moneta Ripple e palazzo di banca
Un futuro da banca per gli ETF XRP (www.risparmioggi.it)

Negli ultimi mesi l’ETF XRP ha smesso di essere una semplice scommessa di mercato ed è diventato un tema strategico. Gli afflussi stanno crescendo (e lo confermano anche gli ultimi dati) mentre l’interesse istituzionale è oramai un dato di fatto. Tutto ciò mentre, sullo sfondo, prende forma un dibattito regolamentare che potrebbe cambiarne radicalmente l’utilizzo. Non si parla più solo di performance o tracking price, ma di infrastruttura finanziaria.

Il punto chiave è questo: se il quadro normativo statunitense dovesse evolvere come previsto, l’ETF XRP potrebbe diventare uno strumento centrale per detenere, spostare e gestire esposizione a XRP in modo regolamentato. Un’ipotesi che sta circolando sempre più spesso tra analisti e community (soprattutto sui media americani) è che questi ETF focalizzati su Ripple possano funzionare come una sorta di hub finanziario per il capitale crypto, attirando flussi miliardari senza passare direttamente dalla blockchain.

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ETF XRP e la proposta “bancaria”: cosa cambia con il Clarity Act

Il tema più discusso in questo momento riguarda la possibilità che un ETF XRP possa, in futuro, offrire funzionalità paragonabili a quelle di un conto custodial. Tutto nasce dalle discussioni in corso negli Stati Uniti intorno al Clarity Act, una proposta di legge pensata per fare chiarezza sulla regolamentazione delle criptovalute e degli strumenti finanziari ad esse collegati.

L’obiettivo del Clarity Act è ridurre l’incertezza normativa che da anni frena l’adozione istituzionale del settore crypto. In particolare, il disegno di legge mira a definire quando un asset digitale debba essere trattato come security e quando invece possa rientrare in un quadro regolatorio alternativo. Questo aspetto è cruciale per prodotti come gli ETF XRP perché apre la porta a una gestione più flessibile degli exchange-traded fund basati su token.

Secondo alcune interpretazioni riportate da TimeStabloid, se il quadro normativo dovesse diventare più chiaro, gli ETF basati su XRP potrebbero sfruttare in modo più ampio i meccanismi di creazione e rimborso in-kind. In pratica, invece di passare sempre dalla conversione in contanti, l’asset sottostante verrebbe scambiato direttamente con le quote dell’ETF.

Questo modello, già noto nella finanza tradizionale, è visto da alcuni operatori come il primo passo verso un utilizzo dell’ETF XRP simile a quello di un “contenitore” regolamentato di valore, con dinamiche che ricordano, almeno in parte, quelle di una banca.

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ETF Ripple e il nuovo trattamento regolatorio di XRP

Un altro punto chiave del Clarity Act riguarda il possibile alleggerimento degli obblighi di disclosure per alcuni asset digitali. La proposta prevede che le criptovalute che rappresentano la principale riserva di ETF quotati negli Stati Uniti entro il 1° gennaio 2026 possano beneficiare di requisiti informativi meno stringenti.

Tra gli asset coinvolti figurano XRP, Solana, Litecoin, Hedera, Dogecoin e Chainlink. Anche se il testo non ridefinisce esplicitamente questi token come commodity, il trattamento previsto li avvicinerebbe molto al modello già applicato a Bitcoin ed Ethereum. Per l’ETF Ripple questo sarebbe un passaggio fondamentale, perché ridurrebbe il rischio normativo percepito e aumenterebbe l’appeal per i grandi investitori.

Per il mercato crypto, una simile evoluzione potrebbe segnare un cambio di paradigma: XRP non solo come token utilizzato nei pagamenti e nella liquidità on-chain, ma anche come asset istituzionalizzato all’interno di prodotti finanziari sempre più integrati nel sistema tradizionale.

ETF XRP come ponte tra detenzione diretta e finanza regolamentata

La community XRP ha contribuito ad alimentare il dibattito, in particolare grazie alle analisi di alcuni osservatori come Chad Steingraber, che hanno evidenziato il potenziale degli ETF con struttura in-kind. In questo modello, l’ETF XRP diventerebbe una sorta di ambiente regolamentato in cui mantenere esposizione all’asset senza rinunciare alle tutele dei mercati tradizionali.

In teoria, questo permetterebbe agli investitori di alternare la detenzione diretta di XRP sul ledger con la detenzione indiretta tramite ETF, a seconda delle esigenze di liquidità, fiscalità o gestione del rischio. È qui che nasce l’idea – spesso enfatizzata nei social – dell’ETF XRP come banca. Ovviamente non nel senso classico del termine, ma come strumento capace di custodire valore, offrire liquidità e semplificare l’accesso regolamentato all’ecosistema XRP.

Questo approccio potrebbe favorire una partecipazione più ampia, soprattutto da parte di investitori che vogliono esporsi al mondo crypto senza affrontare direttamente la gestione dei wallet o le complessità operative della blockchain.

Afflussi record sugli ETF XRP e limiti strutturali da considerare

Dopo il dibattito bancario vivo soprattutto negli il secondo grande tema è quello degli afflussi di capitale. Gli ETF XRP hanno già dimostrato una forte capacità di attrarre investimenti. Dal loro lancio, avvenuto nel novembre 2025, gli afflussi netti cumulati hanno raggiunto circa 1,37 miliardi di dollari, un dato che conferma l’interesse sia degli investitori istituzionali sia di quelli retail.

Secondo i dati di SoSoValue nella settimana 12-16 gennaio gli ETF XRP hanno registrato un afflusso netto di 56,83 milioni di dollari. Tra i singoli prodotti è stato l’ETF XRP di Grayscale GXRP a guidare gli afflussi con 23,75 milioni di dollari, portando il suo afflusso netto storico totale a 287 milioni di dollari. A seguire c’è poi l’ETF XRP di Bitwise XRP, che ha registrato un afflusso netto settimanale di 18,39 milioni di dollari (storico totale aggiornato a 310 milioni di dollari).

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