La brusca frenata delle quotazioni petrolifere presenta il conto alle azioni Eni. Quando manca circa un’ora alla chiusura delle contrattazioni a Piazza Affari, le azioni del Cane a Sei Zampe stanno segnando un ribasso del 2% a 23,28 euro, pur essendosi allontanate dai minimi intraday a quota 22,71 euro. Per gran parte della seduta il titolo è stato il peggiore del Ftse Mib, salvo poi cedere questo primato negativo ad Avio e Moncler nel corso del pomeriggio.
La flessione odierna ha una valenza particolare perché si fatto va a cancellare completamente la performance positiva accumulata da Eni nsu base mensile e presente fino alla seduta di ieri. Un cambio di scenario improvviso che arriva dopo settimane caratterizzate da una forte volatilità del greggio e che riporta gli investitori a interrogarsi sulle prospettive del gruppo guidato da Claudio Descalzi in un contesto energetico che nel giro di 24 ore è di nuovo cambiato. Obbligatorio focus sulla performance delle quotazioni petrolifere, quindi, e non potrebbe essere diversamente visto che parliamo del “re” del settore oil di Piazza Affari.
Il crollo del petrolio pesa sul titolo Eni
Il principale responsabile della debolezza odierna di Eni è senza dubbio il forte arretramento delle quotazioni petrolifere. Il Brent sta infatti attraversando una fase di correzione molto intensa, con una perdita che nell’ultimo mese sfiora il 20%.
A innescare le vendite sono stati soprattutto i crescenti segnali di distensione sul fronte mediorientale. Nelle ultime ore si sono rafforzate le aspettative di una possibile conclusione del conflitto Usa-Iran, con il presidente americano Donald Trump che ha parlato di un accordo ormai vicino alla definizione finale.
I mercati stanno quindi iniziando a scontare uno scenario di normalizzazione dei flussi energetici nella regione. In particolare, non si può non guardare con attenzione alla possibile riapertura completa dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita una quota del 20% del petrolio mondiale. Durante i mesi di più accesa tensione geopolitica, il rischio di blocco (e l’interruzione de facto) aveva alimentato un consistente premio al rischio incorporato nelle quotazioni del greggio.
Ora quel premio sta progressivamente svanendo. Il mercato, di fatto, sta anticipando gli effetti di un possibile accordo definitivo anche se, allo stato attuale, non esiste ancora alcuna firma ufficiale. Questa dinamica sta spingendo molti investitori a ridurre l’esposizione sui titoli energetici e tra questi Eni è inevitabilmente uno dei più colpiti.
Va però evidenziato un aspetto importante. Se il petrolio ha lasciato sul terreno circa un quinto del proprio valore nell’arco di un mese, la performance del titolo Eni è stata decisamente più resiliente. Questo potrebbe significare che il mercato continua a riconoscere al gruppo italiano elementi di forza che vanno oltre il semplice andamento del greggio.
🔍 Con XTB puoi comprare azioni di tutto il mondo a zero commissioni per volumi fino a 100.000€/mese e il conto lo apri in 15 minuti. Fai una prova in modalità demo: è gratis
Esaurito l’effetto Petronas che aveva sostenuto Eni
Nelle ultime due sedute, Eni aveva potuto contare su un importante fattore di sostegno rappresentato dall’accordo strategico siglato con la malese Petronas.
Le due società avevano infatti annunciato la nascita di Searah, una joint venture paritetica destinata a integrare le attività oil & gas presenti in Indonesia e Malesia. Vale la pena fare un recap.
L’obiettivo dichiarato della jv è quello di creare uno dei principali operatori energetici del Sud-Est asiatico, una regione che continua a mostrare prospettive di crescita molto interessanti sul fronte della domanda energetica.
In questo contesto, le parti hanno annunciato che la nuova realtà potrà contare su un portafoglio di 19 asset tra produzione e sviluppo, con una produzione iniziale superiore ai 300 mila barili equivalenti al giorno e la possibilità di raggiungere quota 500 mila barili entro i prossimi tre anni.
