Stanno crollando le azioni Stellantis e lo stanno facendo anche in modo marcato con un ribasso che, a metà pomeriggio, è arrivato al 5,3%. Peggior quotata di un Ftse Mib che appare ovattato (ma questo è l’aspetto che meno deve impensierire), il gruppo italo-francese ha bucato al ribasso quota 6 euro (e questo dovrebbe far riflettere di più) con minimo intraday a 5,96 euro. I minimi dell’anno raggiunti a quota 5,3 euro verso la fine di marzo sono sempre a debita distanza, tuttavia è innegabile il retro-front registrato rispetto al trend delle ultime settimane. E infatti il rosso mensile torna ad allargarsi arrivando al 17% e quello da inizio anno ri-sale ad oltre il 37%.
Questa, in sintesi, la situazione grafica. C’è poi il lato fondamentale di analisi ma, su questo fronte, non c’è da spendere tante parole: le azioni Stellantis sono crollate appena pochi istanti dopo la presentazione del nuovo piano industriale del gruppo. Oggi non era un giorno come gli altri per il colosso automotivo visto che in calendario c’era un attesissimo Capital Markets Day. Ebbene i numeri non lasciano spazio all’interpretazione: il piano non sta piacendo agli investitori che stanno reagendo vendendo STLA.
Questo è fuori discussione. Più sfumate sono le ragioni alla base di questa “delusione”.
Il piano industriale Stellantis da catalyst a motivo del crollo
Destino quasi beffardo quello del Capital Markets Day 2026 di Stellantis. L’evento, da tempo in programma, era subito apparso come il classico potenziale fattore di hype per il titolo. E in effetti alcune indiscrezioni emerse al termine di un incontro che si era tenuto a metà maggio tra analisti di Citigroup e vertici del gruppo, avevano lasciato intendere che dal CMD potessero arrivare indicazioni positive.
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Guardando a ciò che sta avvenendo in borsa alle azioni Stellantis verrebbe da pensare che, in realtà, i target emersi siano stati deludenti o, se pur positivi, non all’altezza delle aspettative. Praticamente la presentazione è passata dall’essere un potenziale fattore alla ripresa dei corsi del titolo a motivo della pioggia di sell.
E allora scendiamo nel dettaglio. FaSTLAne 2030 è il nome del nuovo piano industriale presentato all’Investor Day di Detroit. Accelerazione di profitti e crescita i capisaldi. Ambizione ma realismo i principi cardine così come disegnati dal presidente di Stellantis John Elkann nel corso del suo intervento.
E poi ci sono i numeri.
I target del piano industriale 2030 di Stellantis
Il piano di Stellantis prevede prevede investimenti complessivi per circa 60 miliardi di euro e si sviluppa su un orizzonte quinquennale molto ampio, con oltre 60 nuovi modelli e circa 50 aggiornamenti di gamma. Di questi, una parte rilevante riguarda la transizione energetica: 29 veicoli full electric, 15 ibridi plug-in o a autonomia estesa, 24 ibridi tradizionali e 39 a combustione interna o mild hybrid. Una struttura multi-tecnologica che, come era ovvio da tempo, è andata a prendere il posto dell’oramai accantonato lineare passaggio all’elettrico (ma questo non sorprende).
Centrale è comunque la forte concentrazione degli investimenti: circa il 70% delle risorse destinate a marchi e prodotti sarà indirizzato su Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, oltre al business dei veicoli commerciali Pro One. Inoltre, oltre 24 miliardi di euro saranno destinati a piattaforme globali, motorizzazioni e tecnologie, pari a circa il 40% del totale tra capex e R&D.
Per quello che riguarda l’aspetto più propriamente industriale, il piano ha posto l’accento sul ruolo di piattaforme modulari come la STLA One, progettata per ridurre i costi del 20% e poter permette di arrivare entro il 2030 a una produzione concentrata con riutilizzo dei componenti fino al 70%. L’obiettivo è quello di una maggiore efficienza. Asticella in alto che dovrà però fare i conti con la forte concorrenza cinese e la volatilità della domanda.
A livello geografico il nuovo piano industriale fissa target altrettanto ambiziosi: crescita dei ricavi del 25% e margine operativo tra 8-10% in Nord America, crescita del 15% e margine tra 3-5% in Europa allargata, e crescita del 40% con margini tra 10-12% in Medio Oriente e Africa. Balza subito all’occhio la distanza tra tutti questi obiettivi e quello che è il contesto macroeconomico attuale.
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Ma non si tratta solo di questo. Il Nord America dovrebbe assorbire il 60% dei 36 miliardi di euro destinati a marchi e prodotti, rendendo la regione il vero perno della strategia. L’inevitabile altra faccia della medaglia è la forte dipendenza proprio da questo mercato che inevitabilmente espone a rischi, soprattutto in caso di rallentamento della domanda o pressione competitiva sui prezzi.
Perché il mercato vende azioni Stellantis?
Passando dai target del piano al Capital Markets Day, le dichiarazioni del management, con John Elkann che ha definito il piano un ritorno alle origini e un progetto di reset e costruzione delle fondamenta sembrano confermare un’impostazione prudente. Questo approccio, del tutto razionale in una fase di forte trasformazione del settore automotive, potrebbe non aver dato agli investitori quelle leve di sorpresa positiva che magari di attendevano.
Da non tralasciare poi il fatto che il piano punta molto su partnership industriali con gruppi come Leapmotor, Dongfeng, Tata e Jaguar Land Rover per condividere capacità produttiva e ridurre i costi. Anche su questo fronte una scelta strategicamente coerente ma che di fatto può creare una sorta di dipendenza crescente da alleanze esterne per sostenere la competitività. Ad ogni modo tutte partnership già note.
Quindi il crollo delle azioni Stellantis a seguito della presentazione del piano industriale potrebbe essere frutto di una combinazione di fattori: obiettivi ambiziosi ma percepiti come lontani nel tempo, un percorso di transizione complesso e un piano che mette sempre in primo piano la disciplina finanziaria. Nulla di nuovo e allora forse il punto è che gli investitori probabilmente speravano in qualcosa di più e da qui può essere arrivata la loro delusione. Da vedere se definitiva oppure se solo iniziale e magari, nel corso del proseguo del Capital Markets Day possa tornare più razionalità nella valutazione.
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