trader che analizza grafico a candele
Azioni Eni in controtendenza (www.risparmioggi.it)
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E’ più che normale che le azioni del settore petrolifero rispondano in modo negativo al ritracciamento del prezzo del greggio soprattutto se alle spalle c’è una lunga striscia positiva. Proprio per questa ragione la flessione che i titoli oil stanno registrando nella seconda seduta della settimana non fa notizia. A suscitare interesse è però il movimento antitetico delle azioni Eni.

Il greggio flette, il comparto petrolifero è intonato negativamente eppure la quotata del Cane a Sei Zampe continua la sua marcia. Nel primo pomeriggio il titolo Eni passa di mano a 24,08 euro in rialzo dello 0,3% rispetto a ieri. Un verde molto contenuto che però spicca in un contesto generale in cui la parte restante del settore petrolifero di Borsa Italiana è in palese ribasso (Tenaris a -1,3% a 26 euro e Saipem a -1,2% a 4,53%) a causa del leggero ritracciamento delle quotazioni petrolifere (WTI a 103 dollari al barile e Brent a 110 dollari).

Il quadro che emerge è quello di un titolo Eni più forte anche del (sia pure contenuto) ribasso del greggio. Questa particolarità ha una implicazione tecnica molto rilevante: l’impostazione sul Cane a Sei Zampe resta costruttiva.

E la domanda è praticamente inevitabile: come è possibile tutto questo?

Due gli ordini di spiegazione: uno domestico ossia riguardante in modo diretto Eni e uno più generale che ha a che fare con la dinamica in atto sul greggio.

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Due driver di visibilità sulle azioni Eni

Sono due i driver che in una sessione incerta per i titoli oil, stanno dando visibilità alle azioni Eni. Da un lato la notizia sulla possibile installazione di nuove piattaforme galleggianti in Mozambico; dall’altro le indiscrezioni secondo cui Eni potrebbe essere parte attiva nella ricostruzione in Qatar. E su questo secondo punto ci sarebbe da aprire una parentesi grande come una casa perchè se le azioni del Cane a Sei Zampe negli ultimi mesi si sono apprezzate così tanto è stato per effetto della crisi energetica causata dalla guerra Usa-Iran e di cui gli attacchi di Teheran contro Doha sono stati uno delle conseguenze. L’idea speculativa ora diventerebbe la possibilità per Eni di trarre beneficio dalla ricostruzione post-bellica al termine della guerra da cui ha avuto tantissimo beneficio. In questo modo potrebbero ragionare i trader…

Ma andiamo con ordine partendo dai driver certi ossia news dal Mozambico. Su questo fronte solo certezze visto che è stato lo stesso Cane a Sei Zampe a prendere la parola. Un suo portavoce ha infatti comunicato all’agenzia Reuters che il bacino di Rovuma in Mozambico può vantare consistenti riserve di gas naturale stimate nel range tra 160mila e 200mila miliardi di piedi cubi e che proprio per questo a livello di management si sta considerando la possibilità di installare terza piattaforma galleggiante di liquefazione del gas naturale (FLNG). Eni ha già una presenza molto estesa nel paese africano.

Per quello che invece riguarda i rumors sulla ricostruzione in Qatar, si tratta invece di indiscrezioni. Secondo quanto riportato da Milano Finanza, la premier Giorgia Meloni starebbe lavorando a un coinvolgimento diretto di Eni, Snam, Terna e Saipem in un progetto di ripristino di Ras Lannuf, la strategica infrastruttura qatariota per l’export di gas naturale liquefatto che è stata colpita dagli attacchi iraniani del 19 marzo avvenuti nell’ambito della guerra Usa-Iran.

L’obiettivo del governo italiano è doppio: da un lato assicurare nuove commesse di lungo periodo ai grandi gruppi italiani, tra cui appunto Eni, e dall’altro spianare la strada per un ritorno alla piena operatività delle forniture di GNL dal Qatar. In questo contesto proprio il Cane a Sei Zampe potrebbe avere un ruolo centrale grazie alla partnership già avviata con QatarEnergy e alla lunga esperienza maturata nel progetto North Field East.

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Ma un ribasso duraturo del prezzo del petrolio non è scontato

Probabilmente nè la notizia sul Mozambico nè i rumors sulla ricostruzione in Qatar sarebbero bastati alle azioni Eni per muoversi in controtendenza rispetto alla generale debolezza del resto del settore petrolifero di Borsa Italiana se non ci fosse la percezione diffusa che il ribasso del prezzo del petrolio possa essere solo una parentesi. Non è tanto una questione di entità della flessione che, come visto, è molto contenuta quanto delle prospettive.

Le quotazioni hanno ritracciato dopo che Trump ha dichiarato di aver stoppato il riavvio delle operazioni militari contro l’Iran, perchè finalmente le trattative con Teheran sarebbero diventate serie. Il mercato ha incassato il nuovo dato di fatto ma da qui a crederci la strada è lunga. In poche parole oramai è sensazione diffusa che tutto sia in costante evoluzione.

E non c’è quindi niente da stupirsi se per alcuni analisti come l’ex gestore di hedge fund Jim Cramer, le quotazioni petrolifere potrebbero portarsi ai precedenti massimi a quasi 120 dollari al barile nella sciagurata ipotesi in cui i colloqui tra Washington e Teheran, oramai in atto da mesi, dovessero fallire.

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