Particolarmente significativo è anche il piano di investimenti previsto. La joint venture dovrebbe mobilitare oltre 20 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per sviluppare risorse già individuate e valorizzare nuove opportunità esplorative. A supporto dell’operazione è stata inoltre ottenuta una linea di credito revolving da 6 miliardi di dollari che garantirà ampia flessibilità finanziaria.
L’annuncio, come detto, era stato accolto molto positivamente dal mercato poiché va a rafforzare ulteriormente il processo di internazionalizzazione di Eni e conferma la capacità del management di costruire valore attraverso partnership strategiche ad elevato potenziale industriale.
Tornando al presente, nella seduta odierna il peso del crollo del petrolio si sta rivelando superiore ai già smaltiti benefici derivanti dalla notizia industriale. In altre parole, l’effetto Petronas sembra essersi esaurito rapidamente di fronte alla nuova fase di debolezza delle materie prime energetiche.
Perché il mercato continua a guardare con interesse a Eni
Nonostante il ribasso odierno, diversi elementi suggeriscono cautela prima di interpretare la flessione come un deterioramento strutturale delle prospettive del titolo Eni.
Anzitutto Eni continua a beneficiare di un modello di business sempre più diversificato rispetto al passato. La crescita del comparto gas, le attività legate alla transizione energetica e la valorizzazione degli asset attraverso partnership e spin-off stanno progressivamente riducendo la dipendenza diretta dalle oscillazioni del greggio.
Anche il progetto Searah va letto in questa chiave. L’operazione non punta semplicemente ad aumentare la produzione, ma mira a consolidare la presenza del gruppo in una delle aree più dinamiche del mondo, garantendo nuove opportunità di crescita nel medio e lungo termine.
Inoltre, il management di Claudio Descalzi ha dimostrato negli ultimi anni una notevole capacità di adattamento ai cicli delle materie prime, mantenendo una forte disciplina finanziaria anche nelle fasi meno favorevoli del mercato energetico.
Per questo motivo molti investitori continuano a considerare Eni uno dei titoli più solidi del comparto europeo, soprattutto in ottica di lungo periodo.
Adesso il titolo Eni è a un bivio
La seduta odierna può essere considerata come una sorta di “redde rationem” per le azioni Eni. Con il venir meno del supporto garantito dal rialzo del petrolio e con l’esaurirsi dell’effetto trainante dell’accordo con Petronas, il mercato è chiamato a valutare quanto del valore attuale del gruppo sia legato alle prospettive industriali e quanto invece dipenda dall’andamento delle commodity energetiche.
Molto dipenderà dalle prossime evoluzioni sul fronte geopolitico. Se i negoziati con l’Iran dovessero effettivamente tradursi in un accordo definitivo, il petrolio potrebbe continuare a muoversi sotto pressione ancora per diverse settimane. In questo scenario Eni rischierebbe di rimanere esposta a ulteriori prese di beneficio.
Al contrario, eventuali ritardi nella firma dell’intesa o nuove tensioni nell’area potrebbero rapidamente riportare volatilità sulle quotazioni del greggio, offrendo un sostegno immediato ai titoli energetici.
Nel frattempo ecco prevalere un atteggiamento attendista. Dopo avere cancellato il guadagno mensile accumulato fino a ieri, Eni si trova ad affrontare un test importante. La tenuta dell’area dei 23 euro potrebbe diventare il primo segnale da monitorare per capire se il titolo sta semplicemente attraversando una fase di consolidamento oppure se il mercato sta iniziando a prezzare uno scenario meno favorevole per l’intero settore energetico.
Seguici su Telegram! Iscriviti qui
Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo e non si può considerare in alcun modo un’indicazione operativa. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità sull’utilizzo delle informazioni riportate.















