scene di guerra e grafico di borsa
Conseguenze della guerra Usa Iran sui mercati e in borsa (www.risparmioggi.it)
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Cosa succederà in borsa e sui mercati finanziari lunedì mattina a seguito dello scoppio della guerra Usa-Iran? L’attacco americano-israeliano contro Teheran ha avuto inizio sabato a mercati chiusi e di conseguenza la sola reazione che c’è fin qui stata ha riguardato il trading OTC. Da lì sono arrivati dei segnali su ciò che potrebbe accadere domani sui mercati reali.

Segnali, lo precisiamo, che sono tutti da interpretare perchè l’OTC di suo tende ad estremizzare essendo fortemente condizionato dalla speculazione e perchè la situazione sul campo è in costante evoluzione (il quadro di domenica è già diverso da quello di ieri).

Le variabili certe che determineranno la risposta delle borse lunedì sono due:

  • la situazione nello Stretto di Hormuz snodo strategico per il commercio globale di petrolio e gas: sarà effettivamente chiuso o subirà solo un rallentamento?
  • la durata della guerra, elemento chiave per capire se l’impatto sarà temporaneo o strutturale: sarà brevissima perchè il regime iraniano crollerà oppure sarà lunga evolvendo in un conflitto regionale?

Queste due variabili potrebbero definire i due scenari principali in borsa. Nel primo, quello più preoccupante, escalation e blocco energetico potrebbero portare a un forte crollo delle borse globali. Nel secondo, quello più moderato, il conflitto resterebbe circoscritto, con effetti concentrati prevalentemente su petrolio e difesa, mentre il resto del mercato assorbirebbe lo shock dopo una fase iniziale di volatilità.

È da questa griglia di lettura che bisogna partire per capire cosa succederà in borsa con la guerra Usa Iran.

Prima reazione alla guerra Usa-Iran: i segnali dall’OTC

Dopo l’inizio dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran e la risposta di Teheran, sull’OTC il petrolio è volato del 5%, in rally anche oro e argento, mentre il tech ha mostrato segnali di sofferenza. In particolare: il Weekend US Crude è schizzato a +5,23%, il Weekend Spot Gold è salito del 2,76% a 5.433 dollari e il Weekend Spot Silver ha evidenziato un +2,24%. Al di là dei numeri, si è subito delineato un quadro risk-off con energia, difesa e preziosi in rialzo e tecnologia in calo.

Nelle ore successive, poi, è andata anche peggio. Con la risposta iraniana (attacchi sulle basi Usa degli Emirati Arabi, tensione a Dubai), il petrolio ha esteso il rialzo fino al +9% e l’oro ha superato i 5.470 dollari. Parallelamente gli asset più rischiosi sono finiti sotto pressione, a partire dalle criptovalute.

Successivamente, con la conferma della morte di Khamenei e le prime indicazioni sui risultati degli attacchi Usa, che avrebbero indebolito il sistema difensivo iraniano, la tensione si è leggermente attenuata pur restando elevata: WTI a +7%, oro a 5.437 dollari, argento a +3%.

Dalla reazione del mercato OTC è emerso un dato ben preciso: il principale termometro della tensione sarà il petrolio. Da quello che succederà al greggio dipenderà tutto il resto ossia andamento dei mercati (oro e argento in primis), reazione della borsa e effetti sulle singole azioni.

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Dall’OTC all’opening bell: lo stretto di Hormuz sarà chiuso?

Fino ad ora abbiamo parlato della reazione sull’OTC.

Passando al mercato reale, l’andamento del prezzo del petrolio lunedì dipenderà dal destino dello Stretto di Hormuz. Una chiusura del canale rappresenterebbe un evento storico, capace di far schizzare il valore del greggio con conseguenze marcate sui mercati finanziari.

La narrativa è arcinota: se il traffico dovesse essere bloccato o seriamente compromesso, il mercato inizierebbe a prezzare uno shock dell’offerta energetica con conseguenze immediate.

  • petrolio verso nuove soglie psicologiche (100-120 dollari e oltre)
  • aumento delle aspettative inflattive
  • revisione al ribasso delle stime di crescita globale

Al contrario, se il conflitto dovesse restare circoscritto e Hormuz dovesse rimanere più o meno operativo, la fiammata del greggio potrebbe ridimensionarsi gradualmente, limitando l’impatto sistemico sui listini.

Al momento (domenica mattina) si registra un rallentamento dei traffici ma non una effettiva chiusura. Tutto questo mentre il regime iraniano traballa.

Cosa succederà in borsa con la guerra Usa – Iran?

Stiamo provando a ragionare con ordine.

Lo step successivo è quindi l’impatto della guerra Usa – Iran sulle borse.

Su questo punto c’è una totale confusione: alcuni investitori paventano un crollo a doppia cifra, altri una reazione contenuta (perchè in fin dei conti i giochi sono fatti), altri ancora addirittura un rally (perchè non solo i giochi sono fatti ma gli Usa, con l’attacco, hanno mostrato una supremazia globale senza precedenti considerando anche l’analogo successo in Venezuela).

