In costante crescita da anni, il prezzo dell’oro è salito a oltre 4.940 dollari l’oncia dando l’impressione di avere la forza per proseguire senza problemi il trend rialzista che si è imposto oramai da anni. Proprio il continua apprezzamento ha dato piena legittimità ad una ipotesi che, fino a poco fa, veniva considerata quasi fuori luogo da molti analisti: oro a 5.000 dollari l’oncia. Significativo della trasformazione del sentiment è il fatto che in passato chiunque paventasse un simile target veniva tacciato di eccesso di ottimismo.
Le obiezioni più ricorrenti erano state assunte quasi a dogmi: l’oro non può crescere in eterno, chi ha comprato in passato ha fatto un affare ma oramai è troppo tardi, è oramai prossima una correzione e sarà anche violenta. Ebbene a metà mese del nuovo anno tutte queste preoccupazioni sono state spazzate via. La realtà è quella nel grafico in basso: prezzo oro in costante crescita e record di volta in volta aggiornati e sbriciolati.

E’ in questo contesto che torna e si impone quella che un tempo era solo una suggestione: oro a 5.000 dollari l’oncia. E’ possibile e ora lo affermano anche molti analisti. La vecchia ipotesi avanzata dai trader più arditi ha ora piena legittimità anche ai piani alti.
Certo nulla è automatico e affinchè si realizzi questa ipotesi sono necessarie delle precise condizioni. E’ stato Gianni Piazzoli di Vontobel WM Sim a mettere nero su bianco le variabili che si dovrebbero imporre per vedere arrivare il gold a questo traguardo. Sono tre in tutto e ne basterebbe una per dare la spinta decisiva alle quotazioni del metallo giallo.
E allora vediamo quali sono questi motivi per cui il prezzo dell’oro può arrivare a 5.000 dollari l’oncia e quindi quale ottica adottare.
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Oro a 5.000 dollari: ragioni macro e geopolitiche
L’ipotesi di un oro a 5.000 dollari già entro il 2026 è scenario che inizia a trovare solide basi macroeconomiche e finanziarie. Negli ultimi anni il prezzo del gold ha progressivamente superato i tradizionali modelli fondamentali, sostenuto da una combinazione rara di fattori strutturali: instabilità geopolitica persistente, politiche monetarie meno credibili, crescente fragilità delle valute fiat e un rinnovato ruolo del metallo giallo come asset strategico nei portafogli istituzionali.
A inizio 2026 il contesto globale rimane dominato da tensioni politiche e conflitti regionali che alimentano la domanda di beni rifugio. Dall’Europa orientale al Medio Oriente, passando per l’America Latina e l’Asia, il rischio geopolitico non mostra segnali di normalizzazione. A questo si aggiunge una crescente incertezza istituzionale negli Stati Uniti, che ha inciso sulla percezione di indipendenza delle autorità monetarie e sulla credibilità del dollaro come valuta di riserva globale. Il progressivo deprezzamento del biglietto verde rappresenta storicamente un potente driver rialzista per l’oro, rendendolo più attraente per gli investitori internazionali.
Un ulteriore elemento chiave è rappresentato dalle banche centrali. Oggi gli istituti centrali globali detengono più oro rispetto ai titoli di Stato statunitensi, segnando un cambio strutturale nella gestione delle riserve. Paesi come la Cina continuano a diversificare lentamente ma in modo sistematico, con ampi margini di incremento delle riserve auree rispetto alla media globale. In questo contesto, la mancanza di pressioni di vendita significative e la costante domanda istituzionale creano un pavimento solido ai prezzi, rendendo plausibile una proiezione di lungo periodo verso quota 5000 dollari.
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Come l’oro arriverà a 5000 dollari: lateralizzazione, catalizzatori e nuovi massimi
Il percorso verso l’oro a 5000 dollari difficilmente sarà lineare. Piazzoli lo dice chiaramente: dopo una fase di forte apprezzamento, il mercato potrebbe attraversare un periodo di consolidamento o lateralizzazione, utile a riassorbire gli eccessi di breve termine e a ricostruire posizioni in modo più ordinato. Questa fase non dovrebbe però essere letta come un segnale di debolezza strutturale, ma come una dinamica fisiologica all’interno di un trend primario rialzista.
Storicamente, le fasi laterali dell’oro hanno spesso rappresentato finestre operative interessanti per trader e investitori tattici, consentendo ingressi graduali a livelli di rischio più controllati. In un contesto di volatilità compressa, strategie di accumulo o di trading range possono offrire un profilo rischio/rendimento favorevole in vista del successivo breakout.
Il passaggio da una fase laterale a una nuova gamba rialzista sarà probabilmente innescato da catalizzatori ben identificabili: un nuovo ciclo di taglio dei tassi da parte delle principali banche centrali, un deterioramento macroeconomico inatteso o un’escalation geopolitica. Sono queste le condizioni che si dovrebbero realizzare per vedere l’oro a 5.000 dollari nel 2026. Non tutte assieme, ma ne basta anche solo una.
Per l’analista di Vontobel, inoltre, anche una accelerazione degli afflussi verso gli ETF sull’oro, ancora lontani dai picchi storici del 2020, potrebbe fungere da detonatore per nuovi massimi. In questo scenario, la rottura delle resistenze psicologiche aprirebbe spazio a una rivalutazione rapida del metallo, con il target dei 5000 dollari che diventerebbe un obiettivo di mercato più che una semplice proiezione teorica.
Come sfruttare l’ipotesi oro a 5.000 dollari: investing e/o trading?
Per gli investitori che intendono posizionarsi sull’ipotesi oro a 5000 dollari, è fondamentale distinguere tra approccio strategico e operativo. Sul fronte dell’investing, l’utilizzo di ETF fisici sull’oro rappresenta una soluzione efficiente per ottenere esposizione diretta al metallo, con elevata liquidità e costi contenuti. Tra l’altro riservando agli ETF sul gold anche una piccola quota del portafoglio, è possibile migliorare la resilienza complessiva in presenza di inflazione, shock geopolitici o debolezza valutaria.
Dal punto di vista del trading, i CFD oro offrono maggiore flessibilità e la possibilità di sfruttare sia le fasi direzionali sia i movimenti laterali. In particolare, durante i periodi di consolidamento, i trader possono operare su supporti e resistenze, mentre nelle fasi di breakout è possibile cavalcare movimenti impulsivi con una gestione attiva del rischio. È tuttavia essenziale adottare un approccio disciplinato, con stop loss definiti e una corretta gestione della leva anche perchè i contratti per differenza sono prodotti ad alto rischio che possono causare forti perdite.
Investing o trading sull’oro, quindi? A seconda degli obiettivi di ciascuno.
Quello che possiamo dire è che l’ipotesi di un oro a 5000 dollari non è solo uno scenario suggestivo sul prezzo, ma una lettura coerente di un mondo finanziario sempre più complesso, frammentato e instabile. Per chi saprà combinare visione strategica e strumenti adeguati, il metallo giallo potrebbe continuare a rappresentare una delle opportunità più interessanti del prossimo ciclo.
Cosa puoi fare adesso?
Se hai un approccio da investing sul gold, ti può essere utile la guida ai migliori ETF oro. Viceversa se l’intento è speculativo, un buon riferimento è il report su come fare trading sull’oro con i CFD. Per tenere aperte entrambe le modalità di investimento ti serve un broker che dia questa possibilità. XTB ti consente di fare trading con i CFD oro e investire in ETF reali sul gold (apertura conto gratuita dal sito).
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