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Il cambio USD/JPY continua a muoversi su livelli che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Dopo aver raggiunto e sfondato area 162, il cross è tornato sui massimi dal 1986 a quota 162,50, confermando una tendenza rigidamente rialzista costruita nel corso degli ultimi trimestri e alimentata da fattori sia monetari che macroeconomici. Risultato è che la forza del Dollaro e la persistente debolezza dello Yen hanno trasformato il cross USD/JPY in uno dei trade probabilmente più affollati di tutto il mercato valutario (Euro Dollaro compreso).

Proprio questo elemento, tuttavia, rappresenta oggi il principale fattore di rischio. Chi ha una certa esperienza sul forex sa che quando una posizione diventa eccessivamente condivisa dai trader, si impenna la possibilità che un evento inatteso provochi uno short squeeze sulla valuta più venduta. Ragionando per ipotesi, nel caso dello Yen, una chiusura accelerata delle posizioni ribassiste potrebbe tradursi in un rapido rafforzamento della divisa giapponese e in una correzione significativa del cambio USD/JPY (che questo strappo poi vada a modificare o meno il trend di lungo periodo di questa coppia è un altro discorso).

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Perché USD/JPY continua a segnare nuovi massimi

L’attuale forza del cambio è il risultato di un insieme di fattori strutturali che, almeno fino a questo momento, hanno continuato a favorire il dollaro rispetto allo yen.

L’elemento principale resta il differenziale di politica monetaria tra Stati Uniti e Giappone. Mentre la Federal Reserve continua a mantenere un orientamento restrittivo e il mercato valuta la possibilità che i tassi americani rimangano elevati ancora a lungo, la Bank of Japan procede con estrema gradualità nella normalizzazione della propria politica monetaria. Anche dopo i rialzi già effettuati, il costo del denaro giapponese resta molto inferiore rispetto a quello statunitense.

Questo differenziale rende ancora conveniente il carry trade, strategia attraverso la quale gli investitori prendono a prestito yen a basso costo per acquistare attività denominate in valute con rendimenti più elevati, in primo luogo il dollaro. Finché questa convenienza rimane intatta, la domanda di dollari continua ad aumentare mentre lo yen resta sotto pressione.

Alla dinamica dei tassi si aggiungono altri elementi che contribuiscono alla debolezza della valuta giapponese. Le tensioni geopolitiche e il rialzo dei prezzi dell’energia penalizzano infatti un’economia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, peggiorando le prospettive per la bilancia commerciale del Paese.

Anche il quadro fiscale rappresenta un elemento osservato con attenzione dagli investitori. Il mercato teme che il governo giapponese possa orientarsi verso politiche di spesa più espansive, in un contesto caratterizzato già da un debito pubblico molto elevato. Una combinazione di politica fiscale accomodante e politica monetaria ancora poco restrittiva tende infatti a ridurre ulteriormente l’appeal dello yen nei confronti degli investitori internazionali.

Esiste poi un fenomeno meno evidente ma altrettanto importante. Nonostante gli afflussi verso la Borsa di Tokyo siano rimasti consistenti, questi non si sono tradotti in un rafforzamento della valuta.

Molti investitori esteri acquistano infatti azioni giapponesi ma coprono contemporaneamente il rischio cambio vendendo yen attraverso strumenti derivati. Il risultato è un flusso finanziario che sostiene il mercato azionario ma continua ad alimentare la pressione ribassista sulla valuta.

Il mercato è troppo sbilanciato contro lo yen?

Proprio la solidità del trend rialzista di USD/JPY potrebbe trasformarsi nel principale fattore di vulnerabilità del mercato. Ad evidenziarlo è stato Filippo Diodovich, senior market strategist per il broker IG Italia.

L’analista cita i dati del Commodity Futures Trading Commission (CFTC) dai quali si denota come le posizioni speculative corte sullo Yen abbiano raggiunto circa 11,3 miliardi di dollari, livelli vicini ai massimi degli ultimi anni. Questo parametro, ha ricordato Diodovich, è pesantissimo perché misura quanto il consenso degli operatori sia orientato nella stessa direzione.