Al di là delle varie opinioni, i precedenti storici dicono che all’opening bell delle borse ci sarà prima una reazione emotiva iniziale più o meno negativa, con listini in calo ma successivamente subentrerebbe una valutazione più razionale, legata proprio a quei due interrogativi che abbiamo messo in evidenza a inizio analisi: la la durata del conflitto e la stabilità dell’offerta energetica.

Torniamo quindi al punto di partenza: quando ci si chiede cosa succederà in borsa con guerra Usa Iran, la risposta passerà comunque dal prezzo del petrolio.

Sul lungo termine se il petrolio dovesse stabilizzarsi su livelli molto elevati, il mercato inizierebbe a prezzare una possibile conferma dei tassi di interesse sui livelli attuali o addirittura nuovi rialzi. Da questo elemento andrebbero a crearsi nuove dinamiche settoriali. Ma questo discorso è prematuro.

E allora focus sulle azioni da tenere d’occhio in borsa.

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Quali azioni comprare: energia e difesa in prima linea

Quali azioni comprare con la guerra Usa-Iran è il cuore della questione nel brevissimo termine.

Alla luce di quello che abbiamo fin qui detto è chiaro che il settore petrolifero sarà il primo beneficiario diretto di una fiammata del greggio. Le azioni oil italiane hanno già corso molto da inizio anno, ma in caso di escalation della guerra Usa-Iran potrebbero apprezzarsi ulteriormente. Su Borsa Italiana, Eni segna un progresso di circa il 20% da inizio anno, mentre Saipem è salita di circa il 42%. Con un petrolio stabilmente più alto, i margini upstream e la generazione di cassa delle compagnie energetiche verrebbero ulteriormente rafforzati. Ma non è solo un discorso di lungo termine. Nel breve sarà la paura a condizionare le azioni petrolifere.

Andiamo oltre.

C’è guerra e quindi anche il settore difesa torna sotto i riflettori. Dopo un 2025 esplosivo, dall’inizio del 2026 il comparto aveva perso slancio. Un conflitto prolungato riporterebbe l’attenzione sugli investimenti militari. In questo contesto, titoli come Leonardo (+10% da inizio anno) potrebbero beneficiare di un renewed interesse degli investitori. L’impatto in questo caso è più di stomaco che di realtà e quindi più focalizzato sul breve che sul lungo termine. In breve comprare azioni della difesa perchè con la guerra in atto diventano quasi uno sbocco inevitabile.

In entrambi i casi, petrolifero e difesa, si tratta di settori che funzionano come copertura geopolitica e che tendono a sovraperformare nelle fasi di tensione internazionale. Proprio come sta accadendo con la guerra Usa-Iran.

Terzo gruppo di azioni che potrebbero beneficiare di un forte appeal a seguito del conflitto, è quello delle utility. Qui il discorso riguarda il generale e lo specifico. Sul primo piano pesa la natura difensiva del settore. I servizi di pubblica utilità sono i soli a reggere in scenari avversi. Nel caso specifico della guerra Usa-Iran c’è la questione costi da considerare. Con Hormuz chiuso il prezzo del gas può salire e di conseguenza i guadagni dei player del comparto.

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Banche e mercato globale: rischio inflazione e selettività

Un capitolo a parte riguarda il settore bancario. Sempre assumendo come fulcro l’andamento delle quotazioni petrolifere, un rally di lungo termine del petrolio farebbe pensare a un possibile aumento dell’inflazione con conseguente conferma dei tassi di interesse sui livelli attuali o, nello scenario più estremo, a un loro rialzo. Per le banche questo significa margini di interesse potenzialmente sostenuti, ma anche un contesto macro più fragile.

Se la guerra dovesse durare a lungo e il prezzo del greggio restare elevato, il rischio sarebbe quello di un rallentamento economico globale, con impatto sulla qualità del credito e sulla propensione agli investimenti. In questo scenario, la selettività diventerebbe fondamentale anche perchè il comparto banche è già cresciuto tanto e quindi un ritracciamento sarebbe inevitabile.

Cosa ricordare domani

La risposta a cosa succederà in borsa con guerra Usa Iran non è univoca ma dipende dall’evoluzione di due variabili: chiusura di Hormuz e durata del conflitto (con annessa evoluzione della politica interna iraniana). Se la guerra dovesse essere breve e circoscritta, l’impatto potrebbe limitarsi a una rotazione verso oil e difesa senza alcun crollo. Se invece si dovesse trasformare in un uno shock energetico prolungato, il rischio di una correzione più ampia dei mercati aumenterebbe sensibilmente aprendo la strada a sell-off prolungati.

La discriminante è e resta il petrolio. È lì che si giocherà la partita e da lì passerà la risposta definitiva alla domanda su quali azioni comprare in questo contesto geopolitico estremamente delicato.

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