Il crollo delle azioni Leonardo è il fatto saliente del pomeriggio di Piazza Affari. Il colosso della difesa è finito sulla graticola fin dal primo minuto di scambi allargando progressivamente il suo passivo. Il dato a circa un’ora a mezza della chiusura delle contrattazioni non lascia spazio a interpretazioni: -4% il passivo accumulato e spinta al ribasso fino a un minimo intraday sotto i 55,5 euro. Fa quasi effetto vedere le azioni Leonardo a questi prezzi, loro che poco più di un mese fa passavano di mano a oltre 64 euro. Proprio la perdita di valore accumulata nell’ultimo mese inizia ad essere ben visibile: -8% l’entità del ribasso e massimi che si allontano sempre di più.
E qui arriva il punto che forse più di tutti stupisce: stiamo parlando di un titolo della difesa, da fine febbraio i mercati sono condizionati dalla guerra Usa – Iran, il rischio geopolitico è ai massimi…eppure le azioni Leonardo non solo non cavalcano il trend ma addirittura segnano il passo.
Quello che intendiamo dire è che, in teoria, ci sarebbero le giuste coordinate per un apprezzamento di Leonardo non per un crollo. Come si può spiegare tutto questo? Perchè Leonardo non sfrutta più l’hype della guerra?
Esaminiamo la situazione del titolo LDO concentrandoci prima su quello che accade oggi e poi sul trend di medio termine.
Da Jefferies l’assist per il crollo delle azioni Leonardo
Un assist sta favorendo il crollo odierno del titolo Leonardo. A calarlo sul tavolo sono stati gli analisti di Jefferies. Gli esperti hanno taglio il rating sulla quotata guidata dal neo CEO Mariani dal precedente buy a hold riducendo al contempo anche il target price da 68 a 62 euro per azione. Ora tenendo conto dei valori attuali, il potenziale di upside resta ed è sempre a doppia cifra (13%) ma questo aspetto passa in secondo piano dinanzi al cambio di prospettiva della casa d’analisi: prima ottimistica ora decisamente prudente (hold è solo mantenere).
E nella nota accompagnata alla revisione al ribasso della valutazione, Jefferies sembra proprio mettere in chiaro quello che magari tanti trader pensano.
XTB
- ✅ Un'azione gratis alla registrazione
- ✅ Zero commissioni su azioni e ETF reali*
- ✅ A partire da 10€
- ✅ Interessi sui fondi non investiti
- ✅ Cashback 1% su ewallet PRO
Secondo gli analisti, è chiaro che il comparto difesa sta continuando a beneficiare delle tensioni geopolitiche globali che danno sostegno alla domanda nel medio termine, tuttavia sembra assistere a una progressiva riallocazione dei capitali. In altre parole pur restando la difesa un segmento privilegiato nel 2026, l’hype si sta spostando verso la componente terrestre e questo cambiamento inevitabilmente modifica le gerarchie settoriali andando a penalizzare i player più esposti alla difesa aerea proprio come Leonardo.
Oltre a queste dinamica, Jefferies vede emergere anche criticità specifiche legate alla società. In particolare, la transizione al vertice manageriale (da Cingolani a Mariani) va ad introdurre un elemento di rischio operativo in una fase delicata per l’implementazione del piano industrial del gruppo. La preoccupazione è che la ridefinizione delle priorità strategiche possa andare a incidere sulla visibilità degli obiettivi di medio termine.
E per finire l’aspetto valutativo che è quello che pesa di più. Leonardo quota a multipli intorno a 16,5x EV/Ebit forward, un livello che secondo Jefferies incorpora già gran parte delle aspettative positive. Insomma le azioni Leonardo sono cresciute troppo e in assenza di nuovi catalizzatori, il margine di rivalutazione appare contenuto.
Leonardo incapace di sfruttare la guerra in Iran
Gli investitori che hanno la memoria lunga certamente ricorderanno quello che accadde quando la Russia invase l’Ucraina. In quel frangente i titoli della difesa schizzarono in alto e fu proprio quella la fase in cui le azioni Leonardo finirono per la prima volta nel mirino degli investitori.
Il punto è che quegli stessi investitori si sarebbero attesi una dinamica simile con la guerra Usa – Iran. E invece è proprio la prestazione mensile negativa a dire che l’effetto replica non c’è stato, anzi c’è un arretramento dei valori.
Alla base di questa disconnessione c’è tanto per iniziare il ritardo nell’effettiva materializzazione degli ordini. Come messo in evidenza in un recente report di Morgan Stanley, ebbene i governi europei abbiano ribadito l’impegno ad aumentare la spesa militare, come prevedibile, l’esecuzione concreta procede a rilento. Tutta una serie di ragioni hanno portato a una distribuzione più graduale dei contratti, riducendo l’impatto immediato sui conti di tutti i players del settore.
Un secondo elemento chiave è rappresentato dal cambiamento nel comportamento degli investitori. Dopo una fase di forte entusiasmo verso il comparto difesa, si è assistito a un ridimensionamento delle posizioni rialziste. Il cosiddetto de-grossing ha coinvolto sia investitori istituzionali sia retail, spinti dall’aumento dell’incertezza macro e geopolitica.
In questo contesto anche realtà molto solide come Leonardo sono alle prese con vendite tecniche che, si badi, non sono necessariamente legate ai fondamentali ma a esigenze di ribilanciamento del rischio. La conseguenza è una pressione al ribasso che amplifica la volatilità del titolo.
Freedom24
- ✅ 0% commissioni su azioni e ETF
- ✅ Azioni gratis con codice WELCOME
- ✅ Nessun deposito minimo richiesto
- ✅ View con rendimento medio 16%
- ✅ Assistenza clienti in italiano
Ancora va tenuto conto del fatto che l’avvio del conflitto in Medio Oriente ha innescato una serie di shock macroeconomici. L’aumento dei prezzi energetici e le tensioni sulle catene di approvvigionamento stanno incidendo negativamente su diversi asset considerati troppo affollati.
Il comparto difesa non ha fatto eccezione, seguendo dinamiche simili a quelle osservate su materie prime come l’oro e i metalli industriali. Ed ecco che Leonardo, suo malgrado, si ritrova penalizzata sotto due punti di vista: costi e incertezza industriale.
E per finire va evidenziato che nonostante un contesto geopolitico favorevole, Leonardo sembra soffrire anche di un posizionamento meno attrattivo rispetto ad altri competitor europei. Il mercato appare sempre più selettivo, premiando società con maggiore esposizione a segmenti considerati ora prioritari. Proprio il passaggio messo a fuoco da Jefferies.
Seguici su Telegram! Iscriviti qui
Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















