La fine della guerra tra Stati Uniti e Iran rappresenterebbe un vero e proprio punto di svolta per i mercati finanziari globali. Nell’ultimo mese e mezzo, infatti, le tensioni geopolitiche hanno alimentato un contesto dominato da avversione al rischio (risk-off), con effetti immediati su materie prime, catene logistiche e valutazioni azionarie. In particolare, il petrolio ha registrato forti oscillazioni al rialzo, spingendo verso l’alto i costi operativi di numerosi settori e comprimendo i margini.
Una de-escalation credibile e in grado di portare ad un accordo di pace tra Usa e Iran avrebbe un impatto diretto su due variabili chiave: prezzo dell’energia e sentiment degli investitori. Il primo tenderebbe a ridimensionarsi, mentre il secondo tornerebbe a favorire asset più ciclici e growth. In questo contesto, alcune azioni che oggi sono penalizzate potrebbero trasformarsi in opportunità di recupero ad alto beta. In particolare i settori viaggi/trasporti (compagnie aeree, spedizioni), beni di consumo di base e tecnologia, grazie al recupero dopo l’impatto dei costi elevati del carburante e del sentiment risk-off, potrebbero riappropriarsi di visibilità.
Proprio in questi settori abbiamo individuato sei titoli interessanti.
Indice
Azioni da non farsi scappare con la fine della guerra in Iran
E’ lo scenario in assoluto migliore: fine della guerra tra Usa e Iran e trattato di pace che, tra i vari punti, prevede anche la piena riapertura dello stretto di Hormuz senza pedaggi e limiti di alcun tipo. E’ quello a cui stanno lavorando la diplomazie dei due paesi con la mediazione del Pakistan. La tregua concordata tra Stati Uniti e Iran e già rinnovata una prima volta serve appunto a spianare la strada a questo scenario. Per adesso la strada è in salita perchè le posizioni delle parti appaiono distanti.
Tuttavia proprio nelle settimane della tregua non sono mancati momenti in cui il mercato ha iniziato a credere alla possibilità di un accordo imminente magari perchè spinto a pensarlo da qualche presa di posizione di Trump. Proprio in queste fasi alcuni di quei titoli da mettere nel mirino in caso di accordo tra Usa e Iran hanno registrato forti variazioni di prezzo sfruttando proprio la speranza dell’intesa. I segnali, quindi, ci sono tutti.
Da American Airlines a Delta Air Lines fino a United Airlines e da United Parcel Service a Procter & Gamble passando per Microsoft, vediamo quali sono le prospettive che si aprirebbero con in caso di pace tra Usa e Iran.
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Investire comporta un rischio di perdita
American Airlines: il classico recovery trade
Tra i titoli più interessanti in ottica di rimbalzo c’è American Airlines, che incarna perfettamente il concetto di recovery trade legato al petrolio. Il titolo ha subito una correzione significativa, perdendo circa il 30% dai massimi recenti, principalmente a causa dell’aumento dei costi del carburante, una delle voci più rilevanti per il settore.
Lato operativo l’aspetto più interessante è quello che possiamo definire come natura asimmetrica del setup. Nonostante le quotazioni petrolifere siano rimaste su livelli elevati, il titolo American Airlines ha smesso di deprezzarsi con forza e questo potrebbe essere il segnale che il mercato possa aver già scontato gran parte delle notizie negative. In questo contesto un ulteriore downside di American Airlines appare piuttosto limitato mentre un eventuale ribasso del greggio per effetto della fine della guerra e della riattivazione di Hormuz potrebbe innescare un recupero rapido.
Questo non lo diciamo noi ma le principali case di investimento che, soprattutto da quando è entrata in vigore la tregua, hanno iniziato a posizionarsi su questa tesi, con raccomandazioni positive e target price che implicano un potenziale rialzo rilevante nel breve-medio periodo.
Delta Air Lines: margini pronti a espandersi
Delta Air Lines offre una dinamica simile American Airlines, ma con una struttura operativa che mette ancora più in evidenza l’impatto del carburante fuel sui conti. L’aumento dei prezzi energetici ha inciso pesantemente sui costi trimestrali, comprimendo la redditività del vettore americano. Anche qui, in caso di de-escalation ella guerra e di un accordo tra Usa e Iran, il meccanismo di recupero delle quotazioni sarebbe piuttosto diretto. La riduzione del costo del jet fuel porterebbe a un miglioramento dei margini operativi e ciò si tradurrebbe a sua volta in una revisione al rialzo delle aspettative sugli utili.
Ricordiamo che negli Stati Uniti, la domanda di viaggi, nonostante il contesto geopolitico, è rimasta strutturalmente solida. Questo significa che il titolo Delta Air Lines potrebbe beneficiare di un doppio effetto: costi in calo e ricavi resilienti, una combinazione particolarmente favorevole per il ritorno dei compratori.
