Quali sono le previsioni del prezzo dell’oro per i prossimi mesi? Dopo la forte volatilità registrata nel mese di marzo con il gold che ha registrato un ritracciamento brusco ma circoscritto, molti trader investititi hanno iniziato a mettere in dubbio il trend rialzista partendo dall’assunto che se le quotazioni dell’oro non sono cresciute in un momento di crisi geopolitica ai massimi (marzo è stato il mese della guerra in Iran), allora forse qualcosa si potrebbe essere rotto.
Guardando alle previsioni degli analisti emerge una realtà decisamente diversa che va a smentire queste preoccupazioni. Tanto per iniziare da metà aprile si è attivato un leggero recupero (il 20 aprile XAU è in area 4.810 dollari l’oncia) e in secondo luogo la struttura di fondo dell’oro continua a essere molto solida. Tutto lascia pensare che il calo di marzo non sia stato l’inizio di una vera inversione, bensì una pausa tecnica all’interno di un trend rialzista più ampio che resta indiscusso.
Proprio in questo contesto sono da inquadrare quelle previsioni sul prezzo dell’oro che arrivano a ipotizzare un incremento superiore al 60% entro il 2027. Formulate dagli analisti di Wells Fargo sono le stime in assoluto più aggressive e si rivolgono a trader super-bullish su XAU facendo sulla convinzione che potenti e persistenti driver macro possano spingere l’oro su prezzi molto più alti nel lungo termine.
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Recente ritracciamento dell’oro come pausa tecnica
Partiamo dalla situazione attuale.
Oggi 20 aprile il prezzo dell’oro è in leggero rialzo a 4.815 dollari l’oncia. La fase correttiva che aveva colpito il mercato nel mese di marzo è sempre più lontana. Tuttavia essa è centrale per la definizione delle previsioni future perchè è stato proprio il mese scorso che i futures sull’oro, registrando una flessione vicina all’11%, hanno praticamente rimediato il peggior calo mensile dal 2013. Una discesa che, a prima vista, avrebbe potuto far pensare a un’inversione strutturale del trend.
Tuttavia, una lettura più approfondita suggerisce uno scenario diverso. La correzione appare infatti legata principalmente a una liquidity-driven selloff, ovvero una vendita forzata dettata da esigenze di liquidità e riduzione del rischio da parte degli investitori, piuttosto che da un deterioramento dei fondamentali. Inflazione persistente, tensioni geopolitiche e incertezza sui mercati restano infatti elementi ben presenti. Lo scenario di fondo, quindi, è immutato.
La dinamica evidenziata dall’oro a cavallo tra marzo e aprile sembra più che altro inserirsi in una fase di consolidamento tecnico, spesso osservata nei cicli rialzisti di lungo periodo. Tornando al presente, il fatto che l’oro sia riuscito a recuperare rapidamente terreno sopra quota 4.800 dollari rafforza l’idea che il trend di fondo rimanga strutturalmente bullish. Insomma una base solida per la prossima gamba rialzista.
Driver dell’oro: inflazione, banche centrali e svalutazione
Per inquadrare nel giusto contesto previsioni sull’oro così avanzate come quelle formulate da Wells Fargo Securities (le vedremo tra poco), è essenziale analizzare i principali driver macroeconomici. Uno dei concetti chiave è quello del cosiddetto debasement trade, ovvero la progressiva svalutazione delle valute fiat.
Secondo gli analisti proprio questo fenomeno rappresenta il motore principale del rialzo dell’oro. In una recente analisi, lo strategist Ohsung Kwon della prestigiosa banca d’affari Usa ha evidenziato come il sistema economico globale sia entrato nel quarto grande ciclo di svalutazione monetaria, iniziato nel 2022. Il modello utilizzato si basa sul rapporto tra massa monetaria M2 e prezzo dell’oro. E’ questo indicatore a rivelare come l’espansione della liquidità globale, combinata con politiche monetarie aggressive, tenda a sostenere la domanda di oro come riserva di valore alternativa.
Due eventi chiave hanno accelerato questo processo:
- l’invasione russa dell’Ucraina, che ha aumentato l’incertezza geopolitica;
- il ciclo di rialzo dei tassi della Federal Reserve, che ha modificato i flussi di capitale globali
In questo contesto, le banche centrali hanno intensificato gli acquisti di oro, rafforzando ulteriormente la domanda. Storicamente, cicli simili, dalla Grande Depressione alla crisi finanziaria del 2008, hanno avuto una durata media di circa 8,5 anni. L’attuale ciclo, con poco più di tre anni alle spalle, potrebbe quindi essere ancora nella sua fase iniziale.
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Previsioni oro al 2027: scenario ultra-bullish e rischi
Dallo scenario che abbiamo descritto nel precedente paragrafo, arrivano le previsioni ultra-bullish di Wells Fargo Securities. Per gli analisti il prezzo dell’oro potrebbe raggiungere gli 8.000 dollari l’oncia entro il 2027 con un rialzo monstre del 60% rispetto ai livelli attuali.
Questa stima così aggressiva si basa su tre fattori principali:
- la prosecuzione della svalutazione monetaria globale, che aumenta l’attrattività dell’oro
- la domanda sostenuta delle banche centrali, alla ricerca di asset neutrali
- la persistenza dell’incertezza macroeconomica, che favorisce gli asset rifugio
Il modello della banca d’affari Usa prevede cinque scenari economici, di cui quattro indicano una continuazione del trend rialzista. Solo uno scenario, considerato meno probabile, ipotizza una discesa del prezzo fino a circa 4.000 dollari entro il 2027. Anche in questo caso, tuttavia, i livelli resterebbero storicamente elevati.
Lato investitori, il quadro che emerge da queste previsioni è decisamente asimmetrico: il potenziale di rialzo appare superiore ai rischi di ribasso, soprattutto in un contesto di lungo periodo. Inutile però dire che essendo le previsioni al 2027 molto lontane, il percorso verso target così ambiziosi potrebbe essere caratterizzato da elevata volatilità e fasi correttive intermedie.
Quello che conta è però il messaggio che è arrivato dall’analisi di Wells Fargo: le previsioni di lungo termine sull’oro suggeriscono che il metallo giallo continui a rappresentare un asset strategico all’interno di portafogli diversificati. Il recente ritracciamento non sembra aver compromesso la struttura rialzista di fondo, ma anzi potrebbe aver creato nuove opportunità di ingresso per investitori con un orizzonte temporale medio-lungo.
L’oro, ancora una volta, si conferma non solo come bene rifugio, ma come indicatore avanzato delle tensioni sistemiche globali. E se le dinamiche attuali dovessero persistere, il target degli 8.000 dollari potrebbe non essere così irrealistico come appare oggi.
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