Seduta da dimenticare al più presto quella che le azioni A2A stanno vivendo oggi 12 febbraio. Il titolo della multi utility segna un tracollo del 4,8% a 2,49 euro, in una giornata terribile per l’intero comparto utility. La pressione sulle vendite è evidente e riporta il titolo sui minimi delle ultime settimane. Nonostante questo, guardando oltre il breve periodo, A2A resta comunque ancora in rialzo del 4,3% su base mensile e del 10% su base annua. I sell, quindi, sono per così dire “incentivati” dagli alti valori.
La domanda che più circola tra gli investitori è una sola: perché questo crollo improvviso delle azioni A2A? Le ragioni non sembrano legate a fattori domestici. Il driver è soprattutto settoriale e politico, con il governo al lavoro su un nuovo decreto per abbassare il costo delle bollette.
Indice
Crollo azioni A2A: cosa sta succedendo al settore utility
Il calo odierno di A2A si inserisce in un contesto più ampio di vendite sulle utility italiane. Il comparto è sotto pressione per le indiscrezioni su un decreto bollette che dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri già la prossima settimana.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il peso di gas ed elettricità su famiglie e imprese, con un intervento che potrebbe avvicinarsi ai 3 miliardi di euro. Il mercato teme che le misure, pensate per sostenere consumatori e PMI, possano comprimere i margini delle società energetiche quotate, soprattutto se verranno introdotti meccanismi di redistribuzione degli oneri o modifiche alla formazione del prezzo del gas.
Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe l’azzeramento della differenza tra il prezzo del gas sulla borsa europea (TTF) e quello italiano (PSV), differenziale che oggi vale circa 3 euro per megawattora. L’intervento avrebbe un impatto diretto significativo e potrebbe riflettersi a cascata sul prezzo dell’elettricità, fortemente legato al costo del metano. Altre opzioni comprendono una revisione degli oneri di sistema o una diversa distribuzione dei costi lungo la filiera, con possibili effetti indiretti sulla redditività degli operatori. È proprio questa incertezza regolatoria a generare il crollo delle azioni A2A in borsa, più in generale, del comparto.
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Ma le previsioni sui conti 2025 di A2A restano solide
Come abbiamo già accennato in precedenza, il crollo delle azioni A2A non è legato a un deterioramento dei fondamentali societari. La multi utility pubblicherà i conti 2025 il 17 marzo 2026, ma il consensus degli analisti offre già una fotografia piuttosto chiara dell’esercizio appena concluso.
Le stime indicano un EBITDA reported superiore a 2,22 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 2,33 miliardi del 2024, ma comunque su livelli storicamente elevati. Il risultato operativo è atteso intorno a 1,18 miliardi, mentre l’utile netto ordinario dovrebbe attestarsi a circa 690 milioni di euro.
Sul fronte patrimoniale, l’indebitamento netto è previsto in riduzione a 5,48 miliardi di euro, rispetto ai 5,84 miliardi di inizio anno. Quindi gestione finanziaria sotto controllo, nonostante un piano di investimenti organici stimato in circa 1,56 miliardi per l’intero esercizio.
Dalle previsioni 2025 di A2A emerge chiaramente che non c’è un quadro di criticità strutturali. Il mercato non sta vendendo il titolo per timori legati ai risultati, ma per l’incertezza sulle regole del gioco future.
Il decreto bollette e il rischio margini
Il nodo centrale resta quindi politico. Il governo, alle prese con risorse limitate, starebbe valutando misure a costo zero o quasi, capaci di produrre un impatto immediato sulle bollette senza compromettere eccessivamente i conti pubblici.
Tra gli interventi più concreti c’è un nuovo bonus per le famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro, ma il focus principale sembra essere sulle leve strutturali del prezzo del gas. Si parla di modifiche alla formazione del prezzo dell’energia e di possibili interventi sugli oneri oggi pagati dalle centrali a gas, con l’idea di spostarli “a valle” per ridurne l’impatto sul prezzo finale dell’elettricità.
Per le utility integrate come A2A, il rischio percepito dal mercato è che queste misure possano comprimere la redditività di alcune linee di business, soprattutto nel breve termine. Anche se l’impatto effettivo resta da quantificare, l’anticipazione di un intervento normativo è sufficiente a innescare vendite preventive.
Va detto che eventuali tagli strutturali al costo del gas potrebbero avere effetti indiretti anche positivi sulla domanda e sui volumi nel medio periodo. Tuttavia, nel breve, prevale la logica della cautela.
Come interpretare il crollo azioni A2A
Il ribasso odierno, pur violento, va contestualizzato. Nonostante il -4,8% di oggi, A2A mantiene un bilancio positivo sia su base mensile sia su base annua. Questo significa che il mercato, fino a poche sedute fa, aveva riconosciuto valore al titolo. E infatti, stando alle indicazioni di Marketscreener, il rating medio sul titolo è accumulate con 3 buy su un totale di 8 coperture attive. Anche il target price medio, pari a 2,8€, è più alto dei valori correnti e quindi implica potenziale di upside.
Il crollo appare quindi più come una reazione emotiva a un rischio regolatorio che come una revisione strutturale delle prospettive societarie. Molto dipenderà dal contenuto effettivo del decreto: se le misure si riveleranno meno impattanti del previsto sui margini, il settore potrebbe recuperare parte delle perdite.
In vista dei conti di marzo, l’attenzione si concentrerà su guidance, investimenti e indicazioni sul 2026. Una conferma della solidità finanziaria e della capacità di generare cassa potrebbe contribuire a stabilizzare il titolo.
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