Il quadro è chiaro e sotto agli occhi di tutti: le azioni Unicredit non solo stanno ignorando le resistenze politiche provenienti da Berlino all’OPS su Commerzbank ma addirittura si stanno mettendo in evidenza su Borsa Italiana tra le top di seduta. A metà giornata, infatti, titolo dell’istituto guidato da Andrea Orcel avanza infatti del 3,6% a 77,25 euro, collocandosi tra le migliori performance del Ftse Mib nonostante il governo tedesco abbia ufficialmente decretato che non aderirà all’offerta pubblica di scambio lanciata su Commerzbank.
La reazione del mercato lascia stupiti perché arriva dopo una notizia price sensive che, almeno sulla carta, potrebbe rappresentare un ostacolo per l’operazione e, almeno potenzialmente, dovrebbe impattare in negativo sul titolo di Piazza Gae Aulenti. Questo solo in teoria perchè, nella realtà, gli investitori si stanno palesemente concentrando su altri aspetti della partita, premiando il titolo e mostrando fiducia nella strategia perseguita dal gruppo bancario italiano.
E allora proviamo a capire perchè le azioni Unicredit ignorano il “nein” di Berlino all’OPS su Commerzbank.
Berlino ribadisce il sostegno all’indipendenza di Commerzbank
La presa di posizione del governo federale tedesco è stata netta. Attraverso il comitato direttivo del Fondo di stabilizzazione dei mercati finanziari, organismo che supervisiona la partecipazione pubblica nell’istituto, Berlino ha respinto formalmente l’offerta presentata da Unicredit.
L’esecutivo tedesco controlla infatti oltre il 12% del capitale di Commerzbank e ha chiarito che non consegnerà le proprie azioni nell’ambito dell’OPS. Secondo la posizione ufficiale, la proposta non riconoscerebbe un premio sufficiente rispetto alle quotazioni di mercato della banca tedesca.
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Ma le motivazioni non sono soltanto finanziarie. Il governo considera Commerzbank un asset strategico per il sistema economico nazionale, soprattutto per il ruolo svolto nel finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche. A questo si aggiunge l’importanza occupazionale dell’istituto per la città di Francoforte, sede storica della banca.
Di fatto Berlino continua a sostenere la strategia di autonomia perseguita dal management guidato da Bettina Orlopp e conferma la propria opposizione a una possibile acquisizione da parte del gruppo italiano, una posizione che era già emersa fin dalle prime mosse di Unicredit nel capitale dell’istituto tedesco.
Perché i trader non si preoccupa del rifiuto tedesco a Unicredit
Da mesi gli investitori era consapevoli delle resistenze politiche che accompagnano passo dopo passo l’OPS Unicredit su Commerzbank. Di conseguenza, la decisione ufficiale di Berlino non rappresenta una sorpresa nel senso che tutto era già noto e scontato da tempo.
Non c’è quindi da stupirsi se chi sta comprando azioni Unicredit, snobba le mosse del governo federale, e resta concentrato sulla quota complessiva che Unicredit è riuscita a costruire nel capitale della banca tedesca e sulle opzioni strategiche che rimangono aperte per il futuro.
L’istituto italiano dispone infatti già di una presenza molto rilevante nel capitale di Unicredit. Facendo un rapido recap e considerando anche gli strumenti derivati, l’esposizione potenziale supera il 55% del capitale, mentre prendendo in considerazione le sole azioni e le adesioni già raccolte nell’ambito dell’OPS la partecipazione si avvicina al 39%.
Perchè ricordiamo questi numeri? Perchè di fatto consentono a Piazza Gae Aulenti di mantenere una posizione estremamente influente all’interno della vicenda, indipendentemente dall’atteggiamento assunto dal governo federale.
L’OPS torna a premio e migliora l’appeal dell’offerta
Il fattore che più di tutti sta sostenendo le azioni Unicredit in un contesto “in teoria” avverso riguarda l’evoluzione del rapporto tra il valore dell’offerta e le quotazioni di Commerzbank sul mercato.
Per gran parte del periodo di adesione l’OPS era stata valutata dagli investitori come meno conveniente rispetto all’acquisto diretto delle azioni sul mercato. Nelle ultime sedute la situazione si è però ribaltata.
Ai prezzi attuali, la proposta di Unicredit attribuisce infatti una valorizzazione implicita di circa 37,5 euro per azione Commerzbank, superiore rispetto alle quotazioni registrate a Francoforte. In altre parole, l’offerta è tornata a incorporare un premio rispetto al prezzo di borsa.
Questo cambiamento sembra proprio non essere passato inosservato agli operatori finanziari perché migliora l’attrattività dell’operazione per gli azionisti ancora indecisi. Il ritorno a premio rappresenta inoltre un segnale di forza per Unicredit, che riesce a mantenere competitiva la propria proposta nonostante le difficoltà politiche incontrate lungo il percorso.
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La partita su Commerzbank non è ancora chiusa
L’attenzione del mercato è ora rivolta ai prossimi aggiornamenti sulle adesioni. Alla vigilia della conclusione della prima fase dell’offerta, i soci che avevano aderito rappresentavano quasi il 12% del capitale di Commerzbank. Si tratta di un risultato che si aggiunge alla partecipazione già costruita da Unicredit negli ultimi mesi e che contribuisce ad avvicinare il gruppo italiano agli obiettivi strategici fissati per l’operazione.
La vicenda, quindi, è tutt’altro che conclusa e questo nonostante il “nein” di Berlino. Dopo la chiusura della prima finestra di adesione, il regolamento tedesco prevede infatti un periodo supplementare che consentirà agli azionisti di cambiare idea e aderire successivamente all’offerta. La nuova finestra sarà aperta dal 20 giugno al 3 luglio, mentre i risultati definitivi saranno comunicati nei giorni successivi.
La seduta odierna dimostra che, almeno per il momento, Piazza Affari considera il “nein” di Berlino più come un ostacolo politico che come un elemento in grado di compromettere la strategia di crescita internazionale del gruppo italiano. Il rialzo del 3,6% registrato dalle azioni Unicredit indica che gli investitori continuano a credere nella capacità della banca di creare valore, indipendentemente dalle difficoltà che inevitabilmente accompagnano una delle più importanti operazioni bancarie europee degli ultimi anni. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi giorni.
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