Crollano ancora sia l’oro che l’argento e mentre i massimi raggiunti a ripetizione fino a pochi giorni fa sembrano essere già un lontano ricordo, sui forum e sui gruppi social dedicati a investing e trading c’è una sola domanda che imperversa: è il caso di approfittare dei prezzi più bassi per investire su oro e argento? A porsi l’interrogativo è un identikit ben preciso di investitore, l’attendista ossia colui che nel momento in cui sia il GOLD che il SILVER scrivevano la storia ha preferito restare in attesa non cedendo alle lusinghe a differenza di chi invece ha comprato sui massimi.
Domanda più dibattuta ma, al tempo stesso, senza una risposta precisa. Non c’è un biglietto delle istruzioni che spiega cosa fare in situazioni simili. Crollano oro e argento, i prezzi sono più accessibili rispetto a una settimana fa ma comprare o no dipende da tanti fattori in gioco anche perchè è vero che il sell che c’è stato e che è ancora in corso è pesantissimo ma entrambi i metalli preziosi restano sempre in rialzo da inizio anno.
Vicolo cieco? Assolutamente no perchè è possibile farsi un’idea sugli sviluppi possibili procedendo in tre direttrici: esame delle ragioni del crollo di oro e argento, valutazione prospettiva degli analisti, individuazione delle che meglio si prestano a sfruttare la situazione in corso.
Crollo oro e argento: quali sono le vere cause del sell-off
Il crollo di oro e argento sta proseguendo anche oggi. Il sell, quindi, non è stato un incidente di percorso e i numeri iniziano ad essere davvero impressionanti. Questa mattina il prezzo del Gold spot si muove in area 4.434,3000 dollari l’oncia in ribasso del 9,39% mentre quello del contratto con consegna ad aprile quotato sul Comex) è attestato in area 4.567,50 dollari con una riduzione del 3,74%. 75,89% con una diminuzione del 3,62%.
Alla base del tracollo, la rottura improvvisa della narrativa macro che aveva sostenuto il rally delle ultime settimane. Fino a pochi giorni fa, una parte significativa della corsa dei metalli preziosi si basava sull’aspettativa che la prossima guida della Federal Reserve potesse adottare una linea fortemente accomodante, favorendo un dollaro debole e un rapido allentamento monetario.
Questa ipotesi è venuta meno con l’indicazione di Kevin Warsh come futuro presidente della Fed. Warsh è percepito dai mercati come una figura istituzionale, orientata alla credibilità della banca centrale e meno incline a piegarsi a pressioni politiche. Il segnale implicito è stato chiaro: nessuna Fed “dovish per forza”, nessuna garanzia di tagli aggressivi dei tassi nel breve.
La reazione non si è fatta attendere. Il dollaro statunitense si è rafforzato rapidamente, invertendo la debolezza delle settimane precedenti. Poiché l’oro è denominato in dollari, un biglietto verde più forte esercita una pressione meccanica al ribasso sui prezzi. L’argento, che combina una funzione di bene rifugio con una forte componente ciclica e industriale, ha amplificato il movimento, mostrando una volatilità ancora più marcata.
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Quindi il cuore del sell-off va ricercato nella riallocazione delle aspettative sui tassi di interesse reali. Oro e argento non offrono rendimento. In un contesto di tassi elevati e dollaro forte, il costo opportunità di detenere metalli preziosi aumenta, rendendo relativamente più attraenti asset come obbligazioni e strumenti monetari.
Il messaggio trasmesso dalla possibile nomina di Warsh ha ridimensionato le scommesse su un rapido ciclo di tagli. Come osservato da diversi economisti, le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed, che avevano spinto i metalli su livelli estremi, si stanno progressivamente sgonfiando. Il mercato sta tornando a prezzare uno scenario più ortodosso, in cui la politica monetaria resta vincolata al controllo dell’inflazione e alla stabilità finanziaria.
In questo contesto è riemerso il cosiddetto “Buy America trade”: dollaro forte, asset domestici favoriti, minore appeal per i beni rifugio non remunerativi. L’oro ha perso il suo vantaggio tattico, mentre l’argento ha subito un doppio colpo, penalizzato sia dal rafforzamento del dollaro sia dal repricing delle aspettative di crescita globale.
Le dinamiche tecniche che hanno accelerato il crollo
Accanto ai fondamentali, il sell-off è stato amplificato da fattori tecnici tipici dei mercati dei futures. Nelle settimane precedenti, una quota rilevante degli investitori aveva costruito posizioni rialziste su oro e argento attraverso opzioni e strumenti a leva. Quando i prezzi hanno iniziato a scendere, sono scattati stop-loss e richieste di margine.
