ricorrono prevalentemente a contratti swap e derivati finanziari per ottenere l’esposizione doppia rispetto all’andamento del titolo. Il costo di questi strumenti finanziari non è uguale per tutti gli emittenti e, soprattutto, non è immediatamente visibile all’investitore. Possono quindi esistere differenze nei cosiddetti costi di finanziamento che finiscono per incidere sul rendimento finale.
Di conseguenza, un ETF con una commissione ufficiale inferiore potrebbe comunque ottenere risultati peggiori rispetto a un concorrente formalmente più costoso. Per chi investe in questi prodotti, quindi, guardare esclusivamente all’expense ratio rischia di essere fuorviante.
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Il vantaggio della prima mossa non è bastato
C’è poi un’altra storia interessante che emerge da questa competizione.
L’emittente Defiance era riuscito ad arrivare sul mercato prima degli altri, convertendo un ETF già esistente dedicato al comparto spaziale in un ETF a leva focalizzato esclusivamente su SpaceX.
In teoria avrebbe dovuto beneficiare del cosiddetto first mover advantage, ovvero del vantaggio derivante dall’essere il primo disponibile sul mercato.
Le cose sono andate diversamente.
L’ETF è stato sospeso poco dopo l’avvio delle negoziazioni e quell’anticipo non si è tradotto in una leadership commerciale. La raccolta è rimasta infatti decisamente inferiore rispetto ai due principali concorrenti, dimostrando come arrivare per primi non garantisca automaticamente il successo.
Anche gli ETF short su SpaceX stanno trovando il loro spazio
Fino ad ora abbiamo parlato di ETF a leva su SpaceX ma la competizione non sta riguardando soltanto chi vuole puntare sul rialzo delle azioni SPCX.
Parallelamente, infatti, sono stati lanciati anche diversi ETF short a leva, pensati e strutturati per guadagnare da eventuali ribassi del titolo.
Anche in questo segmento sembra emergere lo stesso protagonista visto sul lato long. Il prodotto short di Leverage Shares, caratterizzato ancora una volta da commissioni pari allo 0,75%, è quello che finora ha attirato i maggiori flussi.
Il calo registrato dalle azioni SpaceX nelle settimane successive alla quotazione ha inoltre contribuito ad aumentare il patrimonio gestito del fondo, rendendo più evidente il suo vantaggio rispetto agli altri ETF ribassisti.
La sfida è appena iniziata ma il mercato ha già individuato due leader
Sebbene siano passate solo poche settimane dal debutto degli ETF su SpaceX, il quadro competitivo appare già molto diverso rispetto ai primi giorni.
Quella che inizialmente sembrava una gara con oltre dieci contendenti si sta rapidamente trasformando in una sfida a due, con i prodotti di Leverage Shares e ProShares che stanno intercettando la maggior parte dei nuovi capitali.
Naturalmente è ancora presto per parlare di vincitori definitivi. Molto dipenderà dall’andamento delle azioni SpaceX, dalla capacità dei vari ETF di replicarne efficacemente i movimenti e dall’evoluzione dei costi legati ai derivati utilizzati per ottenere la leva finanziaria.
Una cosa, però, è già evidente: la guerra tra gli emittenti non si combatte soltanto sul terreno delle commissioni dichiarate, ma anche sulla qualità della replica, sull’efficienza della struttura finanziaria e sulla capacità di convincere gli investitori che il costo reale di un ETF va ben oltre il semplice expense ratio riportato nel prospetto informativo.
Proprio questi fattori potrebbero fare la differenza molto più di qualche decimo di punto percentuale nelle commissioni annuali.
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