Anche oggi le azioni Fincantieri stanno provando a consolidare il movimento di recupero lasciandosi alle spalle la recente lunga fase di forte pressione ribassista. Mentre è in corso la redazione dell’articolo, il titolo della cantieristica segna un progresso dell’1,76% a 10,12 euro. La dinamica odierna consolida il rimbalzo avviato già nella seduta precedente e interrompe, almeno temporaneamente, una serie negativa particolarmente pesante.
Il contesto tecnico rimane tuttavia ancora fragile. Il titolo Fincantieri, al netto della sessione di oggi e di quella di ieri, è reduce dai sei ribassi consecutivi, una sequenza che ha rafforzato la pressione in vendita e riportato il prezzo su livelli decisamente più bassi rispetto ai picchi a cui la quotata di Monfalcone aveva a lungo abituato. Il quadro di medio periodo resta coerente con questa debolezza: la performance mensile si attesta su un calo di circa -14%, mentre da inizio anno la flessione è ancora più marcata e pari a circa -42%. In questo scenario, il movimento odierno più che essere sinonimo di inversione strutturale (è ancora presto per usare queste parole) appare come tentativo di stabilizzazione dopo un’eccessiva estensione ribassista.
Il ritorno degli acquisti si inserisce quindi in una dinamica tipica di rimbalzo tecnico, in cui il mercato prova a riequilibrare posizioni dopo una fase di vendite consecutive. Il superamento dell’area psicologica dei 10 euro rappresenta un elemento da monitorare, ma servirà continuità nelle prossime sedute per ritenere il movimento non solo episodico.
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Settore difesa in evidenza in borsa (traino Leonardo)
Ad agevolare il recupero odierno di Fincantieri è tanto per iniziare il ritorno dell’hype sul comparto della difesa. Il settore, dopo settimane molto incerte, torna protagonista sui listini grazie a un rinnovato flusso di acquisti che coinvolge i principali player industriali italiani.
In particolare Leonardo guida il Ftse Mib con un rialzo del 3,8%, diventando il principale catalizzatore del sentiment positivo sul comparto. Qui più che i soliti temi oramai del tutto prezzati (dall’aumento della spesa militare in Europa a un contesto geopolitico che mantiene alta l’attenzione sugli investimenti in sicurezza) è l’aspetto tecnico a pesare (ritorno delle ricoperture dopo una fase ribassista).
Per Fincantieri, l’appartenenza al settore difesa rappresenta un elemento importante anche in chiave di posizionamento strategico. Il mercato tende infatti a leggere le società della cantieristica navale militare come beneficiarie indirette dei cicli di investimento pubblici nel settore difesa. Il rimbalzo odierno si inserisce dunque in un contesto di settore favorevole, che contribuisce a rafforzare il movimento di recupero del titolo dopo la recente fase di debolezza.
Il MoU in Albania: obiettivo è la costruzione di un ecosistema industriale
Accanto alla componente di mercato, il secondo driver a supporto del rialzo di Fincantieri riguarda l’ambito fondamentale con le novità arrivate dal fronte industriale internazionale. Fincantieri ha infatti firmato in Albania un Memorandum of Understanding insieme a KAYO e all’Istituto Professionale “Pavarësia” di Valona, con l’obiettivo di sviluppare percorsi formativi dedicati alla cantieristica navale.
L’accordo è stato siglato nell’area del cantiere di Pashaliman e rappresenta un ulteriore passo avanti nel progetto di rilancio industriale della zona. Il focus dell’intesa è la formazione di figure professionali specializzate in ambiti chiave della cantieristica, come carpenteria navale, impiantistica, allestimento, verniciatura e manutenzione. L’obiettivo è creare una base di competenze locali in grado di supportare lo sviluppo della capacità produttiva del nuovo polo industriale.
Contestualmente è stato presentato anche il nome della joint venture Fincantieri Albania, già annunciata nei mesi precedenti e partecipata al 51% da Fincantieri e al 49% da KAYO. Questa struttura societaria sarà il perno operativo del progetto albanese e punta a guidare il processo di modernizzazione del cantiere di Pashaliman, integrando attività industriali e formazione tecnica.
Il valore strategico dell’operazione non risiede soltanto nella dimensione produttiva, ma soprattutto nella costruzione di un ecosistema industriale completo. L’integrazione tra formazione, sviluppo delle competenze e attività cantieristiche rappresenta infatti un elemento essenziale per rendere sostenibile nel tempo la crescita della capacità navale locale e per garantire scalabilità al progetto.
Valore strategico e prospettive: Adriatico, difesa e crescita industriale
Dal punto di vista industriale e finanziario, il progetto albanese si inserisce in una più ampia strategia di espansione di Fincantieri nel segmento naval defence e nei mercati ad alta rilevanza geopolitica. Le stime indicano un potenziale complessivo nell’ordine di circa 1,5 miliardi di euro, basato sull’ipotesi di realizzazione di circa 10 unità navali OPV nel periodo 2026-2030, con valori medi per nave compresi tra 150 e 160 milioni di euro.
Un altro elemento centrale è l’impatto occupazionale previsto, che potrebbe generare circa 500 posti di lavoro diretti nel nuovo ecosistema industriale. Tuttavia, il punto più rilevante non è solo quantitativo, ma qualitativo: la creazione di una piattaforma produttiva nell’area adriatica consente al gruppo di rafforzare la propria presenza in una regione strategica sia dal punto di vista industriale sia geopolitico.
Il management guidato da Pierroberto Folgiero ha più volte evidenziato come il vero valore del progetto non sia soltanto nella costruzione di navi, ma nella capacità di costruire competenze e trasferire know-how. In questa logica, la formazione diventa un asset industriale tanto quanto le infrastrutture produttive. Anche le dichiarazioni del primo ministro albanese Edi Rama hanno rafforzato la portata dell’intesa, sottolineando l’avvio di una fase completamente nuova per l’industria militare del Paese e la costruzione di un sistema produttivo integrato.
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