Qualche segnale del potenziale di Delta Air Lines lo si è già visto nella dinamica che si è imposta da metà aprile ad ora. Dopo che nella prima quindicina di marzo le azioni DAL si sono molto deprezzate, la tregua ha portato ad un rimbalzo. Figuriamoci cosa può accadere anche qui in caso di accordo di pace.
United Airlines: leva elevata al ciclo energetico
Sempre all’interno del comparto aereo, United Airlines rappresenta è uno dei titoli con maggiore sensibilità al ciclo energetico. La pressione esercitata dal caro carburante ha pesato sulle valutazioni, ma proprio questa caratteristica rende il titolo particolarmente reattivo in fase di inversione.
In uno scenario di pace, il calo del petrolio agirebbe come catalizzatore immediato, favorendo un recupero che potrebbe risultare più accentuato rispetto ad altri player. Per questo motivo gli analisti tendono a considerare United Airlines una scelta più aggressiva, potenzialmente adatta a chi cerca esposizione a un rimbalzo rapido e marcato. Anche in questo caso in segnali di quello che potenzialmente può accadere con la pace tra Usa e Iran ci sono già tutti: il vettore si è inabissato nei primi 10 giorni di guerra per poi recuperare. Attualmente segna un +5% su base mensile e un -13% da inizio 2026.
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United Parcel Service: normalizzazione delle rotte
Non solo compagnie aeree nella lista delle azioni da comprare in caso di fine della guerra e accordo tra Usa e Iran. Lo abbiamo già accennato nelle premessa: anche il settore logistico ha subito gli effetti indiretti del conflitto, in particolare per via delle restrizioni sulle rotte commerciali e dell’aumento dei costi operativi.
United Parcel Service (UPS) si trova in una posizione interessante: la riapertura delle principali rotte marittime e una maggiore stabilità geopolitica potrebbero tradursi in una riduzione dei costi di trasporto che, a sua volta, consentirebbe un miglioramento dell’efficienza operativa e quindi un recupero dei volumi che ora sono in difficoltà a causa dell’incertezza prolungata.
Le azioni UPS sono quindi una sorta di “scommessa” sulla normalizzazione delle supply chain globali ossia su uno temi chiave in uno scenario post-conflitto.
Come si può vedere dai grafico, solo a seguito della prima tregua tra Usa e Iran, le azioni UPS hanno provato un rimbalzo che sta durando anche adesso grazie al rinnovo del cessate il fuoco. +6% la prestazione mensile e +4% da inizio 2026 mentre annualmente la prestazione è piatta.
Procter & Gamble: difensivo che beneficia del risk-on
A differenza dei titoli ciclici di cui ci siamo fin qui occupati, Procter & Gamble offre un profilo più difensivo. Tuttavia, anche in uno scenario di pace, il titolo potrebbe beneficiare del miglioramento del sentiment.
Chi opera con esperienza sui mercati azionari lo sa: in un contesto di riduzione del rischio geopolitico, c’è sempre la tendenza a riallocare capitali verso asset percepiti come più stabili, ma con una maggiore visibilità sugli utili. P&G rientra perfettamente in questa categoria, grazie a flussi di cassa prevedibili, forte posizionamento nei beni di prima necessità e capacità di trasferire i costi sui consumatori.
Le azioni Procter & Gamble non sono da rimbalzo esplosivo, ma rappresentano comunque una componente equilibratrice all’interno di un portafoglio di investimento esposto alla ripresa che un accordo di pace può generare.
Microsoft: ritorno del growth e dell’AI
Infine, il comparto tecnologico, e in particolare Microsoft, potrebbe essere tra i principali beneficiari del ritorno del risk-on per effetto della fine della guerra e dell’accordo tra Usa e Iran. Durante la fase di tensione, il titolo ha sofferto sia per il clima di avversione al rischio sia per timori legati a supply chain e investimenti in infrastrutture.
La fine del conflitto cambierebbe rapidamente il quadro portando a un miglioramento del sentiment sul settore tech e quindi a un ritorno dell’interesse per i temi legati all’intelligenza artificiale e a una maggiore visibilità sugli investimenti a lungo termine.
Microsoft, nonostante le recenti difficoltà, resta un player dominante in segmenti chiave come cloud, software enterprise e AI. Proprio le valutazioni attuali, più contenute rispetto al passato, potrebbero offrire un punto di ingresso interessante in vista di una nuova fase di crescita. Il titolo è risalito nell’ultimo mese (+11%) ma da inizio anno presenta un rosso dell’8%.
