Nella seduta di borsa di ieri le azioni BFF Bank hanno perso il 12,2% crollando a 3,84 euro, ossia il 60% in meno da inizio anno e il 74% dai massimi storici. Un anno fa il titolo scambiava a 9,48 euro, segnando quindi un -53% anno su anno. Numeri che fotografano in modo plastico la portata del crollo azioni BFF Bank, diventato uno dei casi più eclatanti del listino italiano negli ultimi mesi.
Il movimento ribassista non è episodico ma si inserisce in una tendenza ormai strutturale. Dopo un 2024 caratterizzato da forti dividendi, il 2025 e l’avvio del 2026 hanno completamente ribaltato la percezione del mercato. La market cap si è drasticamente ridotta e la fiducia degli investitori è stata erosa da una sequenza di eventi regolamentari e giudiziari che hanno riaperto interrogativi sulla qualità degli attivi e sulla sostenibilità della redditività futura.
Il sell-off non è stato lineare ma scandito da tappe precise: prima la revisione dei target, poi l’uscita del ceo, infine i rumor sull’inchiesta. L’ultimo affondo del 12,2% si colloca proprio in questo contesto, alimentato dalle notizie relative all’indagine della magistratura milanese.
L’inchiesta della Procura e i rilievi di Bankitalia
Dopo l’intervento della Banca d’Italia, anche la Procura della Repubblica di Milano ha acceso un faro sull’istituto specializzato nel factoring verso la pubblica amministrazione. L’ipotesi al centro del fascicolo è quella di falso in bilancio. Secondo quanto emerso, le indagini preliminari sarebbero state avviate a fine 2023 e risultano tuttora in fase istruttoria.
Il fascicolo si collegherebbe all’ispezione condotta nel 2024 dalla Vigilanza di via Nazionale, che aveva sollevato rilievi sulle politiche contabili adottate dalla banca, in particolare sulla classificazione dei crediti verso il settore pubblico. Si tratta del core business dell’istituto: l’acquisto di crediti commerciali vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.
Storicamente BFF Bank aveva impostato la propria strategia su un presupposto chiave: la solvibilità dello Stato. Pur in presenza di ritardi nei pagamenti, il debitore pubblico non può fallire. Questo assunto aveva consentito alla banca di applicare criteri di accantonamento ritenuti più leggeri rispetto a quelli di una banca commerciale tradizionale. Il risultato? Elevati payout ratio, prossimi al 100%, e un dividend yield che negli anni migliori si è attestato attorno al 10%, elemento che aveva attratto una vasta platea di investitori income.
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Tuttavia, l’evoluzione normativa europea sulla definizione di default e l’orientamento più prudente della Vigilanza hanno imposto un cambio di rotta.
Bankitalia ha richiesto un rafforzamento degli accantonamenti e, in una prima fase, ha vietato la distribuzione dei dividendi fino alla normalizzazione delle politiche contabili. È stato il primo vero scossone alla narrativa di solidità che accompagnava il titolo.
Maxi accantonamenti, revisione dei target e cambio al vertice
Dopo una fase di apparente stabilizzazione nell’autunno 2025, con il ritorno alla distribuzione delle cedole, il quadro si è nuovamente deteriorato. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 la Vigilanza avrebbe avviato una nuova ispezione ad ampio raggio.
Il 2 febbraio la banca ha annunciato una revisione dei target finanziari al 2026 insieme a una serie di misure straordinarie legate alla gestione del rischio sul portafoglio factoring. Le azioni di derisking – definite dalla stessa banca come frutto di autonome valutazioni e iniziative del management – includono accantonamenti straordinari per circa 95 milioni nel 2025. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sostenibilità della redditività futura attraverso una pulizia più incisiva dei conti.
Questi interventi, tuttavia, sono stati letti dal mercato come un’ammissione implicita di criticità pregresse. La revisione dei target ha incrinato la visibilità sugli utili e, di conseguenza, sulla capacità di distribuire dividendi in linea con il passato. Per un titolo che aveva costruito gran parte del proprio appeal sulla generosità delle cedole, si è trattato di un cambio di paradigma radicale.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato il passo indietro dell’amministratore delegato Massimiliano Belingheri, sostituito da Giuseppe Sica, già direttore generale ed ex ad di Eurovita. Il cambio al vertice, accompagnato da un compenso per il patto di non concorrenza pari a 4,08 milioni, è stato interpretato come un segnale di discontinuità ma anche come un elemento di instabilità. In una sola seduta, dopo questi annunci, il titolo aveva già perso oltre il 44%.
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La risposta della società e le incognite per gli investitori
In merito alle notizie sull’inchiesta, BFF Bank ha precisato di essere già a conoscenza delle indagini preliminari avviate dalla Procura di Milano a fine 2023 e ancora in fase istruttoria. L’istituto, in un comunicato stampa diffuso proprio dopo il crollo di borsa di ieri, ha dichiarato di aver sin da subito garantito la massima collaborazione agli organi inquirenti e di essere disponibile a fornire ogni informazione utile. Ha inoltre assicurato che aggiornerà il mercato sugli sviluppi nel rispetto della normativa vigente.
La banca ha anche ribadito che le recenti azioni straordinarie – inclusi gli accantonamenti aggiuntivi e la revisione delle linee guida strategiche – sono frutto di autonome valutazioni del management, non di imposizioni esterne legate all’indagine giudiziaria. Un punto chiave nella strategia comunicativa: separare il piano industriale e le scelte prudenziali dalle vicende giudiziarie.
Resta però il nodo della fiducia. Il crollo azioni BFF Bank non è soltanto il riflesso di un evento isolato ma la somma di tre fattori: pressione regolamentare, incertezza giudiziaria e revisione al ribasso delle aspettative di crescita. Per gli investitori istituzionali il tema centrale diventa ora la qualità del capitale e la tenuta del modello di business in uno scenario di maggiore prudenza contabile. Per i retail, invece, il focus è sulla sostenibilità del dividendo, vero driver storico della performance.
Il nuovo management è chiamato a presentare un piano industriale credibile, in grado di ristabilire trasparenza e prevedibilità. Finché le indagini resteranno aperte e il mercato non avrà piena visibilità sugli impatti potenziali, la volatilità potrebbe restare elevata.
Una cosa è certa: il crollo delle azioni BFF Bank rappresenta un esempio emblematico di come un cambiamento nel perimetro regolamentare e nelle politiche di rischio possa trasformare rapidamente la percezione di un titolo. La partita si gioca ora su tre fronti: esito delle indagini, esecuzione del piano di derisking e capacità di ricostruire la fiducia del mercato. Solo allora si potrà capire se il crollo sia stato eccessivo o se abbia semplicemente riportato le valutazioni a un livello coerente con il nuovo profilo di rischio.
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