In condizioni di elevata volatilità sui massimi, la liquidità tende ad assottigliarsi. La difficoltà di far incontrare domanda e offerta su livelli ravvicinati genera veri e propri “vuoti di mercato”, con esecuzioni a prezzi molto distanti da quelli teorici. I market maker, costretti a coprire le esposizioni in opzioni, hanno venduto metallo sottostante, innescando una spirale auto-rinforzante.
Il risultato è stato un movimento violento, capace di cancellare in una sola seduta settimane di rialzi. Questo tipo di dinamica non segnala necessariamente un’inversione strutturale, ma evidenzia come il posizionamento fosse diventato eccessivamente sbilanciato sul lato long.
Cosa fare ora secondo gli analisti: volatilità alta, ma scenario aperto
Fin qui quello che è avvenuto. Ma cosa fare adesso?
Il consenso tra gli analisti invita alla prudenza nel breve periodo. La volatilità resta elevata e il mercato dovrà digerire il nuovo equilibrio tra dollaro, politica monetaria e aspettative sui tassi. Nel breve, ulteriori movimenti erratici non sono da escludere, soprattutto in assenza di segnali chiari da parte della futura leadership della Fed.
Detto questo, la tesi di medio periodo sui metalli preziosi non è stata smantellata. Wall Street continua a prezzare almeno due tagli dei tassi nel corso del 2026, uno scenario che storicamente tende a favorire l’oro. Inoltre, le incertezze macroeconomiche e geopolitiche restano sullo sfondo, pronte a riaccendere la domanda di asset difensivi.
Secondo diversi strategist, un eventuale ritorno della debolezza del dollaro o segnali più accomodanti sul fronte monetario potrebbero riportare rapidamente interesse sul comparto. Tuttavia, dopo l’euforia, il mercato potrebbe attraversare una fase di assestamento, con prezzi potenzialmente lontani dai massimi recenti per un periodo prolungato.
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Conviene comprare oro e argento dopo il crollo?
E veniamo a quella che è la domanda chiave per molti investitori: comprare o no oro e argento ai prezzi attuali. Non siamo un sito di consulenza e quindi non possiamo esprimerci ma ci sono alcune regole generali che valgono sempre.
E’ innegabile che il drawdown di oro e argento abbia riacceso l’interesse di molti investitori, ma il punto centrale non è il livello di prezzo in sé, bensì il contesto in cui l’ingresso viene valutato. Dopo una fase di euforia e posizionamento estremo, il mercato si trova ora in una transizione più complessa, in cui il rischio di ulteriori oscillazioni resta elevato.
Dal punto di vista strategico, l’oro continua a svolgere una funzione ben precisa all’interno del portafoglio: protezione e stabilizzazione, non generazione di alpha nel breve termine. In scenari caratterizzati da incertezza geopolitica, stress finanziari o shock inflattivi, il metallo giallo conserva il suo ruolo di asset decorrelante. Tuttavia, questo non implica che ogni correzione rappresenti automaticamente un punto di ingresso ottimale. In fasi di riallineamento delle aspettative sui tassi reali, i prezzi possono rimanere compressi più a lungo di quanto il mercato anticipi.
Per questo motivo, l’approccio più razionale resta costruire l’esposizione nel tempo, evitando scelte binarie. Suddividere l’investimento in più tranche consente di adattarsi a un mercato ancora instabile e di ridurre l’impatto di un timing sfavorevole. Al contrario, un ingresso concentrato dopo un forte ribasso presuppone una capacità di assorbire volatilità aggiuntiva, che non tutti i profili di rischio possono permettersi.
Il discorso cambia parzialmente per l’argento. Qui la componente finanziaria si intreccia con quella industriale, rendendo il metallo più sensibile al ciclo economico e alle aspettative sulla transizione energetica. Questa doppia natura amplifica i movimenti di prezzo, sia al rialzo sia al ribasso. In ottica fondamentale, la domanda legata a fotovoltaico, mobilità elettrica ed elettronica resta un supporto strutturale. Tuttavia, la volatilità dell’argento lo rende più adatto a investitori consapevoli, disposti ad accettare oscillazioni ampie pur di puntare su un potenziale di rivalutazione superiore.
Un ultimo elemento riguarda il veicolo di investimento. Nei momenti di stress di mercato, il metallo fisico perde efficienza: i premi applicati su lingotti e monete, soprattutto di piccolo taglio, tendono ad ampliarsi, mentre la liquidità si riduce. Per una gestione più flessibile del rischio e della tempistica, gli strumenti quotati come ETC ed ETF permettono di entrare e uscire rapidamente, mantenendo un’esposizione diretta all’andamento dei prezzi senza le frizioni operative del fisico.
Insomma il crollo ha reso oro e argento più interessanti in ottica di costruzione graduale, non di scommessa immediata. L’oro resta una componente difensiva, l’argento una leva più aggressiva.
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Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















