TIM
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Ancora dinamismo sulle azioni TIM anche nella penultima di ottava. Ben comprato durante tutta la mattinata, l’ex monopolista è arrivato a segnare un massimo intraday oltre gli 8 euro, prima di attestarsi al giro di boa delle 13 su un verde dello 0,3% a 7,98 euro. Al di là dei numeri il movimento conferma la forza relativa del titolo, già evidenziata nelle ultime settimane.

Il ritorno sopra la soglia degli 8 euro riporta l’attenzione sui massimi raggiunti a metà mese, alimentando l’idea che TIM continui a essere uno dei titoli più seguiti del listino. Nonostante il forte rally già messo a segno nel 2026, pari a circa +57% da inizio anno e quasi +98% su base annua, l’impressione è che il mercato non abbiamo proprio idea di interrompere la fase di accumulazione.

In questo contesto, oltre al tema oramai strutturale legato all’OPA di Poste Italiane, si inserisce un nuovo elemento di visibilità: un ricorso d’urgenza al Tribunale di Milano. Anticipata da indiscrezioni di stampa, questa notizia potrebbe riportare tensione regolatoria diventando un potenziale catalizzatore nel breve periodo.

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Il nodo FiberCop e il ricorso d’urgenza: cosa sta succedendo

L’elemento nuovo che entra oggi nel radar del mercato riguarda il fronte regolatorio. Secondo quanto riportato da Reuters e La Repubblica, TIM ha presentato un ricorso d’urgenza ex articolo 700 al Tribunale di Milano contro i nuovi listini di accesso alla rete di FiberCop.

Al centro della contestazione ci sono le tariffe previste per i servizi wholesale, che secondo TIM dovrebbero restare ancorate agli accordi stabiliti nel MSA del 2024, mentre il nuovo schema tariffario introdurrebbe incrementi non coerenti con tali condizioni.

La richiesta della società non si limita alla revisione dei prezzi, ma punta anche a una verifica ex ante da parte di Agcom sul nuovo schema tariffario, prima della sua definitiva approvazione regolatoria.

Secondo la posizione dell’operatore, l’impatto economico del nuovo listino non sarebbe trascurabile: TIM sostiene infatti di sostenere già costi vicini ai 2 miliardi di euro annui per l’accesso alla rete e stima ulteriori oneri significativi legati alle nuove condizioni.

FiberCop, dal canto suo, difende la legittimità del nuovo impianto tariffario, definendolo un adeguamento amichevole ai costi e all’inflazione, sottolineando inoltre come i prezzi restino tra i più competitivi in Europa nel segmento wholesale. La società ha inoltre escluso effetti sospensivi automatici del ricorso sulla procedura regolatoria in corso presso Agcom.

Impatti sul mercato e prossime tappe regolatorie

Fin qui i rumors. Il contenzioso si va ad inserire in un quadro più ampio di trasformazione del settore delle telecomunicazioni italiane, in cui il ruolo di FiberCop come operatore wholesale-only ha modificato e sta continuano a modificare il perimetro regolatorio.

Il nuovo listino prevede infatti una dinamica differenziata dei prezzi: da un lato un aumento fino all’8,8% per i servizi FTTC e rame entro il 2026, dall’altro una riduzione dei prezzi FTTH, con l’obiettivo dichiarato di accelerare la migrazione verso la fibra ottica.

Secondo il piano, le nuove tariffe dovrebbero entrare in vigore dal 15 settembre, subordinatamente all’approvazione di Agcom. Il regolatore avrà quindi un ruolo decisivo nel definire il punto di equilibrio tra sostenibilità degli investimenti infrastrutturali e tutela della concorrenza retail.

Dal punto di vista di TIM, la questione non è solo il dei prezzi wholesale, ma anche la possibilità di trasferire gli aumenti sui clienti finali retail, elemento fondamentale per preservare la redditività del business nel medio periodo.

La prima udienza del ricorso è attesa per l’inizio di luglio, ma il vero snodo sarà rappresentato dalla decisione di Agcom, che potrebbe arrivare entro settembre e definire il perimetro definitivo della questione.

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Forte downside sulle azioni TIM secondo media analisti

Il trend di oggi cristallizza questa situazione: le azioni TIM, saranno si cresciute tanto, ma restano sostenute da una combinazione di fattori tecnici e speculativi. Da un lato il forte trend rialzista in corso, dall’altro l’elevato livello di attenzione su possibili sviluppi regolatori e industriali.

Il nuovo ritorno sopra gli 8 euro, dunque, non è solo un dato di prezzo, ma il segnale di un mercato che continua a guardare all’ex monopolista.

Gli analisti, però, non sembrano pensarla allo stesso modo. La media delle valutazioni rilevate da MarketScreener riporta un target price medio di 6,33 euro, il 20% in meno rispetto ai prezzi correnti. C’è quindi un potenziale di downside anche se non mancano le case di analisi che mantengono la barra sull’ottimismo: 8,6 euro è il target price migliore sulle azioni TIM, un obiettivo che implicherebbe anche un leggero upside (circa 8%).

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