Ebbene evidenzia Diodovich che quando il mercato accumula un numero molto elevato di posizioni ribassiste sulla stessa valuta, aumenta inevitabilmente il rischio di uno short squeeze. In questa situazione basta un evento inatteso per costringere molti investitori a ricomprare rapidamente gli yen precedentemente venduti, alimentando un movimento di rafforzamento molto più rapido rispetto a quello che i fondamentali, da soli, giustificherebbero.

Per questo motivo, una correzione di USD/JPY non richiede necessariamente un cambiamento radicale dello scenario macroeconomico. È sufficiente un fattore capace di modificare temporaneamente il sentiment degli operatori affinché la chiusura delle posizioni speculative produca movimenti molto violenti.

Del resto, situazioni analoghe si sono già verificate in passato. Anche nel 2024 il rafforzamento improvviso dello yen fu favorito dalla contemporanea combinazione tra interventi ufficiali e revisione delle aspettative sulla politica monetaria giapponese, che portarono molti investitori a liquidare rapidamente le operazioni di carry trade. Più il posizionamento diventa unidirezionale, maggiore diventa quindi la probabilità che il mercato reagisca con elevata volatilità alla prima sorpresa.

Quali eventi possono innescare uno short squeeze sullo yen

L’evento più immediato resta naturalmente un nuovo intervento del Ministero delle Finanze giapponese sul mercato valutario.

Tra aprile e maggio Tokyo aveva già utilizzato circa 11.700 miliardi di yen, equivalenti a oltre 70 miliardi di dollari, riuscendo temporaneamente a riportare il cambio verso area 155-156. Tuttavia il recupero dello yen si è progressivamente esaurito e USD/JPY è tornato rapidamente sopra quota 160 fino a segnare nuovi massimi pluridecennali.

L’esperienza degli ultimi anni mostra però che gli interventi valutari da soli difficilmente modificano il trend di fondo. Possono rallentare la corsa del cambio, aumentare la volatilità e favorire prese di profitto, ma tendono ad avere effetti limitati se non sono accompagnati da un cambiamento della politica monetaria. Proprio per questo motivo gli investitori osservano con attenzione anche le prossime decisioni della Bank of Japan. Qualsiasi segnale di maggiore determinazione nel processo di normalizzazione dei tassi potrebbe rappresentare il catalizzatore ideale per uno short squeeze, soprattutto considerando l’elevata concentrazione di posizioni speculative ribassiste.

Anche un cambiamento nelle aspettative sulla Federal Reserve potrebbe contribuire alla correzione. Se il mercato iniziasse a scontare un percorso meno restrittivo negli Stati Uniti, il differenziale dei rendimenti tra dollaro e yen inizierebbe infatti a ridursi, diminuendo l’attrattiva del carry trade.

In tutti questi casi il movimento potrebbe risultare particolarmente rapido proprio perché alimentato dalla necessità degli operatori di chiudere simultaneamente posizioni molto affollate.

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Trend rialzista intatto, ma aumenta il rischio di una correzione tecnica

Il quadro strategico resta ancora favorevole al dollaro. Finché il differenziale dei tassi tra Stati Uniti e Giappone rimarrà così ampio, il trend principale di USD/JPY continuerà ad avere solide fondamenta fondamentali.

Questo, però, non significa che il cambio sia destinato a salire in modo lineare. Anzi, proprio il raggiungimento dei massimi degli ultimi quarant’anni rende il mercato sempre più esposto a fasi di elevata volatilità.

Ogni nuovo rialzo aumenta infatti la pressione politica sulle autorità giapponesi affinché intervengano per limitare l’indebolimento della valuta. Parallelamente cresce anche il numero di investitori che hanno costruito strategie basate sulla prosecuzione della debolezza dello yen.

È questa combinazione a rappresentare oggi il principale rischio per USD/JPY. Non tanto un’inversione strutturale del trend, quanto una correzione improvvisa causata dalla chiusura simultanea di un elevato numero di posizioni speculative.

Insomma il contesto macroeconomico continua a sostenere il dollaro, ma il livello raggiunto dal cambio rende sempre più probabile la comparsa di movimenti correttivi anche molto violenti. In presenza di un mercato fortemente sbilanciato nella stessa direzione, basta infatti un segnale inatteso della Bank of Japan, un intervento delle autorità oppure una revisione delle aspettative sulla Federal Reserve per trasformare un normale ritracciamento in un vero short squeeze sullo Yen, con un conseguente calo repentino del cambio USD/JPY.

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