Cosa devi ricordare e cosa puoi fare adesso con Freedom24

E’ assodato che la fine della guerra in Iran rappresenterebbe un catalizzatore trasversale, ma con effetti differenziati tra settori. Lo ha già lasciato intendere la tregua raggiunta tra Usa e Iran (e ora rinnovata): il mercato vuole l’accordo perchè solo con la pace è possibile un miglioramento del sentiment. Detto questo, però, le vere opportunità si concentrano su quei settori che a causa della guerra hanno sofferto di più. E quindi:
- titoli ciclici ad alta sensibilità al petrolio (come le compagnie aeree)
- player che sono esposti alla logistica globale (come i grandi spedizionieri globali)
- large cap difensive e tecnologiche che beneficiano del ritorno del risk appetite
Questi i comparti all’interno dei quali pescare per costruire un “portafoglio” orientato all’accordo Usa-Iran. Poi è chiaro che la chiave sarà il bilanciamento di esposizione e timing: alcuni titoli offrono rimbalzi rapidi ma più rischiosi, altri garantiscono stabilità con upside più graduale. In entrambi i casi, lo scenario di pace aprirebbe una finestra di opportunità.
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Investire comporta un rischio di perdita
Azioni a cui guardare in caso di stallo nelle trattative Usa-Iran
E in caso di nulla di fatto nelle trattative tra Usa e Iran?
Anche questo scenario non può essere escluso anzi, considerando la decisione di entrambe le parti di annullare il secondo round di colloqui a Islamabad e di prorogare la tregua, potrebbe essere addirittural’ipotesi più probabile almeno nel breve termine. Prendere tempo perchè di fatto le posizioni sono distanti e inconciliabili, puntando, reciprocamente, a smussare l’intransigenza dell’avversario portandolo a più miti consigli. Una strategia che non solo rimanda la fine della guerra (agitando lo spettro di una ripresa delle ostilità) ma che di fatto crea una situazione di stallo che si può toccare con mano sui mercati semplicemente guardando l’attuale andamento incerto delle borse. Gli indici di riferimento non riescono a prendere una direzione e questo perchè c’è incertezza totale su quello che potrà accadere dopo questa seconda tregua.
A differenza di quello che abbiamo visto a proposito delle azioni da non farsi sfuggire se la guerra dovesse finire, nel caso di stallo non ci sono tanti titoli che potrebbero trarre vantaggio. Due quotate, però, potrebbero avere migliori carte per sfruttare questo limbo: Enbridge e Lockheed Martin.
Enbridge: esposizione difensiva con domanda stabile
Enbridge è un player chiave nelle infrastrutture energetiche.
La società trasporta circa il 30% del petrolio prodotto in Nord America e gestisce una quota rilevante del gas naturale destinato al mercato statunitense. Inoltre, rappresenta la più grande utility di gas naturale per volumi nel continente. Questo il biglietto da visita della quotata. A fare la differenza è però il modello di business di Enbridge che è poco sensibile alla volatilità dei prezzi del greggio e al tempo stesso molto legato ai volumi e alla domanda energetica.
In uno scenario di stallo nelle trattative di pace tra Usa e Iran, con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso e i flussi globali di greggio e gas sotto pressione, la domanda di infrastrutture energetiche affidabili resterebbe sostenuta. Ecco perchè le azioni Enbridge sarebbero una scelta difensiva con flussi di cassa relativamente stabili. Il titolo scambia a circa 51$, in ribasso del 4% nell’ultimo mese ma in rialzo del 7% da inizio anno.
Lockheed Martin: leva diretta sulla spesa militare
Diverso il caso di Lockheed Martin, che rappresenta invece una scommessa diretta sull’aumento della spesa per la difesa.
Il gruppo americano parte già da una posizione solida, con un backlog record di circa 194 miliardi di dollari a fine 2025. In uno scenario di tensione persistente, senza una vera pace in Iran, è plausibile attendersi dagli Stati Uniti nuovi ordini per sistemi missilistici se non addirittura la necessità di ricostituire le scorte militari.
Lo stallo in Medio Oriente profilerebbe quindi un’espansione della pipeline commerciale per Lockheed Martin che a sua volta significherebbe crescita dei ricavi più accelerata rispetto alle stesse attese. Le azioni Lockheed Martin passano di mano a 554$ in calo del 10% su base mensile ma in accelerazione dell’11% da inizio 2026. Anche in questo caso, quindi, siamo dinanzi ad una situazione di doppia velocità.
Tirando le somme, nello scenario di stallo prolungato, il mercato non prezzerebbe né il rischio massimo né una piena normalizzazione. Lew opportunità diventerebbero quindi mirate e legate a driver ben precisi (stabilità della domanda energetica nel caso di Enbridge, aumento delle spese militari Lockheed Martin). Due approcci diversi (difensivo nel primo caso, pro-ciclo geopolitico nel secondo), ma coerenti con un contesto in cui il rischio resta latente e persistente.
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